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01 aprile 2024

Pesce d'Aprile

 
Anche quest'anno siamo arrivati al fatidico 1° Aprile. Ci siamo salvati grazie al fatto che oggi è Pasquetta, il Lunedì dell'Angelo. Difatti nel 2024 Pasqua è bassa.
Non voglio fare la storia dell'usanza, per questo vi rimando al post del 2017, ma voglio scrivere di scherzi passati alla storia.
Il più famoso è quello di Orson Welles, anche se è stato fatto per Halloween, ma solo per ragioni tecniche.
L'allora ventitreenne scrittore organizzo un programma radiofonico, ove si raccontava di una presunta invasione marziana. Lo scherzo andò in onda a fine ottobre 1938, solo perché si ebbero dei problemi tecnici non riparabili nell'immediatezza.
Nonostante fosse uno scherzo in differita, ebbe un effetto dirompente, causando scene di panico in tutti gli Stati Uniti.
Nel 1957 la BBC trasmise un documentario fake, dove si pretendeva di far credere che in Svizzera gli spaghetti si raccoglievano come il grano. Le telefonate del pubblico furono tali e tante, che l'emittente fu costretta a fare un comunicato nel telegiornale del giorno dopo.
Tornando in Italia, per la precisione a Milano, il quotidiano La Notte pubblicò la notizia che una delibera del comune obbligava alla targatura tutti i cavalli circolanti in strada. Nonostante il fatto che negli anni '60 non ce ne fossero tanti di cavalli a spasso per la città, creò un'ondata di proteste al limite dei disordini di piazza.



Bibliografia:
Per la pagina del Corriere ed. Milano, clicca qui.
Per l'articolo su Login, clicca qui.
Per la pagina Wikipedia, clicca qui.




19 aprile 2017

Uno scherzo a luci rosse

Questa volta lo scherzo è stato fatto a me. Ero già all'università e doveva essere il 1975, se mi ricordo bene, di sicuro era di Natale.
Un bel giorno mi viene recapitato un pacchetto che, una volta aperto, presenta una sorpresa. All'interno trovai un VHS di un film porno, di qualità, ma pur sempre porno. Non mi passò per la mente di guardare se c'era un mittente e fare indagini a riguardo.
L'anno dopo arrivò un altro pacchetto con sorpresa. Questa volta le cassette porno erano due, di pessima qualità, sia come contenuto che come supporto. Immediatamente annotai l'indirizzo del mittente.
L'indirizzo era Via Gluck, non ricordo il civico, il nome del mittente Antonio Brambilla. La via è al fianco della Stazione Centrale ed è la via dove viveva Celentano in gioventù, famosa la canzone "Il ragazzo della Via Gluck" (1966).
Brambilla è un cognome molto diffuso a Milano, non come Rossi o Hu, ma il terzo posto se lo tiene stretto. Da una ricerca sull'elenco telefonica trovo una ventina di Antonio Brambilla, ma nessuno in Via Gluck.
Non avendo voglia di attraversare tutta la città, il giorno dopo telefonai alla  segretaria di un assicuratore di mia conoscenza, che abitava vicino a Via Gluck. Le chiesi di andare a dare un occhiata al citofono del civico.
Il giorno  dopo mi telefonò, comunicandomi che il civico non esisteva!!!
Il colpevole rimarrà nel buio in eterno.

14 aprile 2017

Kamasutra

Oggi torniamo a raccontare di scherzi, che venivano fatti a scuola. Questa volta siamo al liceo, non mi ricorso se in terza o quarta, quindi si parla del 1972/1973.
Nella mia classe c'era una ragazza mezza suora, Toscana tutta casa, scuola e chiesa. Vestita sempre con gonne sotto il ginocchio, mai pantaloni, una taglia in più per non fare vedere le curve e tassativamente di colori scuri.
Per il compleanno le spedimmo un pacchetto anonimo, con una copia illustrata del Kamasutra. Il divertente che tutti si vergognavano di andare in libreria, per acquistare il libro. Sapete in Italia negli anni '70 erano più o meno tutti bacchettoni o falsi santi.
La sorella di una nostra compagna ci risolse il problema. Era in quinta, aveva compiuto i 18 anni ed aveva la fama di essere un po' leggerina. Solo di fama era libertina, di fatto la sua serietà era seconda solo alla vittima dello scherzo. Lo comprò da Feltrinelli, era l'unico posto dove si potesse trovare. Facemmo il pacchetto e qualcuno lo spedì da fuori Milano.
Un Lunedì mattina la ragazza arrivò sbraitando in maniera "oxfordiana", agitando il libro, che la gente pensasse solo a fare certi scherzi. E' rimasto in eterno il dubbio se lo avesse mai letto. Ma dopo questo regalo le gonne si sono accorciate lentamente, di colori più sgargianti e taglie più avvolgenti. Incominciò a venire alle feste, ma solo di pomeriggio e si trovo il fidanzato.
A ventun anni si sposò il fidanzato perché era incinta. Hanno avuto altri due figli e vivono ad Oporto. I soliti informati asseriscono che è pure nonna.
Tutto merito di quella copia del Kamasutra? Su certe persone può avere effetti molto strani!
Alla cena della Maturità, Giugno 1974, le confessammo tutto. I più vicini si presero un panino in testa!
Settimana prossima vi racconterò di uno scherzo "Red Light" fatto ai miei danni.
Il post viene pubblicato senza immagini per non incorrere nella censura di Google e le ire delle madri dei piccoli amici illetterati (ndr. Vedi i post sulla Litizzetto).

