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08 dicembre 2024

La guglia di San Gaudenzio

La cupola da Via G. Ferrari
Oggi siamo andati ad arrampicarci nella cupola antonelliana della basilica di San Gaudenzio. Purtroppo era una giornata brumosa, senza visibilità e dalla balconata abbiamo visto Novara.
Stando alla guida che ci ha portato in giro, in una giornata ideale si vedono i grattacieli di Milano e nelle giornate ventose la visuale va dal Monviso al Resegone con l'aggiunta degli Appennini.
Questa è un'altra opera dell'architetto Alessandro Antonelli, realizzata in quarant'anni, in contemporanea alla Mole di Torino.
Partiamo dalle cifre della cupola, Alta 121 metri (126 m con la statua), pesa 5572 tonnellate ed è stata costruita con 2046 metri cubi di mattoni, prodotti in una fornace situata dove ora c'è lo stadio.
La Basilica di San Gaudenzio ha uno staff che segue quotidianamente la sua manutenzione. Dal 1552 la "Fabbrica Lapidea" cura la costruzione, prima, e la manutenzione, ora, della Basilica, un'attività simile alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano.
Per la costruzione della cupola la Fabbrica Lapidea si è finanziata con la "Imposta del Sesino" ripristinata dal Re Carlo Felice di Savoia e con un primordiale crowdfunding. Trovati i finanziamenti, nel 1840 lo studio di fattibilità fu affidato ad Antonelli, che presenterà il primo progetto nel 1841 e nel 1844 iniziò i lavori di costruzione.
Il contratto prevedeva la cupola ed il rifacimento della facciata. Di questa si realizzarono solo la porta in noce e gli angeli in ferro fuso.
I lavori andarono avanti lentamente a causa delle interruzioni dovute alle guerre d'indipendenza. Nel 1855 viene presentato un progetto aggiornato. Nel 1860 vede la luce un terzo progetto sempre più audace, che alza la cupola sino 121 metri sul pavimento. A metà Maggio del 1878, viene posata la statua del Cristo Salvatore che alzerà la costruzione ai 126 metri attuali.
Nel 1887 si chiusero tutti i cantieri ed il Vescovo di Novara inaugurò la struttura

Mia figlia in imbragatura ed elmetto
Per arrivare alla cupola si salire 450 gradini, passando dal Salone del Compasso, dove le guide illustrano tutti i passaggi storici della Basilica e della Cupola. Siamo a 75 metri e dalle balconate possiamo vedere tutta Novara e le campane nella struttura realizzata da Benedetto Alfieri, zio del poeta Vittorio Alfieri.
Qui scatta il secondo limite di età, puoi proseguire solo se hai più di 14 anni.
Altri 143 gradini su di una scala a chiocciola, agganciati ad una fune di sicurezza arrivi al punto più alto raggiungibile a quota 100. Di qui hai una visuale delle Alpi e del campanile 8 metri più in basso.
Se sei di ginocchia e caviglie buone, con più di 6 anni, è un'escursione da provare. Le guide sono molto preparate e gentili, riescono a farti passare le due ore della visita senza che tu te ne accorga. E' più semplice della visita alla cupola di San Pietro o di Saint Paul, quindi abbordabile da quasi tutti.

La torre campanaria



Bibliografia:
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23 dicembre 2021

La mela reintegrata

Domenica mattina, per andare a prendere il pullman per Orio, con mia figlia abbiamo attraversato il piazzale della Stazione Centrale.
Ovviamente siamo passati davanti all'opera di Michelangelo Pistoletto "La mela reintegrata", realizzata per l'EXPO 2015.
L'opera in originale era ricoperta di muschio ed era posizionata sul sagrato del Duomo. 
A fine EXPO fu trasferita in via provvisoria al Parco Sempione ed infine a Marzo 2016 arrivò alla sua definitiva ed attuale destinazione.
L'opera è una struttura in acciaio inossidabile ricoperto di muschio, nei sei mesi di EXPO, a rappresentate la sostenibilità dell'alimentazione, tema principe della manifestazione. La versione attuale la struttura è coperta con un intonaco di argilla e polvere di marmo. Il tutto è alto 8 metri per 7 metri di diametro ed 11 tonnellate di peso. Il colore bianco è stato scelto per adeguarsi al colore chiaro della stazione.
Il simbolismo biblico della mela morsa da Eva, al frutto che dovrebbe dare la conoscenza, era già stato usato da Apple nel suo logo, ma l'artista vuole andare oltre.
La mela significa natura ed il morso l'artificio. La ricongiunzione del pezzo asportato sta significare il ritorno alla natura dell'umanità. Insomma un invito ad abbandonare l'artificialità della società moderna, per ritornare alla semplicità della natura, avviando un epoca nuova.
Anche dietro l'attuale sistemazione della mela si nasconde un altro simbolismo chiarito dall'autore nel giorno dell'inaugurazione-
“Un’opera simbolica che si apre al mondo, così come la stazione ferroviaria, anche simbolicamente, apre la città al mondo”.
Personalmente a me non piace troppo, ma è molto meglio di tre oscenità che sono in alcune piazze milanesi.