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26 dicembre 2025

Museo Lavazza

Come le mattine delle ultime vigilie di Natale, ci siamo dedicati alla visita di un museo torinese.
Quest'anno la scelta è caduta sul Museo Lavazza, raccolta di cimeli della famosa marca di caffè.
Il museo si trova nel centro direzionale Nuvola Lavazza, nel quartiere Borgo Aurora, in Via Bologna.
Il museo, aperto nel 2020 su progetto dell'architetto Appelbaum, occupa 1.200 mq, su due piani e si visita con un percorso circolare di circa 1 ora.
120 anni di storia e tre generazioni, dalla drogheria in cui tutto è iniziato sino alla realtà impenditoriale attuale.
Tanti cimeli mi hanno ricordato la mia gioventù, quando i cartoon della Carmencita ed il Caballero imperversavano in tutti i Caroselli con il loro amore osteggiato dal cattivo di turno.

La Bianchina delle consegne
All'ingresso, dopo aver fatto il biglietto, ti viene consegnata una tazzina "intelligente", che ti permette di accedere ai contenuti interattivi e generare un piccolo ricordo elettronico della visita.
Poggiando la tazzina su dei piattini illuminati, vengono memorizzate delle cartoline, riguardanti l'argomento trattato in quella zona specifica.
Nell'area Atelier è possibile fare delle foto ricordo, che ti verranno inviate via mail, previa registrazione, ovviamente.
Il museo è diviso in 5 aree tematiche con contenuti specifici ed installazioni interattive.
  • Casa Lavazza 
  • La Fabbrica
  • La Piazza
  • L'Atelier
  • L'Universo
Nell'area "Casa Lavazza" viene illustrata tutta la storia della casa dall'inizio nel 1895 sino ai giorni nostri, citando anche le varie sponsorizzazioni sportive succedutesi negli anni.
Ne "La Fabbrica" vieni a conoscenza del percorso fatto dal chicco di caffè dalla pianta al contenitore sottovuoto. La differenza tra i vari tipi di caffè, le prime lavorazioni, il trasporto, la torrefazione e la macinatura. Per finire al tipico sacchetto rosso sottovuoto.
"La Fabbrica" mostra tutte le macchine da caffè dalla prima alla fine del 1800 alla macchinetta realizzata per permettere a Samanta Cristoforetti di bersi un espresso sulla ISS.
Ne "L'Atelier" trovi tutto quello che lega il brand alla moda, ai calendari e gli spot pubblicitari.
Nell'area "L'Universo" ci dovrebbe essere un ambiente immersivo quasi onirico del mondo caffè. Purtroppo quando l'abbiamo visitato c'era un guasto, quindi non posso fare una descrizione.
Alla fine del percorso viene offerto un caffè espresso o un bicerin

Il caffè alla fine del percorso





Bibliografia:

23 ottobre 2025

Choco Story Torino

Dopo la visita al museo del cioccolato Lindt di Zurigo, siamo andati al corrispondente di Torino.
Ovviamente non è nulla in confronto con quello di Zurigo, ma a livello divulgazione, su cosa c'è dietro ad una tavoletta di cioccolata, va benissimo. Nelle "sale" si racconta come è nata la cioccolata gianduja, dei famosi cioccolatini torinesi.
Ho scritto sale tra virgolette, perché il museo è ricavato nelle cantine della pasticceria Pfatish, ove negli anni '20 del secolo scorso, si producevano i giandujotti.
Questa è la 12a sede di questa catena di musei, dedicati alla cioccolata. Sono in quasi tutto il mondo, Europa, Messico, Libano.
Le prime sale sono dedicate alla coltivazione del cacao, alla sua prima lavorazione e spedizione.
Per seguire il viaggio del cacao, sono esposti oltre 700 oggetti, dai Maya al giandujotto, passando dal '800 e '900. Per i più piccoli ci sono anche dei giochi interattivi.

Le tazze in ceramica
Poi si passa alla storia della diffusione e preparazione presso l'aristocrazia sabauda. Ci sono due pareti dove sono esposte varie tazze in ceramica ed i bricchi con cui veniva preparata la cioccolata calda.
Andando avanti viene spiegata le differenze tra il cioccolato amaro, al latte e bianco, sino alla preparazione della cioccolata per i giandujotti.
Per guardare tutto ci vuole un'ora ed alla fine del percorso emergi nel retro della pasticceria Pfatish di Via Sacchi.