01 aprile 2017

Pesce d'Aprile

Da dove nasce l'usanza del pesce d'Aprile? Manco farlo a posta, potrebbe derivare da qualche usanza dell'antica Roma. A dir la verità  l'origine è dibattuta, ce ne sono parecchie tutte quasi attendibili.
Qualcuno vorrebbe far risalire l'uso di burlarsi  degli altri all'Hilaria romana o all'Holi induista, due allegre festività  primaverili. Anche L’Encyclopædia Britannica avvalla queste origini legate all'equinozio di  Primavera.
Su Wikipedia si possono trovare altre possibili origini di questa usanza e sul Corriere della Sera quelli più famosi e riusciti.
Comunque l'origine moderna è da far risalire all'Editto di  Roussilion (1542), che in pratica promulga in Francia il calendario gregoriano. Questi due atti spostarono l'inizio dell'anno dal 1° Aprile al 1° Gennaio. Dopo questa riforma, il popolo incominciò a regalare pacchi vuoti al 1° Aprile.
Di pesci d'Aprile ne ho fatti tanti nella mia vita, anche a persone conosciute pubblicamente, ma uno lo ricordo in particolare.
Come ho già scritto, ho fatto le classi elementari alla Scuola Svizzera di Torino. In terza o in quarta ho partecipato all'organizzazione di un pesce ai danni della preside. L'esecutrice era la contessina Laura Vattelapesca, cinquant'anni dopo non mi ricordo il cognome, La preside era una Svizzera Francese, classica nonna di campagna, che girò tutta la mattina con un merluzzo di carta, appeso sulla schiena. Sorrisini delle maestre e ridarola degli alunni.
A mezzogiorno ci siamo dovuto sorbire una conferenza sul rispetto dovuto alle persone più anziane, ma nulla di più.
Chi se l'è presa è stata la vicepreside, zitella Svizzera Tedesca, che ha menato le tolle per una settimana, organizzando una plenaria di tutti i genitori della scuola e minacciando di sospendere per tre giorni metà degli alunni.

Bibliografia:
Per la pagina Wikipedia, clicca qui 
Per l'articolo del  Corriere della Sera, clicca qui..
 

29 marzo 2017

Extracomunitario a chi?

Oggi me ne successa una nuova. Pensavo che i clienti SKY fossero fuori di zucca, ma questi li battono.
Oggi ero da una coppia di nordafricani, ottimo Italiano, curati ed educati. Lui è arrivato in Italia per fare l'università ed è qui da vent'anni. Il problema era che non riuscivano a navigare con la connessione internet.
Provo la banda e trovo che il download è 1,5 mega, l'upload immisurabile talmente era sottoterra. Getto l'occhio sul tetto e noto che la antenna guarda a Sud, anziché ad Est. Chiedo al cliente se per caso si fosse girata. Il cliente asserisce che è sempre stata lì, così.
Chiamo il Centro Controllo e scopro che l'antenna è agganciata ad un ripetitore che è ad Ovest. Vado sul tetto e la giro giusta, senza neanche sbattermi più di un tanto, il ripetitore era li all'orizzonte e si vedeva ad occhio nudo.
Riprovo la banda con un bel risultato da 23 mega. Richiamo il Centro Controllo che conferma che la posizione è corretta.
A questo punto il cliente parte con una jaculatoria degna di chi ha studiato ad Oxford. "Quel porco di un extracomunitario non sa come si lavora, era un incapace...". La moglie rincarava: "Te lo ho detto che ci voleva un Italiano, quello stronzo sapeva dire a malapena buongiorno".
Tenendo conto che erano due persone di colore, dare dell'extracomunitario al malcapitato Georgiano che gli aveva fatto quel disastro, era come il bue che dà del cornuto all'asino.
Il signore asseriva che sta gente che arriva dall'estremo Est dell'Europa, che sono quasi Asiatici, rubano il lavoro alle persone oneste, che si guadagnano la pagnotta con il sudore della fronte.
Se non fossi andato via, chissà cosa altro avrebbe detto!
A voi il commento.

