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25 ottobre 2025

Musa

Acronimo di Museo Universitario delle Scienze Antropologiche mediche e forensi per i diritti umani.
Nato per diffondere il ruolo e l'importanza delle scienze mediche, antropologiche e forensi nella lotta alla violenza e nella tutela dei diritti umani.
In Europa è il primo sito che tratta questo tema che apre al grande pubblico, gratuitamente, raccogliendo l'eredità dell'Istituto di Medicina Legale e del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense.
Facendomi passare per uno studente abbondantemente fuori corso, mi sono imbucato in una delle visite guidate di oggi.
Una Archeologa Antropologa ci ha guidato attraverso le varie sezioni del museo, storica, identità, crime e viventi. Per la tragedia di Melilli, ove morirono 1000 emigranti, nell'affondamento di una carretta del mare, vi è una sezione stile escape room.
Sezione storica
Lungo un corridoio si aprono delle anse che rappresentano un dato periodo storico della popolazione milanese. Si parte dalla Mediolanum romana per arrivare ai giorni nostri.
Ogni ansa ha le pareti laterali realizzate con una scaffalatura riempita con scatole di ossa trovate negli scavi nella città ed attribuite a quella data epoca. Sulla parete di fondo un televisore, dove puoi vedere un cartone animato sulla vita dell'epoca.
Questa è la sezione storica, a cui segue la sezione identità, dove si spiegano i perché esiste la necessità di dare un nome a tutti i corpi trovati. Qui fanno impressione le lapidi dove sono enumerati i morti a cui non si è potuto dare un nome nel naufragio di Melilli ed in due periodi storici di Milano.
Nella sezione crime viene illustrato, come sia importante l'analisi dei luoghi circostanti, al ritrovamento di un corpo. Come una foglia o una macchia possano dirti, come e quando sia morto il corpo trovato.
La sezione viventi non mi ha lasciato dei ricordi. Non so proprio come descriverla.

Sezione Crime
L'ultima sezione è una specie di escape room, dedicato al naufragio di Melilli e alle opere per il ricupero del relitto, con i corpi contenuti in stiva.
A sinistra viene proiettato un filmato muto che documenta quanto sia stato fatto. Di fronte la ricostruzione di un pezzo del relitto con i corpi dei naufraghi. Ricostruzione molto forte.



Bibliografia:

16 marzo 2025

Chi è un bauscia?

A seguito del suggerimento della lettrice Deni Modè, andiamo ad analizzare il significato di bauscia, vocabolo del dialetto milanese.
Per cominciare andiamo a disturbare, come al solito, il vocabolario Treccani, che scrive:
baùscia s. m. [da bauscia «bava» (di stizza, di rabbia), bauscià «sbavare»], lomb., invar. – Fanfarone, spaccone (la pron. locale è ‹baü-ša›).
Quindi il bauscia è uno spaccone fanfarone, che ora definiremmo uno che vende fumo. Soprattutto che emette giudizi in campi dove non è minimamente qualificato.
Potrebbe essere anche un mestiere per sbarcare il lunario. I bauscia erano soliti disporsi ai confini della città, per poter abbordare i turisti e far loro da cicerone, ed in certi casi accompagnandoli direttamente.
In Brianza, all'inizio del novecento, i bauscia erano i piazzisti, che portavano gli acquirenti in giro per i mobilifici e le esposizioni.
Un bauscia potrebbe essere anche un tifoso dell'Inter. Storicamente la squadra era supportata, principalmente dalla borghesia milanese, i signorotti cittadini che si davano delle arie. Di qui la definizione di bauscia era affibbiata agli uomini benestanti.
L'attore Tino Scotti era l'interprete principe del tipico bauscia milanese.



Bibliografia:

