31 dicembre 2024

Le tradizioni di Capodanno

Dal sito di firenzetoday.it

Al titolo aggiungerei anche in Italia, per limitare la casistica. Non potete immaginare quante azioni propiziatorie ci siano in giro per il mondo.
L'unica tradizione che trovi un po' dappertutto è l'indumento rosso e la tavola apparecchiata in tre colori, oro, argento e rosso.
Dalle parti mie c'è l'usanza delle 13 portate a tavola, in cui va contato anche il vino come tale, ma le lenticchie e l'uva le trovi in tutte le regioni. Dovrebbero portare soldi.
Partiamo dall'indumento rosso. Per trovarne l'origine bisogna fare un viaggio nel passato di Roma, sino all'imperatore Ottaviano Augusto, intorno al 31 a.c. Era usanza che gli uomini e le donne si vestissero di rosso, come simbolo di prosperità. In Cina questa tradizione resiste, ove la cittadinanza spende capitali per vestiti rossi e sgargianti.
Nel medioevo la stoffa rossa si riduce. Copre solo la zona inguinale e serve a scacciare le sventure. E' a fine del XIX secolo, che arriva l'usanza consumistica delle mutande e slip rossi. Qui ci si svaria, c'è chi dice che devono essere un regalo natalizio di qualche congiunto o che devono essere usa e getta.
Su questa tradizione ci sono due varianti. La prima è la versione più consumista di un'usanza già consumista. Al 1° Gennaio devi buttare l'indumento usato, per creare un distacco netto tra il passato ed il presente.
La seconda è poco pratica. Al 31 devi indossare le mutande all'incontrario, per metterle giuste allo scoccare della mezzanotte. Sai il traffico dai bagni! Questo dovrebbe potenziare gli influssi positivi del cambio anno.
Adesso arriviamo al cotechino con lenticchie ed all'uva. Anche se si parla di cotechino non bisogna disdegnare lo zampone, basta che sia IGP di Modena. Le lenticchie e l'uva sono i catalizzatori dei soldi e della buona sorte.
La tradizione delle lenticchie arriva di nuovo dai Romani, che usavano regalare una scarsella piena di lenticchie, per augurare un anno prospero.
Le lenticchie le puoi mangiare quando vuoi, meno che in Sicilia. Nell'isola le servono a mezzanotte, sembra che la tradizione arrivi dai Normanni.
Una tradizione spagnola attecchita a Napoli, prescrive 12 acini d'uva allo scoccare della mezzanotte, se vuoi che la ricchezza, che dovrebbe arrivare, sia sparsa su tutto l'anno.
Questi sono i più diffusi, ma ci sono anche anche usanze estremamente locali, come buttare roba vecchia dai balconi o offrire melograni ai commensali.
Per finire...
Offrite un cenone luculliano ai vostri amici e date un bel benvenuto all'anno nuovo.

25 dicembre 2024

Buon Natale '24

Anche quest'anno siamo arrivati al giorno di Natale. Ormai è passato un altro anno, purtroppo bisestile.
Tolto gli ortodossi, ancora legati al calendario giuliano, tutti i cristiani festeggiano la nascita di Gesù Cristo nella notte tra il 24 ed il 25 Dicembre dell'anno 0.
Festeggiamenti per tradizione e non per storia. Questa data è stata fissata nel III secolo, ma non è la reale.
Nel Vangelo di Luca si legge "vegliare di notte, facendo la guardia al loro gregge". Ora le gregge di pecore non le tieni all'aperto in pieno inverno, ma in primavera.
Anche l'anno è dubbio. Si tramanda che la nascita sia avvenuta negli ultimi anni del regno di Erode, quindi prima del 4 dc.
Però il censimento della popolazione fu indetto nell'anno 8 dc.
Lasciamo perdere e continuamo a credere che sia sia nato 2024 anni fa.
Oggi si aprirà anche la Porta Santa, dando inizio al Giubileo.

Buon Natale!


24 dicembre 2024

Mercatini di Natale

Nel caso particolare sono quelli di Zurigo. Noi abbiamo visitato quello della Stazione Centrale delle
Ferrovie Elvetiche. Qui arrivate da Milano e ripartite per l’aeroporto o, guarda caso, per Kilchberg, per visitare il museo del cioccolato.
Dal 21 Novembre al 24 Dicembre di ogni anno, puoi visitare i cinque mercatini di Zurigo.
  • Zurigo Sechseläutenplatz.
  • Centro storico di Zurigo.
  • Stazione Centrale Zurigo.
  • Zurigo Münsterhof.
  • ZurigoWerdmühleplatz.
Il mercatino della Stazione Centrale è il coperto più grande d’Europa, con le sue 120 bancarelle, ove trovi da mangiare, piccola gioielleria e cagatine varie.
Ha anche un nome in tedesco “Christkindlimarkt”, che si distingue dagli altri per l’albero di Natale alto 10 metri.
Certo è in una posizione di forza. Se non hai una coincidenza a breve, tra un treno e l’altro sei indotto a fare un giro tra le bancarelle. L’odore di vin brûlé e di fonduta è forte ed invitante.

