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31 maggio 2026

L'informatica a Milano

Informatica in milanese
Il mese scorso, con l'elettricista Giuseppe, abbiamo aggiornato la rete dati di un nostro vecchio cliente.
Vecchio cliente ed altrettanto vecchia era la rete. Qui abbiamo trovato di tutto, vecchiume e ciarpame, che non spiegava come la rete potesse funzionare ancora.
Parlando con il responsabile, ad un certo momento ci ha detto che la rete spesso "Andàa a ramengo".
I poveri "Barlafùss" (i computer) avevano di che scioperare. Schede di rete e switch Gigabit su cavi da 10 e/o 125 MHz.
Spostando un armadio, abbiamo trovato un post-it con alcuni termini tradotti in milanese.
In parecchi uffici, dove lavoravamo, parlavano dei problemi della rete, parlando in dialetto, ma non ci avevo mai fatto caso. Qui invece abbiamo trovato persino uno scritto.
Parlando con un altro amministratore di rete ho scoperto che ci siano dei dizionari di informatica italiano - milanese. Quindi è un vizio diffuso.
Ora devo indagare se esistono dei dizionari con le traduzione dei termini in altri dialetti.
Vi farò sapere!



25 ottobre 2025

Musa

Acronimo di Museo Universitario delle Scienze Antropologiche mediche e forensi per i diritti umani.
Nato per diffondere il ruolo e l'importanza delle scienze mediche, antropologiche e forensi nella lotta alla violenza e nella tutela dei diritti umani.
In Europa è il primo sito che tratta questo tema che apre al grande pubblico, gratuitamente, raccogliendo l'eredità dell'Istituto di Medicina Legale e del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense.
Facendomi passare per uno studente abbondantemente fuori corso, mi sono imbucato in una delle visite guidate di oggi.
Una Archeologa Antropologa ci ha guidato attraverso le varie sezioni del museo, storica, identità, crime e viventi. Per la tragedia di Melilli, ove morirono 1000 emigranti, nell'affondamento di una carretta del mare, vi è una sezione stile escape room.
Sezione storica
Lungo un corridoio si aprono delle anse che rappresentano un dato periodo storico della popolazione milanese. Si parte dalla Mediolanum romana per arrivare ai giorni nostri.
Ogni ansa ha le pareti laterali realizzate con una scaffalatura riempita con scatole di ossa trovate negli scavi nella città ed attribuite a quella data epoca. Sulla parete di fondo un televisore, dove puoi vedere un cartone animato sulla vita dell'epoca.
Questa è la sezione storica, a cui segue la sezione identità, dove si spiegano i perché esiste la necessità di dare un nome a tutti i corpi trovati. Qui fanno impressione le lapidi dove sono enumerati i morti a cui non si è potuto dare un nome nel naufragio di Melilli ed in due periodi storici di Milano.
Nella sezione crime viene illustrato, come sia importante l'analisi dei luoghi circostanti, al ritrovamento di un corpo. Come una foglia o una macchia possano dirti, come e quando sia morto il corpo trovato.
La sezione viventi non mi ha lasciato dei ricordi. Non so proprio come descriverla.

Sezione Crime
L'ultima sezione è una specie di escape room, dedicato al naufragio di Melilli e alle opere per il ricupero del relitto, con i corpi contenuti in stiva.
A sinistra viene proiettato un filmato muto che documenta quanto sia stato fatto. Di fronte la ricostruzione di un pezzo del relitto con i corpi dei naufraghi. Ricostruzione molto forte.