02 marzo 2025

Abbazia di San Pietro in Gessate

La chiesa al tramonto
In attesa di organizzare le visite alle Abbazie fuori alle mura, andiamo a fare un giro a San Pietro in Gessate.
Questa chiesa è l'unica del gruppo delle Abbazie milanesi che è all'interno delle mura difensive. Per la precisione si trova di fronte al Tribunale di Milano.
Era un tramonto di un paio di anni fa, quando decisi di entrare dentro a vedere la chiesa, tanto ero in anticipo sull'appuntamento.
San Pietro in Gessate, come la vediamo adesso, è frutto di un restauro fatto dopo la Seconda Guerra Mondiale, per curare i danni causati dai bombardamenti alleati nel estate del 1943.
Furono danneggiate tutte le cappelle della navata di destra e distrutto il Chiosco ed il convento. Il chiosco fu ricostruito ne 1954, ad opera dell'architetto Ernesto Rapisardi. Al posto del convento nel 1945 fu costruito il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, assurto alle cronache durante la Rivoluzione Studentesca del 1968. Il convento fu sede dei Martinitt dal 1770 al 1796, quando Napoleone li trasferì in un convento di Brera
L'altare con il crocifisso
La chiesa è un bell'esempio del quattrocento lombardo, nel chiaro stile del Solari. Ha una pianta a croce latina, con tre  navate e cinque cappelle per lato. Quelle di sinistra sono sopravvissute alla guerra, mentre quelle di destra sono andate distrutte.
Con il passaggio del monastero dagli Umiliati ai Benedettini, la precedente chiesa di SS: Pietro e Paolo in Glaxiate, fu sostituita nel 1460 con la costruzione della attuale. Parte dei lavori furono finanziati da Acerrito e Pigello Portinari, rappresentanti del Banco De' Medici in Milano.
Questi signori, che di soldi ne dovevano avere, finanziarono il coro, l'abside maggiore, il capitolo e la sagrestia. Qui si può ammirare ancora lo stemma della famiglia.
Oltre a Guiniforte e Cristoforo Solari, anche Bernardo Zenale, Bernardino Buttinone e Benedetto Briosco hanno contribuito al luogo con le loro opere.
Le ultime modifiche alla costuzione risalgono al 1912, quando Diego Brioschi modificò sostanzialmente la facciata a capanna originale.
Nel 1493 il Papa Alessandro VI converti il titolo di priorato in abbazia, a seguito di una istanza del Duca di Milano Gian Galeazzo Maria Sforza.
Dal 1772 al 1938 fu proprietà del Pio Luogo Trivulzio per poi passare alla Provincia di Milano. Ora ha la condizione giuridica di proprietà di ente religioso cattolico.

Polittico della cappella di S. Antonio Abate


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Bibliografia:

23 febbraio 2025

San Nazaro in Brolo

Siamo arrivati alla terza basilica ambrosiana, conosciuta come Basilica di San Nazaro in Brolo, ma in effetti si chiama Basilica dei Santi Apostoli e Nazaro.
Alla fondazione nel 382 dc Sant'Ambrogio la chiamò Basilica Apostolorum, scegliendo come sede, la strada che conduceva a Roma. Nel 395 dc, dopo la deposizione del corpo di San Nazaro, prese il nome di San Nazaro Maggiore.
L'inizio della storia di questa chiesa, è persecuzione e sangue. Il santo, perseguitato da Nerone, fu decapitato con Celso in località "Tre Muri". Questo posto dovrebbe corrispondere con l'attuale Porta Romana.
I Cristiani di Mediolanum, per paura dell'imperatore, trafugarono i corpi e li seppellirono in un luogo segreto, che fu dimenticato.
Nel 395 il luogo fu rivelato ad Ambrogio dal Signore. Il corpo di Celso fu lasciato lì dove fu trovato, mentre il corpo di Nazaro fu traslato in questa chiesa. Il luogo segreto era dove è la chiesa di San Celso in Corso Italia.
La chiesa di stile paleocristiano a pianta croce latina, ha la facciata romanica coperta dal corpo della cappella Trivulzio, che fa da vestibolo all'ingresso.
La cappella opera del Bramantino, fu iniziata nel 1512 ed è il sepolcro di Gian Giacomo Trivulzio e delle sue due mogli. Sulla sua tomba c'è una iscrizione in latino che il popolo ha tradotto in milanese "L'è staa mai cont i man in man" ( in italiano "Non è mai stato con le mani in mano").
Purtroppo quando sono passato di là, la chiesa era chiusa e non ho potuto fare foto degli interni. Sul sito di Lombardia Beni Culturali potete trovare una breve descrizione del sito. 

Dall'interno si può accedere ad una zona archeologica dove si possono vedere anfore romane e tegole con impronte di animali.
Nei prati laterali all'abside si trovano dei sarcofagi in pietra rimanenza dell'area sepolcrale.
Con questo post abbiamo finito il giro per le Abbazie Ambrogine, ma, con l'arrivo della primavera, sto già pensando ad una visita alle Abbazie Milanesi.



Post già pubblicati:
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18 febbraio 2025

Alla scoperta delle Abbazie

Dal sito www.cittametropolitana.mi.it
In questi giorni ho incominciato a scrivere dei post sulle Abbazie Ambrogine, cioè luoghi di culto fondati da Sant'Ambrogio o, in qualche maniera, legate a lui.
Cercando delle notizie di appoggio, mi sono ricordato che la Città Metropolitana aveva fatto qualcosa sulle Abbazie Milanesi. Posti nei dintorni della città, legati a monasteri di vari ordini.
Il progetto chiamato "Strada delle Abbazie" promuoveva dei giri in bicicletta dalla città ai vari luoghi, attraversando il Parco Sud.
Adesso vorrei riproporre gli stessi giri in maniera virtuale, scrivendo dei post, su queste sette Abbazie, che un tempo erano assai fuori città, i monaci volevano stare tranquilli, ora sono state inglobate dalla città ed una ha pure l'aeroporto di Linate alla porta. Tranquillità addio!
Facciamo un elenco su cui lavorare
  • Dal sito www.cittametropolitana.mi.it
    Chiaravalle
  • Mirasole
  • Monluè
  • Morimondo
  • San Pietro in Gessate
  • Santa Maria in Calvenzano
  • Viboldone
Ad esclusione di San Pietro in Gessate, che ho visitato un paio di anni fa, di cui ho già le foto in archivio, le visite me le organizzerò, non appena il tempo scalda un po'.
Quindi tornate a visitare il blog spesso. Io so quando saranno, ma voi no!












