08 gennaio 2018

Perché si dice:"O tempora, o mores"?

Arringa di Cicerone al Senato
Come al solito i PIA mi hanno tirato le orecchie. Non solo gli insegnanti parlanti latino, ma anche il Giangi. In un post di circa due mesi fa, di cui non ricordo il titolo, commentai qualcosa con questa frase di Cicerone. Dopo ripetute richieste di chiarimenti, spiego l'origine ed il significato.
Marco Tullio Cicerone Senatore e censore della depravazione dei costumi romani, usò questa frase in varie orazioni contro Verre e Catilina.
In Italiano il significato è: "Che tempi, che costumi". In tempi medioevali fu aggiunto un punto esclamativo ed in tempi più moderni, nella versione italiana, fu sostituita la virgola con una e. Cosi la traduzione maccheronica suona come: "Che tempi e che costumi!".
In Italiano ed in altre lingue moderne, la frase viene utilizzata con tono ironico, per censura del malcostume o comportamenti non proprio ortodossi, ma anche contro attività svolte in maniera non proprio consone alla regola d'arte.
Il Vocabolario Treccani scrive:
O tempora, o mores! ‹... tèmpora ...› (lat. «o tempi, o costumi!»). – Celebre esclamazione di Cicerone, da lui ripetuta in varie orazioni (la prima volta nelle Verrine) e divenuta proverbiale per rimpiangere le virtù passate e deplorare la corruzione imperversante nella propria epoca: oggi è spesso ripetuta in tono scherzoso o bonariamente polemico.


Bibliografia:

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