Bibliografia:

03 marzo 2024

La Rocca di Bergamo

Il torrione della Rocca
Oggi finiamo il giro nella città vecchia, dando un'occhiata alla Rocca con la fortificazione trecentesca.
Siamo a circa cinquecento metri dalla funicolare, sulla collina di Santa Eufemia. Questo è l'insediamento più antico della città. I primi insediamenti si possono far risalire ai Celti, intorno al IV secolo.
I lavori per la costruzione della fortezza iniziano nel 1331 su spinta di Giovanni di Lussemburgo e finiti, cinque anni dopo, da Azzone Visconti.
Con l'inizio della dominazione della Serenissima Repubblica di Venezia, avviene la prima modifica con la costruzione del torrione e della Scuola dei Bombardieri.
Nel XIX secolo sarà caserma della guarnigione austriaca. Nel 1859 i Piemontesi lo trasformano in carcere e dal 1933 ospita il Museo del Risorgimento.
Il nome giusto del museo è "Museo ed archivio del Risorgimento Nazionale". Originalmente era ospitato nell'Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti. Il crescere delle donazioni ha obbligato alla ricerca di una sede più grande e fruibile. La scelta cadde sulla Scuola dei Bombardieri ed il suo parco.

Il Parco delle Rimembranze
Il parco della Rocca, ora è chiamato Parco delle Rimembranze è da vedere per i cimeli delle Guerre d'Indipendenza e della Prima Guerra Mondiale.
Anche le viste della Pianura Padana, delle Prealpi Orobiche e della città vecchia, valgono la scarpinata per arrivare in cima. Se sei fortunato da capitare in una giornata limpida o di vento, si possono vedere i grattacieli di Milano.
Girando per il parco, un indigeno mi ha detto che la visita guidata della Rocca by night è molto bella ed interessante.


I cimeli della Prima Guerra Mondiale










Le torri ed i tetti della Città Vecchia visti dalla Rocca











La Pianura Padana in direzione dell'Aeroporto di Orio al Serio











Precedenti post sull'argomento:

25 febbraio 2024

Bergamo alta

La città alta vista dalla Rocca
Nell’ambito dello scambio colturale tra la Facoltà di Veterinaria di Milano e di Saragozza, il gruppo di studenti è andato a fare un giro a Bergamo, nel particolare Bergamo Alta.
Dato che mia figlia non ha la patente, ho dovuto dare un passaggio a lei ed alla ragazza spagnola, che era ospite da noi. Così mi sono fatto un giro pure io. Era tempo che ci volevo andare!
Lasciata la macchina nel parcheggio di piazza Libertà, mi sono diretto verso la funicolare. Le due carrozze di questo impianto, inaugurato nel 1887, portano su 50 passeggeri ciascuno verso città vecchia. In 3 minuti coprono 85 m di dislivello, con il 52% di pendenza. A Bergamo c’è anche un’altra funicolare che porta dalla città alta al colle di San Vigilio. La stazione bassa è presso la Porta di Sant’Alessandro e dal 1912 porta al Parco dei Colli.
Tenete conto che è un giro alla spera in Dio, niente di organizzato, senza sapere dove fossero i principali monumenti da vedere.
Arrivato alla Piazza del Mercato delle Scarpe, parto alla scoperta di “Berghém de hòta”. Dopo aver fatto 30 m il primo dubbio, vado prima in Piazza Vecchia o alla Rocca?
Seguendo la folla dei turisti mi infilo in Via Gombito e vengo trascinato sino a Piazza Vecchia. Qui ho speso quasi tutto il tempo a mia disposizione. Il palazzo della Ragione, il Duomo, la Cappella Colleoni e la basilica di Santa Maria Maggiore.
Sant'Alessandro
Il Duomo di Bergamo o Cattedrale di Sant’Alessandro, chiese a croce latina e navata unica, ove hanno lavorato i meglio architetti operanti nella Repubblica di Venezia. Qui trovi la cappella dedicata a Giovanni XXIII.
La prima pietra della Cattedrale fu posta nel 1459 con il Filarete come architetto. Fra alterne situazioni storiche ed un incendio, Carlo Fontana riuscì a completare l'opera nel 1693. Nel 2008 è stato inaugurato l'altare maggiore, dopo le opere di ristrutturazione. Nel 2012 è stato aperto il Museo della Cattedrale dove si possono ammirare i tesori della cattedrale ed i reperti derivanti dalla chiesa distrutta dai veneziani.
Difatti l'attuale Cattedrale è stata costruita sulle rovine dell'antica chiesa dedicata a San Vincenzo da Saragozza, dopo la distruzione avvenuta, per costruire le mura veneziane.
E' molto bella la facciata in marmo bianco di Botticino, costruita ad angolo con il retro del Palazzo della Ragione. La scalinata è stata realizzata in marmo rosa di Baveno.
La cupola è stata realizzata nel 1829, mentre il campanile è del 1690 e sopraelevata nel 1850, ospita 6 campane.
Di fronte vi è il Battistero a pianta ottagonale, ricostruito nel 1900 in stile neo gotico.
Il Palazzo della Ragione
Ho scritto subito del Duomo, ma dovevo trattare per primo il Palazzo della Ragione e dello scalone delle lapidi.
Posto a dividere Piazza del Duomo da Piazza Vecchia, fu costruito nella seconda metà del XII secolo. E' stato il centro delle attività politiche e commerciali di Bergamo dall'epoca dei comuni, attraverso gli anni della Serenissima, per poi cadere in disuso con l'avvento della Repubblica Cisalpina.
Nel 1513 il palazzo andò a fuoco, sembra per opera di alcuni cittadini, tanto è vero che a seguito di un altro incendio, nel 1519 fu messa una taglia sugli incendiari. Questi signori dovevano essere dei precursori dei moderni guerriglieri, dato che tutto ciò successe durante l'occupazione spagnola.
La Scalinata delle Lapidi
Sul lato destro c'è la scalinata che porta ai locali superiori. Il lato sinistro è loggiato con colonne che
sostengono il tetto che copre la scalinata. Il lato destro è in muratura dove sono stati posti dei bassorilievi ed epigrafi provenienti dall'ex chiesa di Sant'Agostino. 
Un piccolo cavalcavia coperto che unisce la scalinata alla Sala delle Capriate, dove vengano organizzate delle mostre.
Non la tiro lunga. In un altro post parlerò della Rocca e di quanto altro c'è d'interessante.