16 febbraio 2025

Sant'Ambrogio

Questa Domenica facciamo un giro a Sant'Ambrogio. La Basilica intitolata al Vescovo meneghino del IV secolo è il luogo di culto più visitato dopo il Duomo.
Dal 374 al 397 Ambrogio da Treviri, da inizio alla costruzione delle quattro basiliche fuori le mura dedicate a differenti santi. Cosa assai insolita per l'epoca.
La Basilica è stata costruita su di un cimitero di martiri cristiani dove vi erano anche i sepolcri dei Santi Gervasio e Protasio. Di qui il nome originale di "Basilica martirum". Solo nel X secolo sarà dedicata a Sant'Ambrogio.
Costruita in stile romanico e modificata più volte nei secoli, mantenendo in qualunque caso la linea originale.
L'estetica arrivata sino a noi è dovuta ai rifacimenti del 1088 e 1099, voluti dal vescovo Anselmo da Rho, cha voluto trasformarla in uno stile romanico più puro. Nella direzione dei lavori si sono alternate le migliori firme dell'epoca, come Bernardino Luini, Gaudenzio Ferrari e Bernardino Lanino.
Particolarità sono i due campanili. Quello di destra, del IX secolo, è detto dei "Monaci", quello di sinistra, eretto nel XII secolo è detto dei "Canonici".

Dal sito www.gallerieditalia.com
Tra il 15 ed il 23 Agosto 1943, i bombardamenti alleati colpirono pesantemente la zona di Sant'Ambrogio e dell'Università Cattolica, con danni ingenti alla Basilica.











Notevole è il ciborio, del IX secolo, realizzato con quattro colonne di porfido rosso e l'altare di Sant'Ambrogio, capolavoro orafo medioevale, realizzato da Volvinio.
Protetto da sacchi di sabbia si è salvato dai bombardamenti aerei alleati dell'Agosto 1943.
L'altare in oro era stato trasferito in Vaticano per toglierlo ad eventuali atti di saccheggio.










Nella navata centrale, nella posizione originale del IV secolo, troviamo il "Sarcofago di Stilicone".
Si ritiene che sia il sarcofago del generale Stilicone e della moglie Serena, 
E di tipo "Sarcofagi a porte di città", per la presenza di porte turrite negli sfondi dei bassorilievi.






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09 febbraio 2025

San Dionigi

Oggi voglio riprendere un vecchio progetto, risalente a fine 2021, di scrivere qualcosa sulle Basiliche ambrogine.
Sono solo quattro, tre ancora visibili ed una, purtroppo, distrutta. Vediamo quali sono.

Basilica di Sant'Ambrogio
Basilica di San Nazaro in Brolo
Basilica di San Simpliciano
Basilica di San Dionigi

Di San Simpliciano ha già scritto il 22 Ottobre 2022, quindi oggi scrivo di San Dionigi, La Basilica andata persa.

Dal sito dei Beni Culturali Lombardia

Questa Basilica distrutta intorno al 1782, a seguito delle soppressioni volute da Giuseppe II d'Asburgo, si trovava dove adesso è il Museo di Scienze Naturali, nel Parco Montanelli a Porta Venezia.
La Basilica era famosa come luogo di sepoltura dell'aristocrazia milanese e dei santi Dionigi ed Arialdo. San Dionigi morì qui, a causa della sua avversione all'eresia ariana.
Nelle pertinenze della Basilica c'era anche un ospedale ed un monastero fondato da Ariberto d'Intimiano nel 1023. Dalla fondazione al XVI secolo gli affidatari furono i Benedettini, poi passo tutto ai Servi di Maria.
Duranti degli scavi condotti nell'autunno del 2017, furono trovati delle mura riconducibili a questa chiesa. Ora sono in corso delle indagini sulle sepolture, trovate vicino, per capire a quale periodo storico siano imputabili. Questi studi dovranno portare a stabilire l'esatta planimetria della Basilica e le sue dimensioni.
Oltre all'archivio documentale, della Basilica di San Dionigi rimangono un labrum di porfido, ora fonte battesimale del Duomo, il Crocefisso di Ariberto e la cosiddetta "Pietra del 13 Marzo".
Domenica prossima scriverò della ben più famosa Basilica di Sant'Ambrogio.


