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| La mega scarpa di fronte alla Rinascente |
Approfittando di alcune situazioni favorevoli mi sono dedicato all'evento del momento, la visione del sequel de "Il diavolo veste Prada".
La dovuta premessa è che conoscevo l'esistenza del film, ma non l'avevo mai visto. Lo ho visto per la prima volta, quindici giorni fa, ripescandolo dalla biblioteca di SKY.
I primi contatti con il sequel, sono stati i ripetuti scontri con i vari set, sparsi qua e là per città
Passato un anno si è incominciato a parlare della prima milanese del film. Sono comparse scarpe rosse un po' dappertutto, poster di Miranda ed una edicola.
Un'edicola tutta rossa sbucata dal nulla in Piazza Giovane Italia, vicino a Santa Maria delle Grazie, dove per più giorni sono state distribuite delle copie di Runway, la rivista diretta da Miranda Priestley. Mercoledì, approfittando di un lavoro a non più di 500 metri, sono andato a cercare una copia per mia figlia. Per fortuna sono andato a mezzogiorno, c'erano già almeno 200 persone. Quando sono andato via con la mia copia, la coda arrivava in Via XX Settembre, 300 metri di coda, per 960 copie in tutto.
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| La copertina della mia copia |
Quello che mi ha meravigliato è stata l'età media delle persone in coda. Dall'alto dei miei 71 anni, pensavo di essere il solito tardone in mezzo a ragazzini urlanti, Alla faccia della immaginazione i giovani c'erano, ma la maggioranza erano nonni e signore elegantemente vestite con cane al guinzaglio.
Ovviamente erano lì per conto di nipoti e/o figli, ma non mi meraviglierei, che fossero in coda per loro interesse.
Per inculturirmi e capire il perché del grande successo avuto, ho fatto alcune ricerche.
La prima scoperta è stata come è nato il titolo. Quando Lauren Weisberger incominciò a scrivere il primo libro, cercò un titolo che potesse essere funzionale e facilmente memorizzabile. La scelte cadde sulla rivisitazione di un vecchio dettio inglese. "The devil wears black" (il diavolo si veste di nero) vuol significare che l'apparenza e gli abiti possano nascondere la vera natura di una persona. Sostituire black con un brand dell'alta moda ti cala nel mondo del fashion di New York.
Ma perché proprio Prada? Ci voleva un marchio breve, che non venisse storpiato troppo dalla pronuncia inglese o generasse querele. Quindi Armani, Valentino o Versace si autoescludevano. Gucci non andava bene, perché la memoria dell'assassinio di Maurizio Gucci. La cronaca nera non aiuta. Così la scelta cadde su Prada.
Questa firma era ed è simbolo di un'eleganza un po' borghese, snob, d'elite ed intellettuale. Io direi che calza a pennello al personaggio di Miranda Priestley.
Bibliografia:
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