Bibliografia:

19 febbraio 2024

La Certosa di Garegnano

Oggi, nei miei giri per lavoro, mi sono fermato alla Certosa di Garegnano, nome più conosciuto della Parrocchia di Santa Maria Assunta alla Certosa di Garegnano.
La sua storia parte il 19 Settembre 1349, con la posa della prima pietra, da parte di Giovanni Visconti. Otto anni dopo, a cantiere ancora aperto, ospiterà il Petrarca, in transito da Milano.
Il monastero fu completato nel 1352, ma i lavori sono proseguiti sino al 1367, quando la chiesa fu definitivamente consacrata.
L'Arcivescovo Visconti dotò il monastero di ampie proprietà a Trenno, per permettere il sostentamento dei monaci Certosini, che qui vivevano.
Del complesso originale rimane poco, La chiesa, il cortile dell'Elemosina, il cortile d'Onore e qualche porzione degli edifici dei Certosini intorno al chiostro della foresteria, da cui si accede all'antico refettorio monastico.
Ora vediamo perché viene definita "La Sistina di Milano". In questa chiesahanno esercitato i migliori pittori rappresentanti il barocco lombardo. La prima pennellata fu data nel 1578 da parte di Simone Peterzano che finirà nel 1572. Gli stucchi di Marsilio de Siolis completano magistralmente l'opera.
Il Peterzano, bergamasco di nascita, ma veneziano d'istruzione, dopo essere statol'insegnante di disegno di Michelangelo Merisi, incomincia ad affrescare le volte della Certosa.
Qui dipingerà il Presepe e l'Epifania nel presbiterio e nel catino dell'abside il Crocefisso con gli angeli e la Maddalena inginocchiat
Le tre tele nel coro raffigurano la Resurrezione di Cristo, il trono con la Vergine ed i santi Bruno, Giovanni Battista, Gerolamo e Ambrogio e l’Ascensione di Gesù al Cielo.
Nella cupola, a forma ottagonale, troviamo otto figure di Angeli e al centro della cupola, l’Eterno Padre.
Nel tamburo vediamo i profeti, le otto sibille ed i quattro Evangelisti.
Daniele Crespi ha affrescato la volta e la navata della chiesa, finendo nel 1628. Nella navata ha illustrato la vita di San Bruno in sette lunette. Ai lati della porta d’ingresso, troviamo le monache certosine Beata Beatrice e S. Margherita d’Oingt.
Sopra le lunette delle porte, la scelta cade sui monaci martiri inglesi ed i monaci scrittori.
La volta a botte è affrescato con motivi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Nei riquadri troviamo dei busti di monaci certosini.
Le cappelle sono state dipinte da altri pittori. Al Solari è attribuito l'altare della sacrestia.
Dato che per salvaguardare l'integrità degli affreschi, la cappella è sempre in penombra, è meglio visitare la chiesa con le visite guidate, tutti i giorni alle 15,30. Sul sito ufficiale si trova il link per accedere alle prenotazioni.