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19 febbraio 2024

La Certosa di Garegnano

Oggi, nei miei giri per lavoro, mi sono fermato alla Certosa di Garegnano, nome più conosciuto della Parrocchia di Santa Maria Assunta alla Certosa di Garegnano.
La sua storia parte il 19 Settembre 1349, con la posa della prima pietra, da parte di Giovanni Visconti. Otto anni dopo, a cantiere ancora aperto, ospiterà il Petrarca, in transito da Milano.
Il monastero fu completato nel 1352, ma i lavori sono proseguiti sino al 1367, quando la chiesa fu definitivamente consacrata.
L'Arcivescovo Visconti dotò il monastero di ampie proprietà a Trenno, per permettere il sostentamento dei monaci Certosini, che qui vivevano.
Del complesso originale rimane poco, La chiesa, il cortile dell'Elemosina, il cortile d'Onore e qualche porzione degli edifici dei Certosini intorno al chiostro della foresteria, da cui si accede all'antico refettorio monastico.
Ora vediamo perché viene definita "La Sistina di Milano". In questa chiesahanno esercitato i migliori pittori rappresentanti il barocco lombardo. La prima pennellata fu data nel 1578 da parte di Simone Peterzano che finirà nel 1572. Gli stucchi di Marsilio de Siolis completano magistralmente l'opera.
Il Peterzano, bergamasco di nascita, ma veneziano d'istruzione, dopo essere statol'insegnante di disegno di Michelangelo Merisi, incomincia ad affrescare le volte della Certosa.
Qui dipingerà il Presepe e l'Epifania nel presbiterio e nel catino dell'abside il Crocefisso con gli angeli e la Maddalena inginocchiat
Le tre tele nel coro raffigurano la Resurrezione di Cristo, il trono con la Vergine ed i santi Bruno, Giovanni Battista, Gerolamo e Ambrogio e l’Ascensione di Gesù al Cielo.
Nella cupola, a forma ottagonale, troviamo otto figure di Angeli e al centro della cupola, l’Eterno Padre.
Nel tamburo vediamo i profeti, le otto sibille ed i quattro Evangelisti.
Daniele Crespi ha affrescato la volta e la navata della chiesa, finendo nel 1628. Nella navata ha illustrato la vita di San Bruno in sette lunette. Ai lati della porta d’ingresso, troviamo le monache certosine Beata Beatrice e S. Margherita d’Oingt.
Sopra le lunette delle porte, la scelta cade sui monaci martiri inglesi ed i monaci scrittori.
La volta a botte è affrescato con motivi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Nei riquadri troviamo dei busti di monaci certosini.
Le cappelle sono state dipinte da altri pittori. Al Solari è attribuito l'altare della sacrestia.
Dato che per salvaguardare l'integrità degli affreschi, la cappella è sempre in penombra, è meglio visitare la chiesa con le visite guidate, tutti i giorni alle 15,30. Sul sito ufficiale si trova il link per accedere alle prenotazioni.



Bibliografia:

13 febbraio 2024

Il treno del Ricordo

Il poster dell'evento
Andando a Milano per una visita medica, mi sono fermato a Porta Garibaldi, per vedere il "Treno del Ricordo". Oggi era la tappa a Milano del tour, che lo porterà da Trieste a Taranto.
E' un treno commemorativo dell' esodo dei profughi giuliani dalmati e della tragedia delle foibe, partito nel Giorno del Ricordo.
Il convoglio organizzato dalla Fondazione FS è composto da due carrozze Centoporte e da un vagone postale, con varie motrici che si alterneranno lungo il viaggio. Gli interni dei tre vagoni sono stati rimossi, per permettere l'allestimento di una mostra storica. Purtroppo la ho dovuta vedere di corsa senza soffermarmi troppo.
Nei dieci anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, si è assistito alla migrazione forzata di quasi 350.000 cittadini italiani, sloveni e croati, in fuga dalle milizie del generale Tito. Questi miliziani si erano macchiati con gli eccidi delle foibe, dove furono massacrati circa 5.000 cittadini e militari originari della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia.
A seguito di questa fuga, in Istria e Dalmazia, si svuotarono degli interi paesi, che furono ripopolati da seguaci del nuovo regime.
Alle scuole medie avevo un compagno figlio di un esule istriano e di una esodata slovena.
Il Giorno del Ricordo è stato instituito nel Marzo 2004 con la legge 92/04. Nel primo paragrafo la legge motiva:
"Conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale".
I bagagli dei profughi
In questo giorno sugli edifici pubblici sarà esposto il Tricolore.
Il primo anno in cui si celebrò questa giornata è stato il 2005, sotto la presidenza Ciampi.
Nell'occasione il Presidente emise un comunicato dove esprimeva la soddisfazione per l'istituzione della Solennità, ricordando le sofferenze di chi fu ucciso nelle foibe e di chi dovette lasciare la terra natia.
Come per l'Olocausto, anche qui ci sono stati numerosi casi di negazionismo, fermamente condannati dal Presidente Mattarella nei discorsi del 2019 e 2020.
Se volete vedere tutte le foto scattate, andate sulla pagina Istagram dedicata a questo post.