14 marzo 2017

Come Google ci spia

Non mi ricordo se questo argomento è già stato trattato, ma repetita juvant. Il titolo accusa Google di spionaggio a nostri danni, ma non è il solo colpevole.
Sabato abbiamo fatto lo sgombero della sede Pro Loco, causa sfratto da parte del Comune. Uno degli argomenti trattati, mentre caricavamo sul camion le masserizie, era come Settegiorni ed Altomilanese avessero saputo dell'incorso. Due le possibilità, o una talpa, o info raccolte su Facebook o What's Up.
La gente comune pensa che tutto quello che postano sui vari  social sia al sicuro, ma nel sottobosco di internet si aggirano oscuri personaggi, fisici ed elettronici, che sono pronti a carpire ogni informazione che possa servire. Se ti va bene ti  ritrovi pieno di pubblicità o, in uno dei peggiori casi, con la casa svaligiata.
A scuola di mia figlia, la polizia tiene ogni anno delle lezioni sulla pericolosità dei social, come utilizzarli, cosa non fare o scrivere ed amenità simili.
Vi racconto cosa abbiamo combinato ad una nipote sconsiderata di un mio amico. La ragazzina (allora 14 anni) dava appuntamenti via Facebook a cani e porci, nonostante i genitori lo avessero proibito. Un bel dì, in accordo con il nonno (il mio amico) ed il padre, gli abbiamo dato degli appuntamenti in Piazza Duomo e dintorni. Io mi ero fatto passare per una sedicenne, collezionista dei Duran Duran. Non mi ricordo le altre due scuse addotte per gli appuntamenti.
Per primo vado io, sotto la statua di Dante in Piazza Scala. Per secondo il nonno in Piazza San Babila e per ultimo il padre in Piazza San Babila, che gli molla un paio di ceffoni ben assestati.
Questa volta è andata bene e la ragazzina ha capito, ma quante volte finisce male? Non sempre finisce in pizzeria, come abbiamo fatto noi.
Da Computer Bild Italia 209 - Settembre 2015
Ritorniamo a Google che, fra parentesi, ospita questo blog. Di sopra ho messo un box che ho trovato su di una rivista specializzata, che spiega come Google raccolga dati e che utilizzo ne faccia.
Questa attività si chiama profilazione ed è lo sport più diffuso al mondo. Anche più del calcio.
Tutti pensano che le tessere fedeltà che Esselunga, Coop o Carrefour ti danno, servano solo a raccogliere punti per i regali. Niente di più sbagliato! Con queste tessere i clienti fanno conoscere i loro gusti, dove comprano e quanto comprano. I supermercati elaborando i dati raccolti, ottimizzano gli acquisti ed il ricarico dei punti vendita.
E qui sorge un dubbio! I brand che non hanno tessere fedeltà, se ne fregano della soddisfazione del cliente? Ci sono anche altri metodi, come l'analisi delle videosorveglianze o i controlli della sicurezza.
Per concludere, non scrivete cose personali nei social o nei commenti ai post. Come avrete capito il "Grande Fratello" del romanzo "1984" di Orwell, era un dilettante, in confronto a Facebook, Twitter o Google.
Penso che ritorneremo spesso sull'argomento e su come difendersi da questa invadenza.