Anche questo museo è visitabile con la card Abbonamenti Musei Piemonte / Valle d'Aosta o Extra.

Quanto sono bello!


Bibliografia:




22 ottobre 2025

La Reggia di Venaria Reale

La Reggia vista da Piazza Repubblica
Grazie alla trasferta per un convegno sul mal di pancia dei gatti, abbiamo fatto un giro alla Reggia di Venaria Reale. Era quasi un anno che ci stavamo pensando, così abbiamo approfittato per mettere in atto l'intento.
Il luogo fa parte delle residenze reali sabaude ed insieme a Stupinigi è una delle più conosciute. E' anche quella che ha avuto una storia recente molto travagliata.
I lavori iniziano nel 1658, sotto la spinta di Carlo Emanuele II, l'architetto Amedeo di Castellamonte da il via ai lavori per un luogo per il piacere e la caccia dell'enturage sabaudo. nel 1699 Vittorio Amedeo II incarica l'architetto Michelangelo Garove di trasformare i giardini da stile italiano a francese stile Versailles. Nel 1716 Filippo Juvarra riceve l'incarico per l'ampliamento, con la creazione della Galleria Grande, la Cappella di Sant'Uberto e la Scuderia.
Ulteriore ampliamento nel 1739, quando l'architetto Benedetto Alfieri creerà le gallerie di servizio per andare da un'ala all'altra o al maneggio coperto.
Nel 1798, a seguito delle guerre napoleoniche, viene trasformata in caserma ed i giardini distrutti, per far posto ad una piazza d'armi.
Il declino prosegue per 200 anni, sino al 1999, quando inizia un grande restauro per il ricupero funzionale del sito.
Dal trasferimento del Battaglione Logistico Cremona, sino agli inizi dei restauri, la Reggia è stata preda di vandali, che si sono portati via tutto quanto potesse essere riutilizzato.
I lavori di restauro dureranno sino al 2007, quando la Reggia tornò ad essere visitabile nella sua interezza.
Il salone grande
Nel 1997, la Reggia era stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.
Il restauro ha interessato anche il Borgo Antico ed il Castello della Mandria con il suo parco.
Noi siamo andati a piede libero, fuori dalla visita guidata, mettendoci un'ora e mezza per vedere il corpo centrale e la chiesa di Sant'Uberto.
Un'altra oretta per vedere i giardini, ripromettendoci di tornare a primavera, con le piante in fiore.

Verso i giardini
Per le scuderie tenete libera mezz'ora, non c'è molto da vedere. Il bucintoro sabaudo e tre carrozze reali.
Le spiegazioni che trovi lungo il percorso sono esaurienti e molto ben fatte, solo i cartelli indicatori del giardino non sono molto chiari.
Anche i cartelli per andare verso l'uscita di Piazza Repubblica dalle scuderie, inducono in errore, tanto che ci siamo persi con degli altri visitatori.
E' da vedere sicuramente, l'ora e mezza di viaggio da Milano, ne vale la pena. Qui si vede come era il mondo Savoia prima del regno d'Italia, in piena espansione e splendore.

I soffitti
Adesso siamo programmando altre due visite. La Palazzina di Caccia di Stupinigi e il Castello Reale di Racconigi. Quest'ultimo è più difficoltoso, essendo oltre Carmagnola in provincia di Cuneo. Ci vuole più tempo per il viaggio.
Come ho già scritto, a primavera ci torniamo per il giardino e, magari andremo anche al Castello della Mandria con annesso parco.
Per altre fotografie, andate alla pagina Instagram dedicata a questo post.

Anche la reggia ed i giardini sono visitabili con la card Abbonamenti Musei Piemonte / Valle d'Aosta o Extra.