La carrozza Centoporte


31 gennaio 2024

Pinocchio


Ieri cercando dove potesse essere un posto, ho scoperto che in Corso Indipendenza c'è una fontana con un monumento dedicato al famoso burattino.
Di questo personaggio, creato da Carlo Lorenzini, giornalista fiorentino del XIX secolo, che come scrittore firmava con lo pseudonimo di Carlo Collodi, sapevo che vi era il cartone animato di Walt Disney, due serial realizzati dalla RAI ed un parco tematico, ma non una fontana.
Comunque é un romanzo di un certo spessore, dato che nelle varie trasposizioni cinematografiche e televisive, si sono cimentati i meglio nomi come Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Roberto Benigni, Ciccio e Franco, tanto per citarne alcuni.
La fontana si trova nel prato centrale tra le corsie di Corso Indipendenza, tra Via Bronzetti e Via Mameli, così oggi, andando da un appuntamento all'altro, ci ho fatto una capatina veloce.
La fontana esiste dal 1956 e fino a ieri ne ignoravo l'esistenza, nonostante che i nonni paterni abitassero a non più di 500 metri, in Via Fratelli Bronzetti.
E' un dono della Famiglia Artistica Milanese alla cittadinanza ed inaugurata il 13 Maggio 1956. nel 2013 è stato eseguito un restauro conservativo, per ripulirla ed adeguarla tecnicamente.
La vasca è ellittica in granito di Baveno con un fondo in mosaico vetroso. Il basamento del monumento è in serizzo valmasino grigio scuro, mentre le statue in bronzo sono opera dello scultore Attilio Fagioli e poggiano su di un tronco di piramide in marmo verde.

Le statue in bronzo sono quattro. Sul punto più alto vi è un Pinocchio bambino in piena salute. Alla base c'è un burattino esanime, a sinistra la volpe ed a destra il gatto. La statua del gatto è stata trafugate da ignoti, all'inizio degli anni '70.
Sulla parte frontale vi sono i versi del poeta Antonio Negri, dedicati al burattino.
In caratteri dorati, leggi:
Come ero buffo quando ero un burattino...e tu che mi guardi sei ben sicuro di aver domato il burattino che vive in te?
Nel restauro del 2013, la statua è stata dotata di un nuovo sistema di filtraggio delle impurità, un gioco d'acqua a cascata ed un impianto luci a LED. Si è provveduto anche alla sostituzione del gatto fregata da ignoti.
Il monumento è posto sotto i vincoli della Soprintendenza ai Beni Architettonici.
























Bibliografia:

22 gennaio 2024

Mangiare a... Milano - Flower Burger

 

La sede di Via Garibaldi 34 - Milano

Ieri, per festeggiare il compleanno di mia figlia, abbiamo deciso di fare qualcosa di alternativo, per non andare in un ristorante cinese, come da tradizione.
Nell'andare a zonzo per siti, aveva scoperto l'esistenza di una catena di burgerie completamente vegane, dai burger ai dolcetti. Così dopo un'attenta analisi del menù, abbiamo deciso di provare.
Siamo andati allo shop di Corso Garibaldi, perché facilmente raggiungibile con il passante, in maniera molto ecologica.
Il posto non è grandissimo, penso poco più di 20 coperti, arredato in maniera molto psichedelica, da figlio dei fiori, come intenzione del fondatore. Sul soffitto sopra il nostro tavolino, era disegnato il sottomarino giallo dei Beatles.
Spicy Cecio e Patatas
I panini vengono serviti in un cestino in legno per la frutta. Come potete vedere dalla foto, il panino è giallo, colorato con la curcuma. Di fatto una particolarità è proprio il colore che cambia con il tipo di panino ordinato. Il mio, un Spicy Cecio, era giallo, quello di mia figlia, un Flower Burger, era violetto. La colorazione è ottenuta con prodotti naturali. Come detto il giallo è curcuma, il violetto è ottenuto con estratto di carota nera o ciliegia per il rosa. E' un'originalità che può piacere.
L'ordine può essere fatto come burger singolo o menu. Le patate sono in due versioni, una base con prezzo compreso nel menù ed una più raffinata, che richiede un piccolo supplemento. Nella lista sono previsti anche degli appetizer, dolcetti, birra o acqua.

Il soffitto psichedelico
Il locale è tranquillo e, quando siamo andati noi, silenzioso, senza musica di sottofondo.
Il personale è molto gentile e paziente. Noi abbiamo fatto un po' di casino con l'app, per avere il burger omaggio per il compleanno ed i punti sul conto.
Visto che non mi faccio mai i fatti miei, ho fatto una piccola inchiesta sul traffico degli impiegati nei mezzogiorni feriali. Per quando sono in centro, potrebbe essere un'ottima idea per un pasto veloce.
Flower Burger è una iniziativa avviata nel 2015, con l'intenzione di essere il primo fast food al mondo, ad avere una proposta culinaria 100% vegan con la inequivocabile specialità - burger colorati. Oggi si è diffusa in Italia con 21 locali, 1 ciascuno per Francia, Inghilterra ed Olanda. L'obbiettivo di questa catena è di offrire un'esperienza culinaria aperta a tutti i gusti, in ambienti allegri e rilassanti.
Giudizio finale è provarlo di sicuro con spirito aperto e di condivisione. Approvato!!!