12 marzo 2017

Nomi e cognomi bizzarri

Come scrivevo ieri, vediamo  di tirar fuori un post sui nomi bizzarri od originali. Molti rispecchiano antiche professioni, quasi medioevali, come Tagliabue o Scannagatti. cognomi di fantasia dati a trovatelli o errori dovuti alla profonda ignoranza del popolo. Molte situazioni molto originali, sono state generate dalla legge sullo stato di famiglia del 1942.
Partiamo con una compagna di mia madre alle magistrali. La Signorina Elisabetta Pastina pensò bene di maritarsi con il Tenente di Vascello Paolo Brodo. Per la già citata legge, si ritrovò con dei documenti intestati alla Signora Elisabetta Pastina in Brodo. Carino no? All'università c'era una segretaria che aveva un cognome post matrimonio, che suonava assai assai volgare.
I migliori nomi bizzarri scaturiscono dall'ignoranza popolare. Al termine della Prima Guerra Mondiale, il Generale Armando Diaz firmò l'armistizio con gli Austriaci.  Il Bollettino della Vittoria che fu esposto su tutti gli albi pretori, finiva con la riga. "firmato : Diaz". Il popolino bue e grasso, nella profonda ignoranza di chi non era mai andato a scuola, capì che il Generale Diaz, di nome, facesse Firmato. Per la gioia della fine della Grande Guerra, parecchi bambini, nati dopo il 4 Novembre 1918, furono chiamati Firmato.
Altro caso di pazzia genitoriale è il nome Binario. Nel XIX secolo, nel boom della ferrovia, alcuni sconsiderati chiamarono i figli Binario. Da fucilare senza neanche il processo! Uno di questi superò tutti, quando morì il figlio. Sulla lapide scrisse "Qui giace Binario morto". Strasig!!!
Una decina di anni fa a Bareggio fu affisso un necrologio per la morte di Culetto Rosa. Pure qui pensai ad uno scherzo, ma poi scoprii che la vecchietta si chiamava veramente Rosa Culetto ed era pure une delle più anziane cittadine.
Un altro caso assurto alle cronache mondane, è il proprietario di un resort in odore di bustarelle, sulla costa adriatica, che si chiamava Marino Sale
Comunque non è un caso puramente italiano. Io per lavoro ho avuto a che fare con un russo, dal nome impronunciabile, che di cognome faceva Pomodoro, come lo scultore marchigiano Giò Pomodoro.
Qualche anno fa, mia moglie mi elencò una lista di cognomi polacchi, pieni di ortaggi, animali e significati strani. Qui non faccio esempi perché ho molti lettori ad Opole ed alcuni sono dei notabili.
Legalmente certe cose si possono fare. La legge italiana sancisce che puoi dare a tuo figlio qualunque nome, semprechè non creino situazioni di scherno, buoncostume o ingiuria. Rimane solo sperare nel buongusto e buonsenso dei genitori.
Se mi vengono in mente altri esempi, mi premurerò di scrivere il sequel.

25 dicembre 2016

Ma quante persone ci vendevano la carta?

Venerdì stavo facendo la coda allo spaccio di Kubus, nel centro commerciale Opolanin. Stavo cercando disperatamente degli uszka da mettere nel Barszcz del cenone di Natale. Intanto che aspettavo sono stato abbordato da un signore sulla settantina, che mi ha chiesto l'ora. Dato che il mio Polacco è un po' limitato, gli ho fatto vedere l'ora sullo smartphone. Di qui il signore scopre che sono Italiano. Incomincia a raccontarmi che, quando era giovane, lavorava per una cartiera della DDR, che vendeva carta ai giornali italiani ed era venuto tante volte a Torino e Milano.
Fin qui niente di male! Il signore parlava un Polacco molto semplice e sono riuscito a capire quasi tutto. Il fatto è che nel 1996, un barista di una birreria in un paesino a 60 Km da Lipsia, mi ha raccontato una storia simile.
In quel periodo rappresentavo una società d'ingegneria italiana, presso una società di Braunschweig. Un giorno mi telefonano dall'Italia, chiedendomi se potevo andare a Lipsia per un collaudo. Il tecnico incaricato non poteva partire dall'Italia per il solito sciopero aereo.
Prendo la macchina e parto. Ad un'ottantina di chilometri da Lipsia la polizia obbligava ad uscire dall'autostrada. Chiedo ad un poliziotto come fare ad arrivare a Lipsia ed il tipo mi risponde di seguire il traffico, perché tutti dovevano andare lì.
Ero l'ultimo della coda ed ad un semaforo rosso mi devo fermare e perdo la vista delle altre auto. Riparto, ma entrato in un paesino la via si divideva in una strada a sinistra ed una destra, qual'era quella giusta?
Parcheggio davanti ad una birreria, entro e chiedo in Inglese qual'è la strada giusta. Il tipo mi risponde in un Italiano con accento teutonico, che potevo andare come mi sarebbe piaciuto di più, tanto tutte e due le vie portavano a Lipsia.
Al che chiedo al barista dove avesse imparato l'Italiano e come sapesse che io fossi Italiano. Il barista mi rispose che con una macchina di un simile colore (Lancia Y 1,2 Avenue, azzurro metallizzato) potevo essere solo Italiano o Americano, ma che la macchina era troppo piccola per un Americano, quindi ero sicuramente Italiano.
L'Italiano lo aveva imparato perché era stato il rappresentante in Italia, di una cartiera della DDR, che vendeva carta ai quotidiani italiani. Abbassando la voce, mi confidò che questo lavoro era una copertura, che era stato in Italia per altre ragioni.
Viene il dubbio su quali fossero le "altre ragioni" citate dal barista. Che fosse un agente della STASI?