Bibliografia:

27 settembre 2025

Mangiare a... Opole - Starówka

L'ingresso
In questa misera settimana di ferie, che sono riuscito a ritagliarmi, con mia moglie siamo venuti ad Opole per alcune pratiche burocratiche e per controllare la casa, che era abbandonata da aprile. 
Dato che durante il giorno eravamo sempre in giro, per pranzo ci fermavamo qui e là, nei vari locali.
Il primo visitato è stato Starówka, ristorante self-service, sito in Krakowska 19, la via principale della città. Qui ci siamo stati due volte su quattro giorni.
È un locale con ampi spazi, una sala principale con dei tavolini e il buffet, con l'esposizione delle pietanze, una saletta interna solo tavolini e uno spazio esterno, ove puoi mangiare quando fa più caldo. Quindi è un ristorante tranquillo ed accogliente.
Facendo una ricerca in Internet, ho letto che il ristorante è stato fondato nel 1990, sempre con ottime recensioni scritte da polacchi e, soprattutto, da stranieri. Pure io sarei propenso a dargli 5 stelle perché ho mangiato bene e mi sono sentito a mio agio. A riguardo dei piatti non do un giudizio personale, ma dal punto di vista di un italiano che mangia all'estero. Offrono dei gusti che ci possono prendere e piacere.
Il banco buffet
Diamo un'occhiata al menù, che parte dalle immancabili zuppe come barszcz, żurek o fasolka po bretońsku. Poi possiamo proseguire con naleśnik, krokiet o pierogi.
Io ho fatto delle scelte più classiche, optando per un piatto unico. Tenete presente che è un bel piattone e che mia moglie ha sempre preso una mezza porzione.
La prima volata ho preso un gulasz accompagnato da un mix di verdure composto da barbabietole julienne e miseria.
Il secondo giorno mi sono fatto dare un gołąbek con un'altra scelta di verdure miste.
Una cosa che mi è piaciuta è che hanno capito il mio problema di allergia al pollame, consigliandomi quali piatti evitare. Cosa rara!
Così chiudiamo con un "Da consigliare vivamente" e, se passate da Opole, lasciate un commento a questo post con le vostre impressioni.

La saletta interna



Due piatti unici








 

Bibliografia:

02 marzo 2025

Abbazia di San Pietro in Gessate

La chiesa al tramonto
In attesa di organizzare le visite alle Abbazie fuori alle mura, andiamo a fare un giro a San Pietro in Gessate.
Questa chiesa è l'unica del gruppo delle Abbazie milanesi che è all'interno delle mura difensive. Per la precisione si trova di fronte al Tribunale di Milano.
Era un tramonto di un paio di anni fa, quando decisi di entrare dentro a vedere la chiesa, tanto ero in anticipo sull'appuntamento.
San Pietro in Gessate, come la vediamo adesso, è frutto di un restauro fatto dopo la Seconda Guerra Mondiale, per curare i danni causati dai bombardamenti alleati nel estate del 1943.
Furono danneggiate tutte le cappelle della navata di destra e distrutto il Chiosco ed il convento. Il chiosco fu ricostruito ne 1954, ad opera dell'architetto Ernesto Rapisardi. Al posto del convento nel 1945 fu costruito il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, assurto alle cronache durante la Rivoluzione Studentesca del 1968. Il convento fu sede dei Martinitt dal 1770 al 1796, quando Napoleone li trasferì in un convento di Brera
L'altare con il crocifisso
La chiesa è un bell'esempio del quattrocento lombardo, nel chiaro stile del Solari. Ha una pianta a croce latina, con tre  navate e cinque cappelle per lato. Quelle di sinistra sono sopravvissute alla guerra, mentre quelle di destra sono andate distrutte.
Con il passaggio del monastero dagli Umiliati ai Benedettini, la precedente chiesa di SS: Pietro e Paolo in Glaxiate, fu sostituita nel 1460 con la costruzione della attuale. Parte dei lavori furono finanziati da Acerrito e Pigello Portinari, rappresentanti del Banco De' Medici in Milano.
Questi signori, che di soldi ne dovevano avere, finanziarono il coro, l'abside maggiore, il capitolo e la sagrestia. Qui si può ammirare ancora lo stemma della famiglia.
Oltre a Guiniforte e Cristoforo Solari, anche Bernardo Zenale, Bernardino Buttinone e Benedetto Briosco hanno contribuito al luogo con le loro opere.
Le ultime modifiche alla costuzione risalgono al 1912, quando Diego Brioschi modificò sostanzialmente la facciata a capanna originale.
Nel 1493 il Papa Alessandro VI converti il titolo di priorato in abbazia, a seguito di una istanza del Duca di Milano Gian Galeazzo Maria Sforza.
Dal 1772 al 1938 fu proprietà del Pio Luogo Trivulzio per poi passare alla Provincia di Milano. Ora ha la condizione giuridica di proprietà di ente religioso cattolico.