Il biscottino
 

26 novembre 2023

Un giro a... Merlata Bloom

Oggi abbiamo avuto un'idea insana, assai insana. Con moglie e figlia abbiamo deciso di andare a fare un giro a Merlata Bloom. Non tanto che andare ad un centro commerciale durante i week end, lo ritengo un'azione da impiegato, con tutto il rispetto per gli impiegati, ma per il fatto che il posto è stato aperto una settimana fa, con un battage pubblicitario non indifferente. Vi lascio immaginare la calca.
Però mi è venuta un'idea, partire con un filone di post, intitolati "Un giro a...", dove tenterò di fare una recensione Sui centri commerciali di Milano e dintorni, magari anche di altre province del Nord Italia.

Uno delle gallerie del centro.
Data la pazzia fatta, pariamo con la new entry Life Style Center Merlata Bloom Milano.
Di questo centro penso che dovrò scrivere più post, data la sua dimensione.
Quanto sia grande non lo ho ancora capito. Si parla di 30 ettari tra coperto e spazi verdi, informazione da verificare, prima di darla per buona.
Comunque per lo sport sono stati impiegati 11.000 mq, 10.000 mq dedicati a intrattenimento e cultura, 5.000 mq di verde e sky garden e, per finire 3.100 mq di punto vendita Esselunga. Oggi mi fermerò qui, dato che ci abbiamo lasciato 2 ore per girarlo tutto.
Per prima cosa armatevi di santa pazienza. Entrare nel parcheggio è il primo ostacolo. Per accedere abbiamo dovuto fare 15 minuti di coda e siamo finiti all'opposto del centro, quindi attraversalo.
Dopo un sali e scendi con le scale mobili, arriviamo in meta. Subito ci accoglie una hostess che ci regala un mini Monopoli adattato alla Esselunga, poi mia moglie è partita in esplorazione.
La base della nostra avventura è stata la descrizione che ne fa il sito del centro commerciale, 
La proposta commerciale include 18.000 prodotti con le esclusive linee a marchio privato per soddisfare ogni esigenza di spesa. Frutta e verdura selezionata, una ricca gastronomia con eccellenze italiane e di altri paesi e le proposte della “Cucina Esselunga”, più di 200 ricette da portare subito in tavola scegliendo tra i piatti della tradizione italiana e dal mondo e i piatti vegetariani. Presenti i reparti assistiti di carne e di pesce, quest’ultimo rigorosamente fresco non decongelato e con una proposta di oltre 40 varietà di sushi. Grazie al panificio interno vengono sfornate durante la giornata più di 18 varietà di pane fresco con pizze e focacce, utilizzando ingredienti naturali. Arricchisce l’offerta Elisenda, la linea di alta pasticceria di Esselunga realizzata in collaborazione con il ristorante stellato “Da Vittorio” dei fratelli Cerea.
All’interno del negozio anche l’enoteca con oltre 800 etichette, un caveau per i vini pregiati e con la presenza di un sommelier per guidare i clienti nella scelta dei vini.
La pasticceria di Elisenda
In effetti è molto grande, con una grande offerta ed, una volta tanto, dei corridoi ampi.
L'organizzazione è leggermente diversa da quella classica di questo brand. Grazie alla superfice a disposizione hanno potuto fare qualcosa più simile ai punti vendita di livello superiore, quasi americano. Di sicuro meno caotico degli store di Eataly.
Oltre alla curiosità del nuovo, Sono venuto sin qui per scegliere il vino per il la cena della vigilia. Qui mi sono perso tra le bottiglie, in una offerta enorme da perdersi, con tanti dubbi su cosa comprare. I sommelier non li ho visti, ma ho visto l'area riservata chiusa a chiave. Dato i prezzi esposti spero che i vetri siano blindati.
Mia moglie ha percorso un corridoio alla volta, facendo la differenza con altri supermercati. Nel suo girovagare ha fatto anche la spesa per la settimana e, forse, anche per la settimana successiva.
Monopoly special edition
Qualcuno dirà "Ma i prezzi?" Sono in linea con gli altri punti vendita di questo marchio. Certo alcuni prodotti non li troverai mai negli altri punti vendita, quindi il paragone non si può fare, ma sul resto non ci si può lamentare.
Dopo due ore di girovagare abbiamo ripercorso le gallerie cammellandoci sei bottiglie di vino, la verdura per i porcellini, frutta ed un panettone.
la prossima volta proverò a stare più sul generico interessandomi solo degli altri esercizi commerciali e, magari pure del multisala Notorius.


Mia moglie in ricerca delle spezie



 

02 luglio 2023

Belvedere "Berlusconi"?

