11 maggio 2026

Perché si dice: "Piove a dirotto"

Ieri parlando al telefono con mia moglie, sono uscito con l'affermazione "piove a dirotto". Ovviamente, non essendo italiana, mi ha chiesto cosa volessi significare.
Come con i PIA, ho dato una spiegazione sommaria, rimandando il chiarimento ad un post specifico.
Per divertirmi, ho interpellato l'intelligenza artificiale che, stranamente, mi ha dato una risposta concertata.
"Piovere a dirotto" significa piovere in modo estremamente forte, abbondante e continuo, quasi come se il cielo si fosse rotto (diluviare). L'espressione descrive piogge torrenziali che scendono a scrosci impetuosi.
Nella ricerca tradizionale  ho trovato anche una battuta di Paddington che dice " I londinesi hanno 107 modi diversi per dire Sta piovendo" Non saprei che possa centrare con piovere a dirotto.
La Treccani scrive che "dirotto" si può applicare anche allo scorrere turbolento di un torrente.


10 maggio 2026

Il Piave mormorava ...

Per chi non lo sapesse, oggi è la festa degli Alpini. Genova è piena di penne nere che hanno sfilato per le vie del centro. Comunque anche a Milano c'erano alpini ed alpine che sciamavano.
Ieri è successo qualcosa di originale, diciamo. Nel condominio di fronte al mio, qualcuno ha organizzato una mega riunione di famiglia ben fornita di alcolici.
Verso l'una della notte, vado a buttare la spazzatura e vedo due signori alticci, parecchio, che se ne andavano via abbracciati, cantando la "Leggenda del Piave". Ed erano pure stonati!
Lasciando perdere i contenuti storici ed il fatto che negli anni 1946/47 è stato usato come inno nazionale, per me è un ricordo di un parente che ho trattato troppo poco, è morto che avevo cinque anni.
Il mio bisnonno Carlo Filotico, Colonnello dei Carabinieri, mi intratteneva con racconti di atti eroici dei soldati italiani, che combattevano l'esercito austriaco, sul fronte del Piave o del Tagliamento. Sino all'ultimo ha tentato di farmi imparare il testo e prendere la giusta intonazione. Tenete conto che io, da sempre, sono stato una chiavica nell'imparare poesie e, soprattutto, sono stonato come una campana.
Carlo, da giovane ufficiale, aveva vissuto la disfatta di Caporetto e, poi, il fronte del Piave. Quindi conosceva bene quanto descritto nella lirica.
Il testo fu composto da E. A. Mario, pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta, nel Giugno 1918 e pubblicato il 20 Settembre, quaranta giorni prima della fine della I Guerra Mondiale.
Giovanni Gaeta era un prolifico compositore napoletano, conosciuto per successi come Vipera o Balocchi e profumi.
Non sto a trascrivere il testo o spiegare i contenuti, cliccando sulla bibliografia troverete tutto.


Bibliografia:


08 maggio 2026

Il diavolo veste Prada

La mega scarpa di fronte alla Rinascente
Approfittando di alcune situazioni favorevoli mi sono dedicato all'evento del momento, la visione del sequel de "Il diavolo veste Prada".
La dovuta premessa è che conoscevo l'esistenza del film, ma non l'avevo mai visto. Lo ho visto per la prima volta, quindici giorni fa, ripescandolo dalla biblioteca di SKY.
I primi contatti con il sequel, sono stati i ripetuti scontri con i vari set, sparsi qua e là per città
Passato un anno si è incominciato a parlare della prima milanese del film. Sono comparse scarpe rosse un po' dappertutto, poster di Miranda ed una edicola.
Un'edicola tutta rossa sbucata dal nulla in Piazza Giovane Italia, vicino a Santa Maria delle Grazie, dove per più giorni sono state distribuite delle copie di Runway, la rivista diretta da Miranda Priestley. Mercoledì, approfittando di un lavoro a non più di 500 metri, sono andato a cercare una copia per mia figlia. Per fortuna sono andato a mezzogiorno, c'erano già almeno 200 persone. Quando sono andato via con la mia copia, la coda arrivava in Via XX Settembre, 300 metri di coda, per 960 copie in tutto. 

La copertina della mia copia
Quello che mi ha meravigliato è stata l'età media delle persone in coda. Dall'alto dei miei 71 anni, pensavo di essere  il solito tardone in mezzo a ragazzini urlanti, Alla faccia della immaginazione i giovani c'erano, ma la maggioranza erano nonni e signore elegantemente vestite con cane al guinzaglio.
Ovviamente erano lì per conto di nipoti e/o figli, ma non mi meraviglierei, che fossero in coda per loro interesse.
Per inculturirmi e capire il perché del grande successo avuto, ho fatto alcune ricerche.
La prima scoperta è stata come è nato il titolo. Quando Lauren Weisberger incominciò a scrivere il primo libro, cercò un titolo che potesse essere funzionale e facilmente memorizzabile. La scelte cadde sulla rivisitazione di un vecchio dettio inglese. "The devil wears black" (il diavolo si veste di nero) vuol significare che l'apparenza e gli abiti possano nascondere la vera natura di una persona. Sostituire black con un brand dell'alta moda ti cala nel mondo del fashion di New York.
Ma perché proprio Prada? Ci voleva un marchio breve, che non venisse storpiato troppo dalla pronuncia inglese o generasse querele. Quindi Armani, Valentino o Versace si autoescludevano. Gucci non andava bene, perché la memoria dell'assassinio di Maurizio Gucci era ancora viva. La cronaca nera non aiuta. Così la scelta cadde su Prada.
Questa firma era ed è simbolo di un'eleganza un po' borghese, snob, d'elite ed intellettuale. Io direi che calza a pennello al personaggio di Miranda Priestley.


Bibliografia:
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