Polittico della cappella di S. Antonio Abate


Post sull'argomento già pubblicati:


Bibliografia:

23 febbraio 2025

San Nazaro in Brolo

Siamo arrivati alla terza basilica ambrosiana, conosciuta come Basilica di San Nazaro in Brolo, ma in effetti si chiama Basilica dei Santi Apostoli e Nazaro.
Alla fondazione nel 382 dc Sant'Ambrogio la chiamò Basilica Apostolorum, scegliendo come sede, la strada che conduceva a Roma. Nel 395 dc, dopo la deposizione del corpo di San Nazaro, prese il nome di San Nazaro Maggiore.
L'inizio della storia di questa chiesa, è persecuzione e sangue. Il santo, perseguitato da Nerone, fu decapitato con Celso in località "Tre Muri". Questo posto dovrebbe corrispondere con l'attuale Porta Romana.
I Cristiani di Mediolanum, per paura dell'imperatore, trafugarono i corpi e li seppellirono in un luogo segreto, che fu dimenticato.
Nel 395 il luogo fu rivelato ad Ambrogio dal Signore. Il corpo di Celso fu lasciato lì dove fu trovato, mentre il corpo di Nazaro fu traslato in questa chiesa. Il luogo segreto era dove è la chiesa di San Celso in Corso Italia.
La chiesa di stile paleocristiano a pianta croce latina, ha la facciata romanica coperta dal corpo della cappella Trivulzio, che fa da vestibolo all'ingresso.
La cappella opera del Bramantino, fu iniziata nel 1512 ed è il sepolcro di Gian Giacomo Trivulzio e delle sue due mogli. Sulla sua tomba c'è una iscrizione in latino che il popolo ha tradotto in milanese "L'è staa mai cont i man in man" ( in italiano "Non è mai stato con le mani in mano").
Purtroppo quando sono passato di là, la chiesa era chiusa e non ho potuto fare foto degli interni. Sul sito di Lombardia Beni Culturali potete trovare una breve descrizione del sito. 

Dall'interno si può accedere ad una zona archeologica dove si possono vedere anfore romane e tegole con impronte di animali.
Nei prati laterali all'abside si trovano dei sarcofagi in pietra rimanenza dell'area sepolcrale.
Con questo post abbiamo finito il giro per le Abbazie Ambrogine, ma, con l'arrivo della primavera, sto già pensando ad una visita alle Abbazie Milanesi.



Post già pubblicati:
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Bibliografia:
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18 febbraio 2025

Alla scoperta delle Abbazie

Dal sito www.cittametropolitana.mi.it
In questi giorni ho incominciato a scrivere dei post sulle Abbazie Ambrogine, cioè luoghi di culto fondati da Sant'Ambrogio o, in qualche maniera, legate a lui.
Cercando delle notizie di appoggio, mi sono ricordato che la Città Metropolitana aveva fatto qualcosa sulle Abbazie Milanesi. Posti nei dintorni della città, legati a monasteri di vari ordini.
Il progetto chiamato "Strada delle Abbazie" promuoveva dei giri in bicicletta dalla città ai vari luoghi, attraversando il Parco Sud.
Adesso vorrei riproporre gli stessi giri in maniera virtuale, scrivendo dei post, su queste sette Abbazie, che un tempo erano assai fuori città, i monaci volevano stare tranquilli, ora sono state inglobate dalla città ed una ha pure l'aeroporto di Linate alla porta. Tranquillità addio!
Facciamo un elenco su cui lavorare
  • Dal sito www.cittametropolitana.mi.it
    Chiaravalle
  • Mirasole
  • Monluè
  • Morimondo
  • San Pietro in Gessate
  • Santa Maria in Calvenzano
  • Viboldone
Ad esclusione di San Pietro in Gessate, che ho visitato un paio di anni fa, di cui ho già le foto in archivio, le visite me le organizzerò, non appena il tempo scalda un po'.
Quindi tornate a visitare il blog spesso. Io so quando saranno, ma voi no!