Palazzo Lombardia
Oggi hanno aperto ai visitatori il belvedere del Palazzo Lombardia. E' posto al  39° piano del nuovo grattacielo che ospita gli uffici della Regione Lombardia.
Dai suoi 161 metri di altezza, puoi godere di una vista dei tetti di Milano, migliore della vista ottenibile salendo al belvedere del Pirelli.
Prima di parlare della visita diamo una spiegazione al titolo del post. Dopo la morte di Silvio Berlusconi, i suoi seguaci hanno tentato di dare il suo nome, prima agli aeroporti, poi al belvedere. Per ora non c'è alcun parere da parte della Giunta.
Questo settore del grattacielo viene aperto in date programmate o per occasioni speciali. Per esempio, ad Aprile, è stato aperto per la Design Week.
Oltre a questa apertura, nel 2023 ci sono due sessioni, una estiva, ormai andata ed una autunnale. Eccezionalmente le due aperture estive sono state estese sino alle 22.00, per permettere la visione dello skyline di Milano, con le luci della notte.
Di seguito le date della sessione autunnale


Autunno

  • Domenica 3 settembre, 10.00-18.00
  • Domenica 17 settembre, 10.00-18.00
  • Domenica 01 ottobre, 10.00-18.00
  • Domenica 15 ottobre, 10.00-18.00
  • Domenica 12 novembre, 10.00-18.00
 
Il Belvedere
Si accede dal varco N1 del Nucleo 1, dove devi fare la fila per attendere uno dei due ascensori, che vi porterà al 39° piano. Il Belvedere è grande 480 mq e può ospitare sino a 112 visitatori.
Per incominciare abbiamo fatto una quarantina di minuti in coda. La fortuna è che Piazza Città di Lombardia sia coperta ed in corrente d'aria, quindi non si sofferto troppo il caldo.
Arrivati al varco N1 siamo stati divisi in gruppi di 20 visitatori. Dopo il controllo di sicurezza, stile aeroporto, siamo stati divisi in due gruppi di 10, dato che ogni ascensore ne porta tanti + 1 operatore. Dopo una corsa di circa 1 minuto, sei 161 metri più in alto. Per i culturi degli ascensori ad alta velocità, ci ha messo tre piani per frenare.
Guardando fuori dalle vetrate ci si rende conto dell'altezza. Tutto quello che, nella mia gioventù, avevo considerato molto alto, era ai miei piedi più in basso. Come minimo erano 60 metri sotto. Solo la Torre Unicredit ed il grattacielo Isozaki sono più alti.
 
La Stazione Centrale













 
Verso Piazza Duomo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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03 marzo 2023

E la colomba?

Dal sito ricettedellanonna.net
Oggi parliamo della colomba pasquale, dolce più adatto al tempo quaresimale.
La versione attuale è dovuta, come il panettone, all'iniziativa della Motta. Negli anni '30, il responsabile pubblicitario della azienda, decise di commercializzarla usando lo stesso impasto e le stesse macchine del panettone.
Anche questo dolce è iscritto al PAT, ma non c'è un disciplinare. Quindi, presumo, che segua quello del panettone, da cui deriva.
Venerdì scorso ho scritto che la colomba ha circa 800 anni in più del panettone. La tradizione la fa risalire a metà del VI secolo, in piena epoca longobarda.
Ci sono due leggende sulla nascita del dolce. La prima si riconduce all'entrata in Pavia, del re longobardo Alboino. Durante l'assedio della città, il re si vide offrire, in segno di pace, un pan dolce a forma di colomba.
La seconda tira in ballo la regina Teodolinda e l'abate San Colombano. Il luogo è sempre Pavia, ma nel 612. Il monaco arrivò in città durante la Quaresima di quell'anno ed in suo onore la regina organizzo un ricco banchetto a base di selvaggina. Dato il periodo penitenziale i monaci non ne mangiarono, con grande offesa della regina. L'abate, da gran diplomatico qual'era, giustificò che senza una preventiva benedizione, non ne potevano mangiare. Non appena incominciò a pronunciare la formula, tutta la cacciagione si trasformò in pani bianchi a forma di colomba.
Anche il nome deriva dal santo. San Colombano era di nascita irlandese di lingua gaelica. In gaelico il suo nome "Colum Bán" significa proprio "colomba bianca".
 
 
 
Bibliografia:

25 febbraio 2023

Benedis la gola e él nas

Venerdì ho scritto un post sul panettone, finendo scrivendo di tenere un'avanzo per San Biagio. Una lettrice ha commentato, chiedendo perché deve mangiare un pezzo di panettone raffermo. Così è meglio chiarire.
La tradizione del panettone di San Biagio è tipicamente milanese e poco conosciuta fuori Lombardia. A Milano c'è il detto che fa da titolo al post, che in italiano suona come "(San Biagio) benedici la gola ed il naso".
Adesso vediamo di far luce sul perché di questa tradizione. Incominciamo dalla leggenda di Fra' Desiderio.
Nella settimana di un Natale, una donna portò ad un certo Fra' Desiderio, un panettone da benedire. Il frate impegnato dalle celebrazioni, disse di tornare il giorno dopo, ma la donna se ne dimenticò.
Il frate, molto goloso; dopo averlo benedetto, incominciò a mangiare dei pezzettini del panettone. La donna si ricordò del panettone ed andò al convento proprio il 3 febbraio.
Al momento di restituire la scatola ormai vuota, il frate si accorse che dentro c'era un nuovo panettone, più grosso dell'originale.  Di qui la tradizione di far benedire un panettone avanzato da Natale, nel giorno di San Biagio.