20 settembre 2016

La nonna che doveva morire domani

Mia nonna materna (ndr. Nonna Pina), come molti della mia famiglia, era un'originale con delle idee ancora più  originali e molte volte balzane.
Rifiutava qualsiasi possibilità di innovazione perché,  diceva, il giorno dopo sarebbe morta. Ma perché  aveva questa convinzione? La storia racconta che, alla fine della seconda guerra mondiale, la moglie del console di occupazione inglese a Taranto, che si mormora fosse gitana, le lesse la mano, pontificando che sarebbe morta dopo gli 80 anni.  Notate bene "dopo  gli 80 anni", frase che dice tutto e dice niente. L'unica cosa sicura che sino ad 80 anni sarebbe campata. Poteva morire ad 80 anni + 1 giorno o a 95 anni, come poi è  avvenuto.
Per quindici anni ha rotto le balle a tutti, con la frase: "tanto domani muoio". Soffriva di cataratta bioculare,  ma per la ragione citata non si è  mai operata. Nonostante tutto, un filo nell'ago lo infilava al primo o al secondo colpo, viveva da sola, andava in giro con un bastoncino vezzoso, diceva per picchiare l'eventuale scippatore, più che per reale necessità.
Nella sua lunga vita ha visto due guerre mondiali, l'avvento e la caduta del Fascismo, la fine del regno d'Italia e la nascita della repubblica, il boom economico e la congiuntura, Tangentopoli e la sparizione della Democrazia Cristiana.
Ha visto pure l'Euro e qui c'è una storiella da raccontare. Un giorno diceva che l'Euro con i centesimi le avrebbe ricordato la Lira Imperiale. Il giorno dopo diceva che non avrebbe visto l'Euro perché  sarebbe morta prima. Un bel dì mia zia le disse, con fare scocciato: " Mamma deciditi,  crepi il 31 Dicembre  o il 1 Gennaio?"
Eravamo tanto abituati al "domani muoio", che non ci siamo accorti, che nell'ultima settimana di vita, non lo avesse mai detto. Come se avesse capito che era alla fine. Anche lei morì nel sonno, di una crisi cardiaca.

07 settembre 2016

Morire d'indigestione

Questo potrà suonare strano per i ragazzini del XXI secolo, ma c'è un perché nel meridione degli anni '60. A quell'epoca c'era una fame nera e pochi si potevano permettere il pranzo di Pasqua.
La famiglia di mia madre è di Taranto, è quella della Birra Raffo, e nella mia gioventù sono vissuto là per periodi anche lunghi. L'ultimo legame con la terra di origine era un vecchietto di quasi 100 anni.
Zio Giovanni era il fratello del mio bisnonno, che quando questi morì in un incidente di lavoro, adottò mio nonno.
Su questa persona se ne possono raccontare tante, che fanno capire il caratterino. Era il giusto attore per interpretare Uncle Scrooge di Charles Dickens. Ne parliamo in qualche altro post.
Ritornando a zio Giovanni, proviamo a descriverlo. Abbiamo detto che era abbastanza tirato (ndr. tirchio), alto circa 1,65, magrolino, dispettoso e gli piaceva mangiare.
Correva la Pasqua 1966 ed al pranzo del Lunedì dell'Angelo il signore si fece la sua bella mangiata. Alla fine si alzo, salutò comunicando che andava a farsi una pennichella. Non era la prima volta, ma questa volta non si risvegliò.
A quei tempi c'era ancora il medico condotto e, a Taranto era il mitico Dott. Morelli, che arrivo alla chiamata di mio nonno. Al dottore non rimase che constatare il decesso del decano.
Il medico allontanandosi, si fermò sulla porta della camera e disse:
"Don Giovanni, che bella morte che avete fatto! Morire con la pancia piena!"
Io, ragazzino di 12 anni rimasi allibito, pensando che c'era un morto e lui pensava ad un pranzo. A posteri, ripensandoci, ho capito il senso della frase. Il corretto significato era l'invidia per il pranzo fatto, che non era affatto diffuso. 
Dato che è morto a 99 anni ed 8 mesi, si pensò che si fosse suicidato in questa maniera, per impedirci di festeggiare i suoi 100 anni.


03 settembre 2016

Perchè mi chiamo come mi chiamo?