16 febbraio 2025

Sant'Ambrogio

Questa Domenica facciamo un giro a Sant'Ambrogio. La Basilica intitolata al Vescovo meneghino del IV secolo è il luogo di culto più visitato dopo il Duomo.
Dal 374 al 397 Ambrogio da Treviri, da inizio alla costruzione delle quattro basiliche fuori le mura dedicate a differenti santi. Cosa assai insolita per l'epoca.
La Basilica è stata costruita su di un cimitero di martiri cristiani dove vi erano anche i sepolcri dei Santi Gervasio e Protasio. Di qui il nome originale di "Basilica martirum". Solo nel X secolo sarà dedicata a Sant'Ambrogio.
Costruita in stile romanico e modificata più volte nei secoli, mantenendo in qualunque caso la linea originale.
L'estetica arrivata sino a noi è dovuta ai rifacimenti del 1088 e 1099, voluti dal vescovo Anselmo da Rho, cha voluto trasformarla in uno stile romanico più puro. Nella direzione dei lavori si sono alternate le migliori firme dell'epoca, come Bernardino Luini, Gaudenzio Ferrari e Bernardino Lanino.
Particolarità sono i due campanili. Quello di destra, del IX secolo, è detto dei "Monaci", quello di sinistra, eretto nel XII secolo è detto dei "Canonici".

Dal sito www.gallerieditalia.com
Tra il 15 ed il 23 Agosto 1943, i bombardamenti alleati colpirono pesantemente la zona di Sant'Ambrogio e dell'Università Cattolica, con danni ingenti alla Basilica.











Notevole è il ciborio, del IX secolo, realizzato con quattro colonne di porfido rosso e l'altare di Sant'Ambrogio, capolavoro orafo medioevale, realizzato da Volvinio.
Protetto da sacchi di sabbia si è salvato dai bombardamenti aerei alleati dell'Agosto 1943.
L'altare in oro era stato trasferito in Vaticano per toglierlo ad eventuali atti di saccheggio.










Nella navata centrale, nella posizione originale del IV secolo, troviamo il "Sarcofago di Stilicone".
Si ritiene che sia il sarcofago del generale Stilicone e della moglie Serena, 
E di tipo "Sarcofagi a porte di città", per la presenza di porte turrite negli sfondi dei bassorilievi.






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09 febbraio 2025

San Dionigi

Oggi voglio riprendere un vecchio progetto, risalente a fine 2021, di scrivere qualcosa sulle Basiliche ambrogine.
Sono solo quattro, tre ancora visibili ed una, purtroppo, distrutta. Vediamo quali sono.

Basilica di Sant'Ambrogio
Basilica di San Nazaro in Brolo
Basilica di San Simpliciano
Basilica di San Dionigi

Di San Simpliciano ha già scritto il 22 Ottobre 2022, quindi oggi scrivo di San Dionigi, La Basilica andata persa.

Dal sito dei Beni Culturali Lombardia

Questa Basilica distrutta intorno al 1782, a seguito delle soppressioni volute da Giuseppe II d'Asburgo, si trovava dove adesso è il Museo di Scienze Naturali, nel Parco Montanelli a Porta Venezia.
La Basilica era famosa come luogo di sepoltura dell'aristocrazia milanese e dei santi Dionigi ed Arialdo. San Dionigi morì qui, a causa della sua avversione all'eresia ariana.
Nelle pertinenze della Basilica c'era anche un ospedale ed un monastero fondato da Ariberto d'Intimiano nel 1023. Dalla fondazione al XVI secolo gli affidatari furono i Benedettini, poi passo tutto ai Servi di Maria.
Duranti degli scavi condotti nell'autunno del 2017, furono trovati delle mura riconducibili a questa chiesa. Ora sono in corso delle indagini sulle sepolture, trovate vicino, per capire a quale periodo storico siano imputabili. Questi studi dovranno portare a stabilire l'esatta planimetria della Basilica e le sue dimensioni.
Oltre all'archivio documentale, della Basilica di San Dionigi rimangono un labrum di porfido, ora fonte battesimale del Duomo, il Crocefisso di Ariberto e la cosiddetta "Pietra del 13 Marzo".
Domenica prossima scriverò della ben più famosa Basilica di Sant'Ambrogio.