23 dicembre 2024

Home of Chocolate


I
eri abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti verso Zurigo, per visitare il museo del cioccolato, sito
nella fabbrica Lindt di Kilchberg.
Il primo stop lo abbiamo fatto a Mozzate, per prendere una compagna di università di mia figlia, che è venuta con noi.
Il secondo stop è stato alla Stazione Centrale di Zurigo, dove abbiamo fatto un tour del più grande mercatino di Natale della città.
Il viaggio di andata non è stato del tutto tranquillo. Nella salita al tunnel del San Gottardo, ci siamo imbattuti in una tormenta di neve, non prevista dai bollettini meteo. Sulla rampa di Airolo abbiamo trovato una marea di Italiani, impantanati con SUV muniti solo di gomme estive. Per fortuna a Nord del tunnel pioveva e si è potuto andare via più lesti.
La Home of Chocolate, che è il nome del museo, è ospitato nel Head Quartier della Lindt & Sprüngli, ad un indirizzo che è tutto un programma, giusto per il luogo. Ovviamente una fabbrica di cioccolato può essere solo in Schokoladenplatz 1, cioè Piazza del Cioccolato 1.

All’ingresso ti accoglie una fontana alta 9,3 m, ove scorrono 1400 Kg di cioccolato puro, che ti introduce all’inizio della visita.
Alle spalle della fontana è esposto anche l'orsetto Lindt ad altezza uomo, affianco a cui un'orda di turisti si sparavano dei selfie a raffica, essendo un simbolo conosciutissimo in tutto il mondo.
Un percorso multimediale ti porta dalle piantagioni selezionate nel Ghana, al prodotto finito come lo troviamo sugli scaffali dei negozi.
Segui la fava di cacao dalla pianta, con le prime lavorazioni fatte a mano, il trasporto in Europa e la sua trasformazione con procedimenti innovativi e macchinari all’avanguardia.
Nel percorso capisci come la Svizzera sia diventata famosa per il cioccolato, prima in barrette ed ora anche in praline.
I Maitres Chocolatiers svizzeri dal XIX secolo sono attivi nel campo, sperimentano ed innovano la realizzazione di capolavori in cioccolato.
Prima di andare via, passate dal Lindt Chocolate Shop, 500 mq di dolcezze, dove troverete tutto il catalogo e vi potrete far fare una barretta di cioccolato personalizzata.
Per vostra informazione, a Boffalora c'è un outlet Lindt ed a Milano, in Piazza Castello, trovate un Lindt Chocolate Shop.




Bibliografia:
  • Per la pagina Instagram dedicata a questo post, clicca qui.
  • Per la pagina su svizzera.net, clicca qui.



22 dicembre 2024

I ponti del 2025

Anche quest'anno siamo arrivati a cercare i ponti necessari a rilassarci dallo stress quotidiano.
Ieri stavo leggendo i titoli del Corriere online, quando uno ha attirato la mia attenzione. Il giornalista asseriva che con 6 giorni di ferie si potevano fare 32 giorni in panciolle. Sarà vero? Andiamo a vedere!

Gennaio
2 giorni di ferie - 6 giorni - Stai a casa dal 1/1 al 6/1
4 giorni di ferie - 10 giorni - Riposi dal 28/12 di quest'anno sino all'Epifania 2025

Febbraio
Si casca male. non c'è alcuna possibilità.

Marzo
Si piange ancora!

Aprile
A Pasqua c'è un week lungo, 19/20/21.
Alla Liberazione un altro week end lungo, 25/26/27.
Con 4 giorni di ferie, possiamo organizzare un viaggetto di 9 giorni.

Maggio
1 giorno di ferie - 4 giorni - Festeggi i Lavoratori per 4 giorni.
Se hai ferie arretrate ne bruci 3 e stai a casa dal 19/4 al 4/5. 16 giorni, non male!

Giugno
Per la Repubblica un altro week end lungo, 31/1/2.

Luglio
Si torna a piangere

Agosto
Se non sei in ferie, all'Immacolata un week end lungo, 15/16/17.

Settembre
Ci dobbiamo riposare a lavoro.

Ottobre
Come sopra.

Novembre
Ai morti piangiamo gli stessi ed un week end misero di 2 giorni

Dicembre
All'Immacolata insistiamo con un week end lungo, 6/7/8. San Nicola e Sant'Ambrogio non ci aiutano.
A Natale si hanno 4 giorni per festeggiare, 25/26/27/28.

Confrontando l'anno in arrivo con il 2024, direi che è più prodigo di riposini extra.