Oggi è passato da casa mia un mio amico, che ha visto una mia carta d'identità risalente agli anni '70.
Su questa carta d'identità alla riga "nome" si legge:

Giancarlo Giorgio Antonio Maria

Ovviamente mi ha domandato da dove uscivano tutti questi nomi e sopratutto come mi firmavo.
Ovviamente era un documento anteriore alla riforma del diritto di famiglia, quindi mi ritrovavo tutti i nomi dell'atto di nascita.
A seguito della riforma ho inserito la virgola dopo il secondo nome diventando:

Giancarlo Giorgio, Antonio Maria

Quindi sui documenti leggi solo Giancarlo Giorgio e come tale mi firmo nei documenti ufficiali.
Ma perchè mi chiamo Giancarlo Giorgio Antonio Maria? E' il classico caso delle colpe dei genitori che ricadono sui figli!
Allora spieghiamo:

Giancarlo - Questo lo dobbiamo scindere in due, Giovanni e Carlo. I signori sono i miei bisnonni. Giovanni, a dir la verità, è un bisnonno adottivo, è il fratello del mio bisnonno. Stefano. Il mio bisnonno reale, morì nel 1902 per salvare due operai che si erano sentiti male in un pozzo nero. Così mio nonno fu adottato dallo zio Giovanni.
Carlo, il bisnonno Generale dei Carabinieri, reduce dalla disfatta di Caporetto. Secondo me un po' anarchico. Nonostante le Leggi Razziali, teneva una copia della Bibbia in bella vista sul comodino.

Giorgio - Mia madre mi voleva chiamare Giorgio. Come questo nome sia finito al secondo posto, la storia non lo riporta.

Antonio - La nonna materna mi voleva chiamare Antonio. Ci ha tentato invano con tutti i nipoti, ma ci è riuscita parzialmente solo con una cugina, che fa Antonella.

Maria - Eccetto mia nipote, ce l'abbiamo tutti in famiglia. Maschi e femmine senza distinzione.

Qui c'è un altro colpo di scena. Qual'è l'onomastico? San Giovanni (24 Giugno) o San Carlo (4 Novembre)? Siamo tutti fuori strada! Mia madre decise per Ognisanti (1 Novembre). Con tutti quei nomi era semplicemente logico così.
Adesso sapete tutti!

25 agosto 2016

Mia madre era una originale.

Questo post deriva da una provocazione di mia moglie. Due o tre sere fa, dopo la pubblicazione del post sul lavandaio cinese Oh Ke Kulo, si stava parlando di vari anedotti su di me o sulla mia famiglia.
Ad un certo punto si va a parlare di mia madre e racconto alcuni episodi su di lei. Quello su cosa è successo al ristorante La Parolaccia di Roma è un po' volgare, ma carino. Il frasario non è certo all'altezza di una signora di buona famiglia meridionale, ma il luogo ispira.
A fine serata mia moglie insisteva che non avrei mai pubblicato un post su quella serata. Ecco qua un riassunto.
Da premettere che mia madre era una donna casa e famiglia, elegante, che sapeva come districarsi in tutte le situazioni. Ma attento a non pestarle i piedi, non per altro per la tua sicurezza. Ti avrebbe sistemato usando il tuo stesso metodo o, nel caso specifico, la tua stessa verbalità.
Nel XX secolo a Roma c'erano due ristoranti molto in, Il Nazareno e la Parolaccia. Nel primo la caratteristica era che i camerieri erano vestiti come Gesù Cristo. Nel secondo la gente va, tuttora, per essere insultata, piuttosto volgarmente.
Correva il 1977, in autunno. Ero al corso allievi ufficiali alla Cecchignola. Una sera andiamo a mangiare in questo ristorante e ci prendiamo una bordata di insulti. La maggior dose la prendo io, perché ero in divisa.
Qualche giorno dopo ci ritorniamo invitati da un parente di mio padre, che abitava a Trastevere vicino al ristorante. Entrando il capo sala si rivolge a mia madre dicendo: " La puttanona di Milano è tornata a trovarci!". Mia madre senza fare una piega gli risponde: "La baldracca di tua madre come sta?". Al che tutta la sala scopiò a ridere. Da quel momento i camerieri si rivolsero a mia madre con molto rispetto. "Signora vuole un po' di vino?" o "Signora ripete di carne?". Che cosa dire? Normalmente era di un liguaggio molto forbito e non così "oxfordiano".
Si è ripetuta una dozzina di anni dopo. Stavo entrando in casa a termine da un viaggio in Estremo Oriente, quindi era metà Dicembre 1991. La trovo al telefono che sta snocciolando un dizionario degno di un camallo del Porto di Genova. Alla fine della jaculatoria, le chiedo con chi ce l'avesse. Mi racconta che erano alcuni giorni che telefonava un esibizionista, che le faceva profferte piccanti in maniera assai volgari. Al mattino era stata in Questura a chiedere consiglio su cosa fare. Il poliziotto prendendo la segnalazione, le consigliò di mostrarsi molto decisa, in caso di altre telefonate. Non penso proprio che intendesse decisa in questa maniera, ma il risultato fu ottimo. L'esibizionista non telefonò più!

Bibliografia:
Per il sito ufficiale del ristorante "La Parolaccia", clicca qui.
Per "La parolaccia" su Wikipedia, clicca qui.
Per "La parolaccia" su You Tube, clicca qui.