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24 dicembre 2024

Mercatini di Natale

Nel caso particolare sono quelli di Zurigo. Noi abbiamo visitato quello della Stazione Centrale delle
Ferrovie Elvetiche. Qui arrivate da Milano e ripartite per l’aeroporto o, guarda caso, per Kilchberg, per visitare il museo del cioccolato.
Dal 21 Novembre al 24 Dicembre di ogni anno, puoi visitare i cinque mercatini di Zurigo.
  • Zurigo Sechseläutenplatz.
  • Centro storico di Zurigo.
  • Stazione Centrale Zurigo.
  • Zurigo Münsterhof.
  • ZurigoWerdmühleplatz.
Il mercatino della Stazione Centrale è il coperto più grande d’Europa, con le sue 120 bancarelle, ove trovi da mangiare, piccola gioielleria e cagatine varie.
Ha anche un nome in tedesco “Christkindlimarkt”, che si distingue dagli altri per l’albero di Natale alto 10 metri.
Certo è in una posizione di forza. Se non hai una coincidenza a breve, tra un treno e l’altro sei indotto a fare un giro tra le bancarelle. L’odore di vin brûlé e di fonduta è forte ed invitante.

23 dicembre 2024

Home of Chocolate


I
eri abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti verso Zurigo, per visitare il museo del cioccolato, sito
nella fabbrica Lindt di Kilchberg.
Il primo stop lo abbiamo fatto a Mozzate, per prendere una compagna di università di mia figlia, che è venuta con noi.
Il secondo stop è stato alla Stazione Centrale di Zurigo, dove abbiamo fatto un tour del più grande mercatino di Natale della città.
Il viaggio di andata non è stato del tutto tranquillo. Nella salita al tunnel del San Gottardo, ci siamo imbattuti in una tormenta di neve, non prevista dai bollettini meteo. Sulla rampa di Airolo abbiamo trovato una marea di Italiani, impantanati con SUV muniti solo di gomme estive. Per fortuna a Nord del tunnel pioveva e si è potuto andare via più lesti.
La Home of Chocolate, che è il nome del museo, è ospitato nel Head Quartier della Lindt & Sprüngli, ad un indirizzo che è tutto un programma, giusto per il luogo. Ovviamente una fabbrica di cioccolato può essere solo in Schokoladenplatz 1, cioè Piazza del Cioccolato 1.

All’ingresso ti accoglie una fontana alta 9,3 m, ove scorrono 1400 Kg di cioccolato puro, che ti introduce all’inizio della visita.
Alle spalle della fontana è esposto anche l'orsetto Lindt ad altezza uomo, affianco a cui un'orda di turisti si sparavano dei selfie a raffica, essendo un simbolo conosciutissimo in tutto il mondo.
Un percorso multimediale ti porta dalle piantagioni selezionate nel Ghana, al prodotto finito come lo troviamo sugli scaffali dei negozi.
Segui la fava di cacao dalla pianta, con le prime lavorazioni fatte a mano, il trasporto in Europa e la sua trasformazione con procedimenti innovativi e macchinari all’avanguardia.
Nel percorso capisci come la Svizzera sia diventata famosa per il cioccolato, prima in barrette ed ora anche in praline.
I Maitres Chocolatiers svizzeri dal XIX secolo sono attivi nel campo, sperimentano ed innovano la realizzazione di capolavori in cioccolato.
Prima di andare via, passate dal Lindt Chocolate Shop, 500 mq di dolcezze, dove troverete tutto il catalogo e vi potrete far fare una barretta di cioccolato personalizzata.
Per vostra informazione, a Boffalora c'è un outlet Lindt ed a Milano, in Piazza Castello, trovate un Lindt Chocolate Shop.