08 dicembre 2024

La guglia di San Gaudenzio

La cupola da Via G. Ferrari
Oggi siamo andati ad arrampicarci nella cupola antonelliana della basilica di San Gaudenzio. Purtroppo era una giornata brumosa, senza visibilità e dalla balconata abbiamo visto Novara.
Stando alla guida che ci ha portato in giro, in una giornata ideale si vedono i grattacieli di Milano e nelle giornate ventose la visuale va dal Monviso al Resegone con l'aggiunta degli Appennini.
Questa è un'altra opera dell'architetto Alessandro Antonelli, realizzata in quarant'anni, in contemporanea alla Mole di Torino.
Partiamo dalle cifre della cupola, Alta 121 metri (126 m con la statua), pesa 5572 tonnellate ed è stata costruita con 2046 metri cubi di mattoni, prodotti in una fornace situata dove ora c'è lo stadio.
La Basilica di San Gaudenzio ha uno staff che segue quotidianamente la sua manutenzione. Dal 1552 la "Fabbrica Lapidea" cura la costruzione, prima, e la manutenzione, ora, della Basilica, un'attività simile alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano.
Per la costruzione della cupola la Fabbrica Lapidea si è finanziata con la "Imposta del Sesino" ripristinata dal Re Carlo Felice di Savoia e con un primordiale crowdfunding. Trovati i finanziamenti, nel 1840 lo studio di fattibilità fu affidato ad Antonelli, che presenterà il primo progetto nel 1841 e nel 1844 iniziò i lavori di costruzione.
Il contratto prevedeva la cupola ed il rifacimento della facciata. Di questa si realizzarono solo la porta in noce e gli angeli in ferro fuso.
I lavori andarono avanti lentamente a causa delle interruzioni dovute alle guerre d'indipendenza. Nel 1855 viene presentato un progetto aggiornato. Nel 1860 vede la luce un terzo progetto sempre più audace, che alza la cupola sino 121 metri sul pavimento. A metà Maggio del 1878, viene posata la statua del Cristo Salvatore che alzerà la costruzione ai 126 metri attuali.
Nel 1887 si chiusero tutti i cantieri ed il Vescovo di Novara inaugurò la struttura

Mia figlia in imbragatura ed elmetto
Per arrivare alla cupola si salire 450 gradini, passando dal Salone del Compasso, dove le guide illustrano tutti i passaggi storici della Basilica e della Cupola. Siamo a 75 metri e dalle balconate possiamo vedere tutta Novara e le campane nella struttura realizzata da Benedetto Alfieri, zio del poeta Vittorio Alfieri.
Qui scatta il secondo limite di età, puoi proseguire solo se hai più di 14 anni.
Altri 143 gradini su di una scala a chiocciola, agganciati ad una fune di sicurezza arrivi al punto più alto raggiungibile a quota 100. Di qui hai una visuale delle Alpi e del campanile 8 metri più in basso.
Se sei di ginocchia e caviglie buone, con più di 6 anni, è un'escursione da provare. Le guide sono molto preparate e gentili, riescono a farti passare le due ore della visita senza che tu te ne accorga. E' più semplice della visita alla cupola di San Pietro o di Saint Paul, quindi abbordabile da quasi tutti.

La torre campanaria



Bibliografia:
Per la pagina Instagram, clicca qui.
Per la pagina Wikipedia, clicca qui.

07 dicembre 2024

Come addobbare un albero di Natale

Lo confesso, non sapevo mica che ci fossero delle regole per fare un albero di Natale.
L'unica imposizione conosciuta da me erano delle date. Si fa all'Immacolata (8/12) e si smonta alla Befana (6/1).
Il dubbio mi è venuto quando mia figlia ha trovato questa immagine, mi pare sulla rivista di Altroconsumo, quindi era necessaria una ricerca sull'argomento.
Il primo passo è mettere le luci. Momento molto discusso, alcune persone dicono che le luci devono essere messe per ultime, perché danno più lucentezza alle palline.
Si è vero, ma ha anche una ragione pratica. In caso di guasto delle luci posso sostituire la catena senza togliere le palline.
Le catene di luci con filo bianco sono sicuramente da usare con la prima scelta. Il filo bianco non sta molto bene, quindi è meglio mimetizzarlo.
Scegliere catene multicolori e con tanti giochi di luce. Evitare lampadine verdi, che si perderebbero con il colore dell'albero. 
Secondo passo sono le ghirlande e dei nastrini colorati. La bravura è girare intorno all'albero, poggiando nastri e ghirlande in maniera uniforme e spiritoso. Possono essere di diversi colori e tipo, ma non più di tre differenti.
Ora mettiamo le palline che possono essere lucide, opache o glitterate, di vari colori e dimensioni. Si possono mettere anche addobbi di diverse forme. Noi, quest'anno, abbiamo messo degli uccellini in vetro, che abbiamo comprato da Pepco.
Ma quente ne vanno? Su di un albero alto 1,5 metri ne andrebbero da 40 a 50. Se l'albero è più alto aggiungerne 10 ogni 20 cm di maggiore altezza. 
La copertura della base dell'albero è molto importante. Non sta molto bene un albero ben guarnito e colorato con la struttura della base in bella vista.
Va bene delle pezze di stoffa stropicciata, della carta crespata o dell'ovatta. L'importante è coprirla in maniera spiritosa e che paghi l'occhio.
Buon lavoro e buone feste.