19 agosto 2016

Take me up

Per continuare il discorso di stanotte, questa è un'altra inglesizzazione di prodotti nostrani. Questa volta siamo a New York nel 1989. Luogo: ristorante Tony Roma's sulla 3a Avenue, vicino alle Nazioni Unite. Ristorante dove si mangiano costolette in tutte le salse con le mani, senza forchette e coltello. Alla fine della cena il cameriere, emigrato da Afragola, ci propose un dolce. Ci fece l'elenco di cosa era disponibile, tra cui 'sto "Take me up", come al solito che cacchio è? 
Quando scopriamo che era un volgarissimo "Tiramisù", neanche di buona qualità, gli chiediamo di parlare come mangiava. La risposta fu che eravamo in America e che mangiavamo schifezze americane e quindi il dolce lo dovevamo chiamare in inglese. Strasig!!!
Per vostra informazione, se in America vi offrono del "Blue cheese", sappiate che è Gorgonzola o Roquefort.
Domani parliamo di turismo in giro per l'Italia.

Oh Ke Kulo & Beatiful Country

Questo post lo possiamo far risalire al 1971, è roba da preistoria, ma molto significativa nella mia storia.
Nell'estate di quell'anno, mio padre mi spedì in Inghilterra, in un sobborgo di Londra di nome Dulwich, un paesino al confine con Forest Hill e Crystal Palace. Paesino ridente, ma c'era un bel pub, ove io non potevo entrare, avendo solo 17 anni, qualche negozio e nulla più.
Dato che i miei amici che erano già andati in Inghilterra, in college, avevano imparato tutte le lingue possibili, ma non l'Inglese, mio padre mi prenotò un letto in un bed & breakfast, di proprietà di una tipica signora inglese di una certa età di nome, guarda caso, Miss Marple.
Questa signora aveva una certa abilità nello storpiare i nomi stranieri e raccontare gli eventi a modo suo. Ma era una signora molto pratica ed organizzata, che risolveva i problemi degli ospiti o li indirizzava da chi poteva risolverli.
Un bel dì, ebbi bisogno di una lavanderia, le chiesi dove andare e lei mi indico dove trovare la lavanderia cinese. Mi disse di andare giù per la collina, al pub girare a sinistra e prendere la prima via a destra. Fin qui tutto chiaro, ma aggiunse che la lavandria la avrei riconosciuta dall'insegna con scritto "Oh Ke Kulo, Laundry in Dulwich since 1957". A questo punto sono scoppiato a ridere.
In Inglese oh ke kulo non ha alcun significato, ma in Italiano si! Il bello è stato spiegare a Miss Odessa Marple, Ody per gli amici, perchè ridessi, non è stato semplice!
Il meglio è venuto quando ho visto il Signor Oh Ke Kulo. Il classico mandarino dei film, di età non definibile e con un Inglese improbabile.
Però professionalmente ineccepibile, puntuale, giusto prezzo e camice ben stirate.
A Milano direbbero tiremm' inanz. Passiamo a Beatiful Country. Una sera, rientrando per cena, incontro la signora, che mi racconta di essere andata ad una fiera agraria con una amica. In uno stand le avevano offerto un assaggio di un formaggio italiano, il Beatifull Country appunto. Mi chiese se lo conoscessi, ma che cacchio di formaggio, potesse essere non lo sapevo. Le chiesi se avesse visto la forma e se potesse descriverla. Lei disse che era una forma tonda. Ma và! Avvolta in una carta geografica dell'Italia e una foto di Cristoforo Colombo. A questo punto stavo per mandarla al diavolo. Era il Bel Paese Galbani e l'uomo sulla forma era l'Abate Stoppani che, con il suo libro "Il Bel Paese", inspiro Egidio Galbani, fondatore dell'omonimo caseificio. Il tutto succedeva nel lontano 1906 e 110 anni dopo è ancora il formaggio più mangiato in Italia.

La reclame del formaggio "Beatiful Country"

31 luglio 2016

Attenzione ai falsi amici

Dopo una settimana di assenza torno a scrivere i post. E' stata una settimana di fuoco, il maltempo ha fatto dei seri danni.
Il titolo come al solito ti porta fuori strada. I falsi amici che intendo, non sono quelli che si dichiarano tuoi amici e poi alle spalle te ne dicono di tutti i colori. Nella linguistica, i falsi amici sono delle parole, che in una lingua hanno un significato ed in un'altra ne hanno uno diverso.
Vi racconto una storiella. Nel 1998 sono stato un mese in Polonia senza auto. Una mattina presto, sono andato da un fornitore, con un collega italiano ed uno polacco. Il mio collega italiano guidava e quello polacco dormiva. Ad un certo momento ho detto: "Attenzione alla curva là in fondo, che è pericolosa". A quel momento il collega polacco si sveglia e chiede: "Dove, dove?". Difatti la parola "kurva" in polacco significa puttana, non una piega della strada.
Come  questa ce ne sono decine in tutte le lingue, quindi andando in giro per ferie statene ben lontani, eviterete brutte figure.Magari un giorno mi metterò a fare una lista. Per il concerto di beneficenza avevamo fatto un piccolo elenco Italiano / Polacco, con una collega di mia moglie.