Dall'articolo del 3/2/23 su Matera News

Per stabilire chi fosse San Biagio, riporto uno stralcio di Milanoweekend
San Biagio era un medico armeno, vissuto nel III secolo d.C.: si narra che compì un miracolo quando una madre disperata gli portò il figlio morente per una lisca di pesce conficcata in gola. San Biagio gli diede una grossa mollica di pane che, scendendo in gola, rimosse la lisca salvando il ragazzo. Inutile aggiungere che, dopo aver subito il martirio, Biagio venne fatto santo e dichiarato protettore della gola.
L'articolo su cui mi sono basato per questo post, lo potete trovare, oltre su Milanoweekend, anche su Famiglia Cristiana e, per andare contro a quanto scritto all'inizio, su Matera News.
Quindi il Natale prossimo, fate avanzare un panettone per San Biagio.


24 febbraio 2023

Ma come é nato?

Dal sito panettonevergani.com
Siamo appena  arrivati alla fine del Carnevale e siamo ancora a parlare di Natale.
La stura qual'è? Una compagna di liceo di mia figlia, ci ha chiesto di portarle un panettone. A Febbraio? Forse vuole una colomba per Pasqua? No, proprio un panettone!
Per fortuna che avevo a casa un panettone di San Biagio, così abbiamo accontentato la ragassola.
Ma come nasce la tradizione di questo dolce, replicato in 100 milioni di pezzi ogni anno? Di sicuro c'è molto poco, leggende tante.
Per prima cosa chiarire che il "panetùn" come lo conosciamo oggi, è una trovata di Angelo Motta, che incominciò a produrlo industrialmente nel 1919.
Dal 2003 è un marchio registrato, legato ad un rigidissimo preliminare per la produzione. E' iscritto anche al PAT del ministero MIPAAF.
Con l'aiuto del sito Vergani, Wikipedia e un leaflet trovato sul panettone di una nota catena GDO, mi sono fatto una piccolissima cultura.
Il panettone nasce a fine del XIV secolo, 800 anni dopo la colomba, Si parla del 1395, ma non è sicuro.
L'unica cosa sicura è che nasce nella Contrada delle Grazie, che è quella parte  di Milano, posta tra Santa Maria delle Grazie ed il Castello Sforzesco.
In quell'anno viene firmato un decreto che permette ai fornai di Milano di produrre nel periodo natalizio il "Il pan del ton", vendendolo a chiunque. Il pane del tono era una pagnotta di frumento bianco, di lusso, che veniva distribuito alla famiglia dal padre, davanti al camino, alla sera della vigilia. I poveri della città potevano mangiarlo solo a Natale.
Andando avanti di una trentina d'anni troviamo un'altra leggenda. Un certo Messer Ulivo degli Atellani, falconiere di casa Sforza, follemente innamorato della figlia di un fornaio, si fa assumere come garzone dal padre di lei. Anche se era una scusa per stare vicina all'amata, si dà da fare per incrementare le vendite. Impastò la migliore farina del mulino  con uova, burro, miele e uva sultanina. Non appena misero in vendita il dolce, fu un successo che attraversò tutta la città, Per gratitudine il fornaio concesse la mano della figlia al geniale falconiere.
Arriviamo alla fine del XV secolo. Alla vigilia di Natale del 1495, nelle cucine di Lodovico il Moro si vive una piccola tragedia, si brucia il dolce del cenone. Lo sguattero Toni propose di portare a tavola un dolce che aveva fatto con gli  avanzi della dispensa. Il cuoco, non avendo alternative, lo portò a tavola.
Da dietro una tenda rimase a guardare la reazione dei commensali. Alla reazione entusiastica degli ospiti, il duca chiamò il cuoco chiedendo il nome di tale prelibatezza. Il cuoco rispose: "L'è 'l pan dal Tögn", cioè " Il pane del Toni".
Nei secoli il dolce si è evoluto generando anche una versione veneziana e di Pinerolo.
Se vi avanza uno, non buttatelo o regalatelo, ma mangiatelo a San Biagio (3 Febbraio). La tradizione narra che questa azione, protegga dai malanni della gola.



Bibliografia:
  • Per il sito Panettone Vergani, clicca qui.
  • Per la pagina Wikipedia, clicca qui.
  • Per la ricetta del panettone, clicca qui.