03 aprile 2024

Benvenuto Toffee

Dopo un paio di giorni in ricerca disperata di un nuovo compagno per Lolo, ne abbiamo trovato uno in acquisto.
E' un bel caviotto beige e bianco, vispo e teppistello. I primi contatti con Lolo sono stati turbolenti, del resto era prevedibile, porcello vecchio contro intruso giovane.
Il negozio non ha saputo dirci la data di nascita, così il veterinario, in base al peso, ha deciso che l'animale è di tre mesi e su la scheda ha scritto una data di nascita fittizia, il 1° Gennaio 2024.
Il nome lo ha trovato mia moglie. In effetti il colore beige chiaro fa pensare alla caramella mou. Contrariamente alla caramella non si appiccica. Tutte le volte che lo vuoi prendere in braccio scappa.
Come ho detto è un bel caviotto di 600 gr, che mangia come se non ci fosse domani. La catalogna la mangia tutta, foglia e gambo. Un po' alla volta proporremo cibi diversi, per capire i suoi gusti.
Quindi benvenuto Toffee.

01 aprile 2024

Pesce d'Aprile

 
Anche quest'anno siamo arrivati al fatidico 1° Aprile. Ci siamo salvati grazie al fatto che oggi è Pasquetta, il Lunedì dell'Angelo. Difatti nel 2024 Pasqua è bassa.
Non voglio fare la storia dell'usanza, per questo vi rimando al post del 2017, ma voglio scrivere di scherzi passati alla storia.
Il più famoso è quello di Orson Welles, anche se è stato fatto per Halloween, ma solo per ragioni tecniche.
L'allora ventitreenne scrittore organizzo un programma radiofonico, ove si raccontava di una presunta invasione marziana. Lo scherzo andò in onda a fine ottobre 1938, solo perché si ebbero dei problemi tecnici non riparabili nell'immediatezza.
Nonostante fosse uno scherzo in differita, ebbe un effetto dirompente, causando scene di panico in tutti gli Stati Uniti.
Nel 1957 la BBC trasmise un documentario fake, dove si pretendeva di far credere che in Svizzera gli spaghetti si raccoglievano come il grano. Le telefonate del pubblico furono tali e tante, che l'emittente fu costretta a fare un comunicato nel telegiornale del giorno dopo.
Tornando in Italia, per la precisione a Milano, il quotidiano La Notte pubblicò la notizia che una delibera del comune obbligava alla targatura tutti i cavalli circolanti in strada. Nonostante il fatto che negli anni '60 non ce ne fossero tanti di cavalli a spasso per la città, creò un'ondata di proteste al limite dei disordini di piazza.



Bibliografia:
Per la pagina del Corriere ed. Milano, clicca qui.
Per l'articolo su Login, clicca qui.
Per la pagina Wikipedia, clicca qui.




30 marzo 2024

E' morto Spritz

Purtroppo mi trovo a dover annunciare la morte del porcellino GioGio, soprannome di Spritz, dato che non si riteneva di chiamarlo con il nome di un aperitivo.
Era arrivato in famiglia nel lontano 12 Febbraio 2018, quando era morto Schizzo, il primo porcellino d'India tenuto in Italia.
Era nato in qualche allevamento il 29 Agosto 2017, quindi aveva 6 anni e 7 mesi, che per essere una cavia peruviana è una discreta età, diciamo che è stato assai longevo.
L'ultima settimana è stata una piccola tragedia. Il veterinario gli aveva diagnosticato un tumore allo stato terminale ed il poverino aveva tirato avanti sino al ritorno di Marysia dalla Spagna. Quando la ha vista, si è lasciato andare ed oggi pomeriggio le è morto in braccio.
Nonostante fosse cieco da un anno, la sua voglia di vivere aveva da insegnare ad un umano. Era il cocco del condominio e tante volte è stato scambiato per uno Yorkshire toy, ma non si è mai offeso.
Ci siamo fatta compagnia per sei anni, superando brillantemente il lockdown. Lascia un vuoto in tutti noi, specialmente nel suo compare Lolo.


Bibliografia:
Per il post "Benvenuto Spritz", clicca qui.

26 marzo 2024

Fetta di polenta

Settimana scorsa non ho parlato del Palazzo Scaccabarozzi, comunemente conosciuto come Fetta di polenta.
Pure qui c'è di mezzo l'architetto Antonelli, lo stesso della Mole Antonelliana o della cupola di San Gaudenzio.
La leggenda narra, che la moglie avesse portato in dote un pezzo di terreno, ritenuto dai più come inutile. Difatti un appezzamento di 16 m x 5 m x 54 cm, più che un prato non puoi fare.
Siamo nel quartiere Vanchiglia, all'angolo tra via San Maurizio e Via Giulia di Barolo, 500 m dalla Mole. Nel 1840 la società di cui faceva Alessandro Antonelli incomincia a costruire su quello sputo di terreno. E' poco più di scommessa!
Ma di piccolo ha solo la pianta! La palazzina attualmente è alta 24 metri e conta 9 piani, 2 interrati e 7 in elevazione. Gli interrati ed i primi 3 piani furono completati nel 1840. Nel 1881 fu fatta una sopraelevazione aggiungendo gli ultimi tre. L'impronta a terra e di soli 39 mq, in pratica un monolocale.
Dato che i menagramo di allora scommettevano per un crollo, Antonelli ci abitò per anni, con la moglie Francesca Scaccabarozzi, da cui deriva il nome del palazzo.
Alla faccia loro lo stabile sopravvisse allo scoppio di una polveriera a Borgo Dora (1852), un terremoto (1887) ed ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Lo sfruttamento degli spazi è degno di una IKEA ante litteram. Nel lato di 54 cm è stata ricavata la canna fumaria e la scala è propria ridotta ai minimi. Dato che le stanze sono trapezoidali, è stato necessario realizzare le mobilie su misura. Se andate sul blog "Urban File", c'è una pagina con foto e disegni degli interni.
Il nomignolo viene dalla forma a fetta e dal colore giallo ocra, che fanno pensare proprio ad una fetta di polenta.
Il palazzo ha avuto anche una sua visibilità nella storia d'Italia. Nei locali del pianterreno ebbe la sede il "Caffè del Progresso", punto di raccolta di carbonari e cospiratori sino all'unità d'Italia.