Bibliografia:
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26 marzo 2024

Fetta di polenta

Settimana scorsa non ho parlato del Palazzo Scaccabarozzi, comunemente conosciuto come Fetta di polenta.
Pure qui c'è di mezzo l'architetto Antonelli, lo stesso della Mole Antonelliana o della cupola di San Gaudenzio.
La leggenda narra, che la moglie avesse portato in dote un pezzo di terreno, ritenuto dai più come inutile. Difatti un appezzamento di 16 m x 5 m x 54 cm, più che un prato non puoi fare.
Siamo nel quartiere Vanchiglia, all'angolo tra via San Maurizio e Via Giulia di Barolo, 500 m dalla Mole. Nel 1840 la società di cui faceva Alessandro Antonelli incomincia a costruire su quello sputo di terreno. E' poco più di scommessa!
Ma di piccolo ha solo la pianta! La palazzina attualmente è alta 24 metri e conta 9 piani, 2 interrati e 7 in elevazione. Gli interrati ed i primi 3 piani furono completati nel 1840. Nel 1881 fu fatta una sopraelevazione aggiungendo gli ultimi tre. L'impronta a terra e di soli 39 mq, in pratica un monolocale.
Dato che i menagramo di allora scommettevano per un crollo, Antonelli ci abitò per anni, con la moglie Francesca Scaccabarozzi, da cui deriva il nome del palazzo.
Alla faccia loro lo stabile sopravvisse allo scoppio di una polveriera a Borgo Dora (1852), un terremoto (1887) ed ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Lo sfruttamento degli spazi è degno di una IKEA ante litteram. Nel lato di 54 cm è stata ricavata la canna fumaria e la scala è propria ridotta ai minimi. Dato che le stanze sono trapezoidali, è stato necessario realizzare le mobilie su misura. Se andate sul blog "Urban File", c'è una pagina con foto e disegni degli interni.
Il nomignolo viene dalla forma a fetta e dal colore giallo ocra, che fanno pensare proprio ad una fetta di polenta.
Il palazzo ha avuto anche una sua visibilità nella storia d'Italia. Nei locali del pianterreno ebbe la sede il "Caffè del Progresso", punto di raccolta di carbonari e cospiratori sino all'unità d'Italia.

Oltre alla famiglia di Antonelli, anche Niccolò Tommaseo abitò nella Fetta di Polenta. Ci abitò nel 1859, quando stava scrivendo un dizionario della lingua italiana.







Questo è il lato di 56 cm che ospita la canna fumaria, lo scarico fognario e le condotte dell'acqua potabile.


















Bibliografia:

16 marzo 2024

Il Parlamento subalpino

Il Parlamento Subalpino

Il Parlamento Subalpino nome comune del Parlamento del Regno di Sardegna, istituito con lo Statuto Albertino, era un sistema parlamentare bicamerale perfetto.
Ieri pomeriggio ci siamo dedicati alla Camera dei Deputati, che è stata ospitata a Palazzo Carignano sino al 1864, a seguito del trasferimento della capitale del neonato Regno d'Italia.
Attraverso l'abbonamento ai musei del Piemonte, mia figlia ha trovato una visita guidata al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano ed al Parlamento Subalpino.
La camera dell'assemblea è situata nella parte seicentesca del Palazzo Carignano, ad opera di Guarino Guarini. L'architetto Carlo Sada la ricavò dal salone delle feste, sita nella parte bombata della facciata di Piazza Carignano.
Ci si arriva passando per le sale del museo, attraversando la storia del regno di Sardegna e del casato Savoia. Descrivere gli eventi  di 100 anni di storia è un po' difficile, specialmente nelle poche righe di un post.
Nel 1898 il Parlamento Subalpino fu dichiarato monumento nazionale. Qui si sono svolti gli atti principali e fondanti dell'Unità d'Italia. Qui Carlo Alberto concesse lo Statuto Albertino, che è rimasto in vigore sino alla promulga della Costituzione della Repubblica. Sempre qui Vittorio Emanuele II proclamava la nascita del Regno d'Italia.

La scalinata dei Gonfaloni











Gli affreschi di una sala












Bibliografia:
  • Per la pagina Instagram del post, clicca qui.
  • Per la pagina Wikipedia sul Parlamento Subalpino, clicca qui.
  • Per la pagina Wikipedia su Palazzo Carignano, clicca qui,