Bibliografia:

26 dicembre 2023

Rho

Lo stemma di Rho
Alcuni dei PIA sono ormai in quarta liceo, ma ho dovuto constatare che l'idiozia dei compiti delle vacanze non migliora.
La settimana scorsa, ovviamente all'Eurospin di Bareggio, uno di quelli di prima generazione, mi ha avvicinato per farmi gli auguri e chiedere una mano per una ricerca.
Il titolo è "Perché Rho si chiama così e quali sono le sue peculiarità". Vedo che a Magenta non brillino certo di fantasia.
Prima cosa da indagare perché il nome è scritto R H O, con l'acca in mezzo. L'attuale scrittura è stata decisa nel 1932, quando il paese è stato elevato al rango di città, per distinguerla da Ro, località emiliana in provincia di Ferrara.
Cittadina industriale di poco più di 50.000 abitanti, che in dialetto fa ancora Rò.
L'origine del nome è assai controversa, non è chiaro se ha origine da un tardo latino o da un vocabolo celtico. In un documento del 846 si parla di Vico Raudo, in un arazzo conservato nei Musei Vaticani si trova con il nome Aro. L'etimologia popolare fa derivare il nome da ruota, come si può vedere nello stemma cittadino.
Essendo posta in mezzo a delle strade che portano da Nord verso Milano, nella sua storia è stata più volte assediata ed una volta rasa al suolo dal Barbarossa.
Nell'anno 1000, Enrico II la nomina "Borgo" ed istituisce il mercato del Lunedì, che ancora oggi si svolge nelle vie a Nord della stazione ferroviaria.
Per la parte turistica se ne parlerà in un altro post. Non ho fotografie d'appoggio.
La città è conosciuta per la contestatissima raffineria petrolifera che ha inquinato la zona dal 1953 sino a metà degli anni '90.
Dopo anni di bonifiche l'area della raffineria è stata destinata ai nuovi capannoni della Fiera di Milano. Attraversando i binari della linea ferroviaria per Torino, troviamo i terreni dove è stato realizzato l'EXPO 2015.
Ora nel territorio troviamo logistiche, una compagnia telefonica ed aree destinate ad imprese tecnologiche.
Delle vecchie attività sembra che sia rimasta solo la Carrozzeria Zagato, che dal 1919 realizza le carrozzerie di alcuni modelli esclusivi, di famosi marchi automobilistici.