22 aprile 2016

Quando Marconi sparò

Nel 2004 SKY Italia esisteva da ormai un anno, ed era un periodo di boom. Tutti volevano SKY, anche nei più sperduti casolari ci doveva essere la parabola. Questa storiella nasce tra i muri di uno di questi, nelle campagne di Bareggio.
Già è stato un problema trovare il posto a causa della nebbia, ma il muro esterno in pietra è stato il massimo inghippo, sia per attaccare la parabola, sia per fare il buco per passare il cavo. Ma tra una parolaccia e l'altra, il cliente è stato attivato.
Era pure un abbonamento miserino, proprio il minimo necessario per avere un idea della televisione satellitare.
Per pima cosa la composizione del nucleo famigliare. 
  • Bisnonna, 93 anni, vedova molto arzilla.
  • Nonna, 69 anni, vedova un po' rinco.
  • Figlia, 40 anni, divorziata, unica che lavorava, quindi non presente all'installazione.
  • Nipote, 12 anni, sputasentenze con la puzza sotto il naso.
Indovinate chi era l'abbonata? Ovviamente la vecchietta! Veniamo al dunque.
Dopo i già citati problemi, attivo la smart card ed incomincio a spiegare. La ragazzina se ne va quasi subito, dicendo che solo un idiota non poteva capire una cosa così semplice. L'idiota si è rivelata essere la nonna, che dopo quattro spiegazioni non aveva ancora capito niente.
La vecchietta, nonostante l'artrite alle mani, è riuscita a farlo funzionare al primo colpo. Giocando con il  telecomando disse: " Cevto che ai tempi miei non c'evano questi stvumenti!". Io gli risposi: "Nonna, non penso proprio che ci fossero, forse non c'era neanche la radio!". Occhiataccia dell'arcana. "Giovanotto, non faccia lo spivitoso!". Sempre giocando con telecomando aggiunse: "Mi vicovdo quando Marconi spavò dalla collina!". ???
Non mi tornano i conti. Se nel 2004 la decana dichiarava 93 anni, significa che era nata nel 1911, al tempo della Guerra di Libia. Lo sparo dalla collina è stato l' 8 Dicembre 1895, quindi 16 anni prima. Che la vecchietta fregasse sull'età, tirandosi giù gli anni? Era un'emula di Matusalemme, forse aveva visto pure i dinosauri!
In qualunque caso non fu Marconi a sparare, ma un certo Mignami, fattore di Villa Grifone.


15 aprile 2016

Se usi il bagno, la televisione non funziona.

L'acqua è preziosa, non sprecarla!
Torniamo al filone degli anedotti. Questo non è mio, arriva da Pino un altro mega tecnico dei casi disperati.
Ieri sera lo ho aiutato per posare i cavi della video sorveglianza nel suo condominio. Avendo  finito tardi, la moglie ha ordinato le pizze e sono rimasto a cena da loro. A tavola si è parlato del blog dei post "Che indecenza" ed "Un televisore indemoniato".
Al che il buon Pino mi ha raccontato che, qualche anno fa, fu chiamato da dei signori, che avevano un problema assai singolare. Quando la moglie, 150 Kg, si sedeva sul water, in camera da letto non si vedeva più la televisione. Quando il water era usato dal marito, 80 Kg, la televisione si vedeva.
Visto che era una situazione assai illogica, si decide di cambiare il cavo coassiale che va dal salotto alla camera da letto, ma non si sfila! Infila la molla, ma si ferma dopo un certo numero di metri. Prova dall'altro lato, stesso risultato. Allora incomincia a muovere la molla avanti indietro e cerchi dove batte. Somma sorpresa, batte sotto il water. Chiama l'idraulico e smonta la tazza e si ha la seconda sorpresa, il cavo era tra il sottofondo ed il  water. Quindi quando la moglie usava il bagno, con il suo dolce peso, schiacciava il cavo e spariva tutto. Il marito, essendo più magro non ce la faceva. Era solo un problema di peso e di un gran coglione di elettricista, che aveva fatto la stronzata, durante la ristrutturazione dell'appartamento.
E' meglio che non commentiate, molto meglio.