15 marzo 2024

Il Monte dei Cappuccini

 
La chiesa dei Cappuccini
Questo è stato un Venerdì culturale. Siamo andati a Torino, oltre per far visita a nostra zia, per vedere delle mostre. Mio fratello e la moglie avevano programmato di vedere la mostra di Robert Capa, mia figlia la mostra su Tim Burton al Museo del Cinema. Per chiudere la giornata, al pomeriggio abbiamo aggiunto una visita guidata al Parlamento Subalpino.
Ma che ho fatto io al mattino? Sono andato ai Cappuccini, era tempo che volevo tornarci. Pensato che ci ero stato alle elementari, negli anni '60.
E' un bel posto. Dal sagrato vedi la skyline di Torino, con una vista, se sei fortunato, sino al Gran Paradiso. Purtroppo il grattacielo di Intesa San Paolo rovina tutto.
Il nome reale è Santa Maria al Monte dei Cappuccini, bella chiesa tardo rinascimentale manierista con interni barocchi. Consacrata nel 1656, in occasione di una visita di Cristina di Svezia.
Costruzione molto travagliata per morte degli architetti, l'epidemia di peste del 1630 ed eventi bellici, ma completata con l'ausilio dei meglio nomi dell'arte, che esercitavano a Torino nel XVII secolo.
Presa a cannonate dagli Austriaci e dai Francesi, nei vari assedi di Torino e bombardata dagli Inglesi nella Seconda Guerra Mondiale è sempre risorta.
Il Monte dei Cappuccini è una collina di 325 metri, sul lato destro del Po, di fronte a Piazza Vittorio e Via Po. Di qui è facile controllare la città vecchia, con ottimi possibilità di portare avanti un assedio. Nella Seconda Guerra Mondiale all'interno della collina, fu ricavato un rifugio antiaereo di cospicue dimensioni. Ora i locali ricavati ospitano un laboratorio di fisica nucleare.
Il dopoguerra portò vari cambi sulla collina. Dismessa la funicolare, perché i danni erano tali, da rendere non economico il ripristino. Nei locali della birreria adesso c'è un ristorante e parte del monastero è occupato dal Museo Nazionale della Montagna.
Nel 1960 al posto della stazione alta della funicolare, è stata posta la statua della Vergine, dedicata ai lavoratori torinesi. La recinzione viene dalla grotta di Lourdes, che la diocesi francese regalò i lavoratori FIAT nel pellegrinaggio del 1958.
Dato che non ci sono parcheggi vicini, conviene salire a piedi dalla Gran Madre.

La Cupola











 

L'altare maggiore














Bibliografia:

03 marzo 2024

La Rocca di Bergamo

Il torrione della Rocca
Oggi finiamo il giro nella città vecchia, dando un'occhiata alla Rocca con la fortificazione trecentesca.
Siamo a circa cinquecento metri dalla funicolare, sulla collina di Santa Eufemia. Questo è l'insediamento più antico della città. I primi insediamenti si possono far risalire ai Celti, intorno al IV secolo.
I lavori per la costruzione della fortezza iniziano nel 1331 su spinta di Giovanni di Lussemburgo e finiti, cinque anni dopo, da Azzone Visconti.
Con l'inizio della dominazione della Serenissima Repubblica di Venezia, avviene la prima modifica con la costruzione del torrione e della Scuola dei Bombardieri.
Nel XIX secolo sarà caserma della guarnigione austriaca. Nel 1859 i Piemontesi lo trasformano in carcere e dal 1933 ospita il Museo del Risorgimento.
Il nome giusto del museo è "Museo ed archivio del Risorgimento Nazionale". Originalmente era ospitato nell'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti. Il crescere delle donazioni ha obbligato alla ricerca di una sede più grande e fruibile. La scelta cadde sulla Scuola dei Bombardieri ed il suo parco.

Il Parco delle Rimembranze
Il parco della Rocca, ora è chiamato Parco delle Rimembranze è da vedere per i cimeli delle Guerre d'Indipendenza e della Prima Guerra Mondiale.
Anche le viste della Pianura Padana, delle Prealpi Orobiche e della città vecchia, valgono la scarpinata per arrivare in cima. Se sei fortunato da capitare in una giornata limpida o di vento, si possono vedere i grattacieli di Milano.
Girando per il parco, un indigeno mi ha detto che la visita guidata della Rocca by night è molto bella ed interessante.


I cimeli della Prima Guerra Mondiale










Le torri ed i tetti della Città Vecchia visti dalla Rocca











La Pianura Padana in direzione dell'Aeroporto di Orio al Serio











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