Oltre alla famiglia di Antonelli, anche Niccolò Tommaseo abitò nella Fetta di Polenta. Ci abitò nel 1859, quando stava scrivendo un dizionario della lingua italiana.







Questo è il lato di 56 cm che ospita la canna fumaria, lo scarico fognario e le condotte dell'acqua potabile.


















Bibliografia:

24 marzo 2024

Mille non più mille



Arrivati alla Domenica delle Palme 2024, iniziamo la Settimana Santa e diamo alle stampe il post che celebra questo traguardo.
La spiegazione della frase "Mille non più mille" la ho tenuta in ghiacciaia per un paio di anni, per pubblicarla con il post n° 1000.
Al PIA che doveva fare una ricerca, la ho già spiegata nella primavera del 2022, quindi questo post è stato realmente nel surgelatore per due anni.
Sembra che parta tutto da una leggenda che attribuisce a Gesù Cristo questa frase, che dovrebbe datare la fine del mondo all'anno 1000.
Oltre a vari passi nei Vangeli apocrifi, troviamo nell'Apocalisse di Giovanni (Apocalisse 20: 1-7) un'inequivocabile anticipazione profetica sulla fine del mondo a seguito della liberazione di Satana dopo mille anni di prigionia.
Il problema base è sempre stato stabilire, quando fosse il 31 Dicembre dell'anno 1000. In Europa si affiancavano vari calendari oltre al Giuliano. Quindi immaginatevi il menefreghismo diffuso, non potendo stabilire esattamente quando sarebbe stato la fine del mondo. L'unica cosa che si è riuscito a fare, è il dividere il Basso Medioevo dall'Alto Medioevo. Comunque alla faccia dei vari menagramo, abbiano finito il primo millennio, il secondo e siamo entrati nel terzo.
Tornando al blog, dobbiamo fare un ditino californiano, a quei gufi che scommettevano che il blog non avrebbe visto la Pasqua 2016, tant'è vero che tra 18 mesi saranno 10 anni di stronzate scritte e poste al pubblico ludibrio. Tra 2.000 accessi saremo a 200.000 tondi, tondi. Per qualcosa nata per scherzo è un grande piccolo successo.
Quindi cambiamo in "Mille ancora mille", sperando che l'ispirazione continui e che ci sia più tempo per scrivere.
Chiudo ricordando ai miei detrattori, dove i rispettivi nonni portassero l'ombrello.


16 marzo 2024

Il Parlamento subalpino

Il Parlamento Subalpino

Il Parlamento Subalpino nome comune del Parlamento del Regno di Sardegna, istituito con lo Statuto Albertino, era un sistema parlamentare bicamerale perfetto.
Ieri pomeriggio ci siamo dedicati alla Camera dei Deputati, che è stata ospitata a Palazzo Carignano sino al 1864, a seguito del trasferimento della capitale del neonato Regno d'Italia.
Attraverso l'abbonamento ai musei del Piemonte, mia figlia ha trovato una visita guidata al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano ed al Parlamento Subalpino.
La camera dell'assemblea è situata nella parte seicentesca del Palazzo Carignano, ad opera di Guarino Guarini. L'architetto Carlo Sada la ricavò dal salone delle feste, sita nella parte bombata della facciata di Piazza Carignano.
Ci si arriva passando per le sale del museo, attraversando la storia del regno di Sardegna e del casato Savoia. Descrivere gli eventi  di 100 anni di storia è un po' difficile, specialmente nelle poche righe di un post.
Nel 1898 il Parlamento Subalpino fu dichiarato monumento nazionale. Qui si sono svolti gli atti principali e fondanti dell'Unità d'Italia. Qui Carlo Alberto concesse lo Statuto Albertino, che è rimasto in vigore sino alla promulga della Costituzione della Repubblica. Sempre qui Vittorio Emanuele II proclamava la nascita del Regno d'Italia.