15 settembre 2022

Lodi

La chiesa di San Rocco
A causa del Passante ancora chiuso per la S6, ho dovuto portare con la macchina la figlia in università.
In attesa di ricuperarla, sono andato a fare un giro sull'Adda con la moglie.
Ma Lodi non è solo Adda. E' una cittadina, capoluogo di provincia, di circa 45.000 abitanti, fondata dal Barbarossa, dove convive l'industria casearia con la cosmesi, ricerca scientifica ed università.
E' anche una città d'arte. Essendo un luogo di passaggio, posto sul prolungamento della Via Emilia verso Milano, durante il Rinascimento ha conosciuto un periodo di splendore artistico e culturale. La presenza di alcuni importanti monumenti, tra cui il Duomo, il Tempio Civico dell'Incoronata, la chiesa di San Francesco, la chiesa di Sant'Agnese e palazzo Mozzanica, rende la città un luogo di un certo rango turistico.
 
Il monumento ai Carabinieri
Essendo sulla strada per l'Emilia e Roma, ci sono stati molti eventi storici, Alle porte di Lodi, Napoleone Bonaparte sconfisse gli Austriaci, aprendo la strada per Milano.
Scendendo di circa tre secoli, dal Duomo l'antipapa Giovanni XXIII e l'imperatore Sigismondo del Lussemburgo indirono il Concilio di Costanza.
Avendo meno di due ore a disposizione, non ho avuto tempo di infilarmi nel centro storico, Cosa che mi ripropongo di fare al prossimo giro. Quindi tornate a leggere questo post, per vedere le nuove foto che farò in giro per la città.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il fiume Adda, nell'attraversamento di Lodi, si divide in due rami, creando un'isola. Isolabella, questo è il nome dell'isolotto, è diventato un luogo di svago per la cittadinanza, Sul ramo verso il centro della città, forma delle rapide. Nel territorio c'è anche il Canale della Muzza, Opera idraulica d'importanza per l'irrigazione dei campi e la produzione di energia elettrica.
 

 

24 novembre 2021

Angera

Oggi sono andato ad Angera, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, a vedere un'impianto TV realizzato dal figlio di un mio collega, cinque o sei anni fa. Nonostante sia stato concepito in tempi che furono, si comporta ancora molto bene.
Erano anni che mi ripromettevo di venire in questa cittadina famosa per la Rocca Borromea, piena di storia e leggende popolari. Mancando tempo, ho dato una guardata molto veloce e superficiale.
Tornato a casa, ho fatto una ricerca culturale, su cosa ci sia da vedere, oltre alla già citata Rocca. Ho scoperto una cosa originale, assai carina.
Per prima cosa un po' di storia. I primi insediamenti si possono fare risalire al paleolitico. Tra il primo ed il secondo secolo avanti Cristo si hanno primi cenni della colonizzazione romana. Nel 49 a.c. gli abitanti di Angera ottennero la cittadinanza romana.
Saltiamo al Medio Evo. In questo periodo, Angera era a capo di una pieve che si espandeva su le due sponde del lago. Nel XI secolo ha assurto anche una valenza militare, con la costruzione di un fortilizio di proprietà dell'Arcivescovado di Milano. Un paio di secoli dopo la famiglia Visconti, nuova proprietaria dell'installazione. lo trasformò nella fortezza, che è arrivata sino a noi. A metà del XV secolo la proprietà passò alla famiglia Borromeo, che ne è ancora propritaria.
Nel 1447, Ludovico il Moro la elevò al rango di Città, denominazione ribadita nel 1954 con decreto del Presidente della Repubblica.
Il nome deriva dal Lombardo antici "In glarea", che probabilmente deriva dal Latino "Ad glaream", in Italiano "Presso la ghiaia". Nel Ducato di Milano il nome era "Anghiera".
Da questa veloce trattazione della storia, passiamo a cosa ho scoperto nella mia ricerca.
 
Dalla sezione "Visit Angera" del sito ufficiale del Comune, ho scoperto che in città vi è un "Museo Diffuso", con ben 57 punti di interesse, sparsi per la città. A destra potete vedere la mappa, ove si possono trovare le posizioni. per potersi creare un percorso personalizzato.
Sulla prima pagina pagina trovate un QR Code per scaricare l'app AC Tourist, con cui potrete effettuare una visita virtuale della città in realtà aumentata.
La persona da cui mi sono recato mi ha detto che esiste anche un tour guidato a piedi, che ti porta in giro alla scoperta di questi posti.
Sul sito puoi trovare dei percorsi consigliati, con indicati i parcheggi da utilizzare e/o situati nelle vicinanze de luoghi.
Mi ripongo di fare una visita in tranquillità alla città, magari in estate, così ci porto anche la moglie.



 

 Il ragazzo di Angera
- Sito N° 44 del Museo Diffuso. Via Greppi
Murales in copia spray del Il fanciullo con canestra di frutta del Caravaggio. Realizzato nel 2016 in occasione del Settembre Angerese, dal pittore Andrea Ravo Mattoni. Questa ed altre opere simili sono state realizzate a coprire ingiurie di stampo fascista, fatte da teppisti nel Marzo precedente.
L'opera è stata realizzata con il finanziamento da parte della Famiglia Tedeschi, proprietaria dell'immobile, L'associazione commercianti Via Greppi e Pro Loco Angerese. Varie aziende hanno dato la collaborazione tecnica.
 
 
Bibliografia:
 
 

25 aprile 2021

Ballabio

Oggi ho deciso di scrivere un post turistico su Ballabio, piccolo centro all'inizio della Valsassina, in provincia di Lecco.
Qui sto dando una mano ad un mio amico a ristrutturare un piccolo appartamento che ha ereditato prima del lockdown.
Vediamo di inquadrare il posto. Dov'è lo abbiamo gia visto, fa 4.114 abitanti e si sviluppa tra i 661 e 750 metri slm. Sino al 1927 era diviso in due comuni distinti, Ballabio inferiore e Ballabio superiore. Da questo paese si passa per andare a Pian dei Resinelli ed a Barzio, note località sciistiche degli anni '60.
Vista della Grigna
Di turisticamente interessante ci sono due chiese. Quella dedicata a San Lorenzo, Santo Patrono del paese, e Beata Vergine Assunta, pregevole costruzione del XIII secolo, proprio ai piedi della casa di questo mio amico.
Nel XIX secolo furono fondate qui, due famose marche di formaggi, la Locatelli (1860) e Galbani (1880). Il formaggio, in fattispecie il Taleggio, è uno dei core della valle. Sulla strada per Barzio troviamo Introbio, da dove arriva uno dei migliori Taleggi.
Sempre da qui passava la via romana Spluga, che univa Mediolanum con Lindau. Essendo un luogo di passaggio, troviamo tracce degli Orobi, degli Etruschi, dei Romani e dei Galli.
Anche a signorie non stiamo male. Il paese si è trovato sotto gli Sforza, i Medici, i Francesi e gli Asburgo.
Ballabio assurge agli onori della letteratura, quando nel XXIX capitolo dei Promessi Sposi, il Manzoni descrive la calata dei Lanzichenecchi.
La vocazione attuale è il turismo estivo. A neanche un'ora di auto da Milano, si può godere di aria buona e frescura.
Ci sono vari ristoranti, ma ne abbiamo trovato uno di ottima qualità. Penso che scriverò un post della serie "Mangiare a...", per illustrare il menù.
 
La chiesa della Beata Vergine Assunta
 
Il corpo della chiesa













La Via Crucis













Il parco comunale




La chiesa di San Lorenzo

Il corpo della chiesa












L'altare maggiore











I Cabiadini

I Caviadini o anche Cabiadini sono un dolce tipico della Valsassina, dolce PAT, di farina, burro e uova.  Per aver delle notizie sull'origine, bisogna scendere sino al 1600. Si tramanda che dei cuochi locali fecero degli esperimenti, per creare dei nuovi dolci, che fecero da cavia. Così questi biscotti tagliati a mano, da non averne mai due uguali, in dialetto lombardo furono chiamati Caviaditt.