La scalinata dei Gonfaloni











Gli affreschi di una sala












Bibliografia:
  • Per la pagina Instagram del post, clicca qui.
  • Per la pagina Wikipedia sul Parlamento Subalpino, clicca qui.
  • Per la pagina Wikipedia su Palazzo Carignano, clicca qui,

15 marzo 2024

Il Monte dei Cappuccini

 
La chiesa dei Cappuccini
Questo è stato un Venerdì culturale. Siamo andati a Torino, oltre per far visita a nostra zia, per vedere delle mostre. Mio fratello e la moglie avevano programmato di vedere la mostra di Robert Capa, mia figlia la mostra su Tim Burton al Museo del Cinema. Per chiudere la giornata, al pomeriggio abbiamo aggiunto una visita guidata al Parlamento Subalpino.
Ma che ho fatto io al mattino? Sono andato ai Cappuccini, era tempo che volevo tornarci. Pensato che ci ero stato alle elementari, negli anni '60.
E' un bel posto. Dal sagrato vedi la skyline di Torino, con una vista, se sei fortunato, sino al Gran Paradiso. Purtroppo il grattacielo di Intesa San Paolo rovina tutto.
Il nome reale è Santa Maria al Monte dei Cappuccini, bella chiesa tardo rinascimentale manierista con interni barocchi. Consacrata nel 1656, in occasione di una visita di Cristina di Svezia.
Costruzione molto travagliata per morte degli architetti, l'epidemia di peste del 1630 ed eventi bellici, ma completata con l'ausilio dei meglio nomi dell'arte, che esercitavano a Torino nel XVII secolo.
Presa a cannonate dagli Austriaci e dai Francesi, nei vari assedi di Torino e bombardata dagli Inglesi nella Seconda Guerra Mondiale è sempre risorta.
Il Monte dei Cappuccini è una collina di 325 metri, sul lato destro del Po, di fronte a Piazza Vittorio e Via Po. Di qui è facile controllare la città vecchia, con ottimi possibilità di portare avanti un assedio. Nella Seconda Guerra Mondiale all'interno della collina, fu ricavato un rifugio antiaereo di cospicue dimensioni. Ora i locali ricavati ospitano un laboratorio di fisica nucleare.
Il dopoguerra portò vari cambi sulla collina. Dismessa la funicolare, perché i danni erano tali, da rendere non economico il ripristino. Nei locali della birreria adesso c'è un ristorante e parte del monastero è occupato dal Museo Nazionale della Montagna.
Nel 1960 al posto della stazione alta della funicolare, è stata posta la statua della Vergine, dedicata ai lavoratori torinesi. La recinzione viene dalla grotta di Lourdes, che la diocesi francese regalò i lavoratori FIAT nel pellegrinaggio del 1958.
Dato che non ci sono parcheggi vicini, conviene salire a piedi dalla Gran Madre.

La Cupola











 

L'altare maggiore














Bibliografia:

03 marzo 2024

La Rocca di Bergamo

Il torrione della Rocca
Oggi finiamo il giro nella città vecchia, dando un'occhiata alla Rocca con la fortificazione trecentesca.
Siamo a circa cinquecento metri dalla funicolare, sulla collina di Santa Eufemia. Questo è l'insediamento più antico della città. I primi insediamenti si possono far risalire ai Celti, intorno al IV secolo.
I lavori per la costruzione della fortezza iniziano nel 1331 su spinta di Giovanni di Lussemburgo e finiti, cinque anni dopo, da Azzone Visconti.
Con l'inizio della dominazione della Serenissima Repubblica di Venezia, avviene la prima modifica con la costruzione del torrione e della Scuola dei Bombardieri.
Nel XIX secolo sarà caserma della guarnigione austriaca. Nel 1859 i Piemontesi lo trasformano in carcere e dal 1933 ospita il Museo del Risorgimento.
Il nome giusto del museo è "Museo ed archivio del Risorgimento Nazionale". Originalmente era ospitato nell'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti. Il crescere delle donazioni ha obbligato alla ricerca di una sede più grande e fruibile. La scelta cadde sulla Scuola dei Bombardieri ed il suo parco.

Il Parco delle Rimembranze
Il parco della Rocca, ora è chiamato Parco delle Rimembranze è da vedere per i cimeli delle Guerre d'Indipendenza e della Prima Guerra Mondiale.
Anche le viste della Pianura Padana, delle Prealpi Orobiche e della città vecchia, valgono la scarpinata per arrivare in cima. Se sei fortunato da capitare in una giornata limpida o di vento, si possono vedere i grattacieli di Milano.
Girando per il parco, un indigeno mi ha detto che la visita guidata della Rocca by night è molto bella ed interessante.


I cimeli della Prima Guerra Mondiale










Le torri ed i tetti della Città Vecchia visti dalla Rocca











La Pianura Padana in direzione dell'Aeroporto di Orio al Serio











Precedenti post sull'argomento:

25 febbraio 2024

Bergamo alta

La città alta vista dalla Rocca
Nell’ambito dello scambio colturale tra la Facoltà di Veterinaria di Milano e di Saragozza, il gruppo di studenti è andato a fare un giro a Bergamo, nel particolare Bergamo Alta.
Dato che mia figlia non ha la patente, ho dovuto dare un passaggio a lei ed alla ragazza spagnola, che era ospite da noi. Così mi sono fatto un giro pure io. Era tempo che ci volevo andare!
Lasciata la macchina nel parcheggio di piazza Libertà, mi sono diretto verso la funicolare. Le due carrozze di questo impianto, inaugurato nel 1887, portano su 50 passeggeri ciascuno verso città vecchia. In 3 minuti coprono 85 m di dislivello, con il 52% di pendenza. A Bergamo c’è anche un’altra funicolare che porta dalla città alta al colle di San Vigilio. La stazione bassa è presso la Porta di Sant’Alessandro e dal 1912 porta al Parco dei Colli.
Tenete conto che è un giro alla spera in Dio, niente di organizzato, senza sapere dove fossero i principali monumenti da vedere.
Arrivato alla Piazza del Mercato delle Scarpe, parto alla scoperta di “Berghém de hòta”. Dopo aver fatto 30 m il primo dubbio, vado prima in Piazza Vecchia o alla Rocca?
Seguendo la folla dei turisti mi infilo in Via Gombito e vengo trascinato sino a Piazza Vecchia. Qui ho speso quasi tutto il tempo a mia disposizione. Il palazzo della Ragione, il Duomo, la Cappella Colleoni e la basilica di Santa Maria Maggiore.
Sant'Alessandro
Il Duomo di Bergamo o Cattedrale di Sant’Alessandro, chiese a croce latina e navata unica, ove hanno lavorato i meglio architetti operanti nella Repubblica di Venezia. Qui trovi la cappella dedicata a Giovanni XXIII.
La prima pietra della Cattedrale fu posta nel 1459 con il Filarete come architetto. Fra alterne situazioni storiche ed un incendio, Carlo Fontana riuscì a completare l'opera nel 1693. Nel 2008 è stato inaugurato l'altare maggiore, dopo le opere di ristrutturazione. Nel 2012 è stato aperto il Museo della Cattedrale dove si possono ammirare i tesori della cattedrale ed i reperti derivanti dalla chiesa distrutta dai veneziani.
Difatti l'attuale Cattedrale è stata costruita sulle rovine dell'antica chiesa dedicata a San Vincenzo da Saragozza, dopo la distruzione avvenuta, per costruire le mura veneziane.
E' molto bella la facciata in marmo bianco di Botticino, costruita ad angolo con il retro del Palazzo della Ragione. La scalinata è stata realizzata in marmo rosa di Baveno.
La cupola è stata realizzata nel 1829, mentre il campanile è del 1690 e sopraelevata nel 1850, ospita 6 campane.
Di fronte vi è il Battistero a pianta ottagonale, ricostruito nel 1900 in stile neo gotico.
Il Palazzo della Ragione
Ho scritto subito del Duomo, ma dovevo trattare per primo il Palazzo della Ragione e dello scalone delle lapidi.
Posto a dividere Piazza del Duomo da Piazza Vecchia, fu costruito nella seconda metà del XII secolo. E' stato il centro delle attività politiche e commerciali di Bergamo dall'epoca dei comuni, attraverso gli anni della Serenissima, per poi cadere in disuso con l'avvento della Repubblica Cisalpina.
Nel 1513 il palazzo andò a fuoco, sembra per opera di alcuni cittadini, tanto è vero che a seguito di un altro incendio, nel 1519 fu messa una taglia sugli incendiari. Questi signori dovevano essere dei precursori dei moderni guerriglieri, dato che tutto ciò successe durante l'occupazione spagnola.
La Scalinata delle Lapidi
Sul lato destro c'è la scalinata che porta ai locali superiori. Il lato sinistro è loggiato con colonne che
sostengono il tetto che copre la scalinata. Il lato destro è in muratura dove sono stati posti dei bassorilievi ed epigrafi provenienti dall'ex chiesa di Sant'Agostino. 
Un piccolo cavalcavia coperto che unisce la scalinata alla Sala delle Capriate, dove vengano organizzate delle mostre.
Non la tiro lunga. In un altro post parlerò della Rocca e di quanto altro c'è d'interessante.


Bibliografia:

19 febbraio 2024

La Certosa di Garegnano

Oggi, nei miei giri per lavoro, mi sono fermato alla Certosa di Garegnano, nome più conosciuto della Parrocchia di Santa Maria Assunta alla Certosa di Garegnano.
La sua storia parte il 19 Settembre 1349, con la posa della prima pietra, da parte di Giovanni Visconti. Otto anni dopo, a cantiere ancora aperto, ospiterà il Petrarca, in transito da Milano.
Il monastero fu completato nel 1352, ma i lavori sono proseguiti sino al 1367, quando la chiesa fu definitivamente consacrata.
L'Arcivescovo Visconti dotò il monastero di ampie proprietà a Trenno, per permettere il sostentamento dei monaci Certosini, che qui vivevano.
Del complesso originale rimane poco, La chiesa, il cortile dell'Elemosina, il cortile d'Onore e qualche porzione degli edifici dei Certosini intorno al chiostro della foresteria, da cui si accede all'antico refettorio monastico.
Ora vediamo perché viene definita "La Sistina di Milano". In questa chiesahanno esercitato i migliori pittori rappresentanti il barocco lombardo. La prima pennellata fu data nel 1578 da parte di Simone Peterzano che finirà nel 1572. Gli stucchi di Marsilio de Siolis completano magistralmente l'opera.
Il Peterzano, bergamasco di nascita, ma veneziano d'istruzione, dopo essere statol'insegnante di disegno di Michelangelo Merisi, incomincia ad affrescare le volte della Certosa.
Qui dipingerà il Presepe e l'Epifania nel presbiterio e nel catino dell'abside il Crocefisso con gli angeli e la Maddalena inginocchiat
Le tre tele nel coro raffigurano la Resurrezione di Cristo, il trono con la Vergine ed i santi Bruno, Giovanni Battista, Gerolamo e Ambrogio e l’Ascensione di Gesù al Cielo.
Nella cupola, a forma ottagonale, troviamo otto figure di Angeli e al centro della cupola, l’Eterno Padre.
Nel tamburo vediamo i profeti, le otto sibille ed i quattro Evangelisti.
Daniele Crespi ha affrescato la volta e la navata della chiesa, finendo nel 1628. Nella navata ha illustrato la vita di San Bruno in sette lunette. Ai lati della porta d’ingresso, troviamo le monache certosine Beata Beatrice e S. Margherita d’Oingt.
Sopra le lunette delle porte, la scelta cade sui monaci martiri inglesi ed i monaci scrittori.
La volta a botte è affrescato con motivi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Nei riquadri troviamo dei busti di monaci certosini.
Le cappelle sono state dipinte da altri pittori. Al Solari è attribuito l'altare della sacrestia.
Dato che per salvaguardare l'integrità degli affreschi, la cappella è sempre in penombra, è meglio visitare la chiesa con le visite guidate, tutti i giorni alle 15,30. Sul sito ufficiale si trova il link per accedere alle prenotazioni.



Bibliografia:

18 febbraio 2024

La liturgia del Capodanno Cinese

Durante le ricerche per il post di Domenica scorsa, ho scoperto che in Cina esiste una tradizione quasi liturgica, per le festività del Capodanno.
In un periodo che va da un mese prima sino alla Feste delle Lanterne, viene rispettato un decalogo di cose da non fare, che possiamo trovare anche nella cultura occidentale, ma in periodi dell'anno diversi.
Ma ci sono anche cibi che sei obbligato a mangiare, per lucrare un po' di fortuna nell'anno che verrà.







Nel Capodanno cinese vi un quasi obbligo di indossare abiti rossi, molto aderenti per le donne, mentre in occidente l'uso di indossare un paio di mutande rosse, possibilmente avute in regalo a Natale. Tutto ciò per avere un po' di fortuna nell'anno che verrà.
In occidente regalare fazzoletti porta sfiga tutto l'anno, non solo a Capodanno! Difatti chi riceve i fazzoletti deve darti una monetina, per virare da regalo a vendita.
Come l'ombrello mena rogna se lo apri al chiuso, non quando lo ricevi in regalo. E' raro regalare un ombrello a meno che non siano uno di quelli brandizzati.
Lascio a voi, gli eventuali commenti che si possano fare.


13 febbraio 2024

Il treno del Ricordo

Il poster dell'evento
Andando a Milano per una visita medica, mi sono fermato a Porta Garibaldi, per vedere il "Treno del Ricordo". Oggi era la tappa a Milano del tour, che lo porterà da Trieste a Taranto.
E' un treno commemorativo dell' esodo dei profughi giuliani dalmati e della tragedia delle foibe, partito nel Giorno del Ricordo.
Il convoglio organizzato dalla Fondazione FS è composto da due carrozze Centoporte e da un vagone postale, con varie motrici che si alterneranno lungo il viaggio. Gli interni dei tre vagoni sono stati rimossi, per permettere l'allestimento di una mostra storica. Purtroppo la ho dovuta vedere di corsa senza soffermarmi troppo.
Nei dieci anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, si è assistito alla migrazione forzata di quasi 350.000 cittadini italiani, sloveni e croati, in fuga dalle milizie del generale Tito. Questi miliziani si erano macchiati con gli eccidi delle foibe, dove furono massacrati circa 5.000 cittadini e militari originari della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia.
A seguito di questa fuga, in Istria e Dalmazia, si svuotarono degli interi paesi, che furono ripopolati da seguaci del nuovo regime.
Alle scuole medie avevo un compagno figlio di un esule istriano e di una esodata slovena.
Il Giorno del Ricordo è stato instituito nel Marzo 2004 con la legge 92/04. Nel primo paragrafo la legge motiva:
"Conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".
I bagagli dei profughi
In questo giorno sugli edifici pubblici sarà esposto il Tricolore.
Il primo anno in cui si celebrò questa giornata è stato il 2005, sotto la presidenza Ciampi.
Nell'occasione il Presidente emise un comunicato dove esprimeva la soddisfazione per l'istituzione della Solennità, ricordando le sofferenze di chi fu ucciso nelle foibe e di chi dovette lasciare la terra natia.
Come per l'Olocausto, anche qui ci sono stati numerosi casi di negazionismo, fermamente condannati dal Presidente Mattarella nei discorsi del 2019 e 2020.
Se volete vedere tutte le foto scattate, andate sulla pagina Istagram dedicata a questo post.

La carrozza Centoporte