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31 maggio 2026

L'informatica a Milano

Informatica in milanese
Il mese scorso, con l'elettricista Giuseppe, abbiamo aggiornato la rete dati di un nostro vecchio cliente.
Vecchio cliente ed altrettanto vecchia era la rete. Qui abbiamo trovato di tutto, vecchiume e ciarpame, che non spiegava come la rete potesse funzionare ancora.
Parlando con il responsabile, ad un certo momento ci ha detto che la rete spesso "Andàa a ramengo".
I poveri "Barlafùss" (i computer) avevano di che scioperare. Schede di rete e switch Gigabit su cavi da 10 e/o 125 MHz.
Spostando un armadio, abbiamo trovato un post-it con alcuni termini tradotti in milanese.
In parecchi uffici, dove lavoravamo, parlavano dei problemi della rete, parlando in dialetto, ma non ci avevo mai fatto caso. Qui invece abbiamo trovato persino uno scritto.
Parlando con un altro amministratore di rete ho scoperto che ci siano dei dizionari di informatica italiano - milanese. Quindi è un vizio diffuso.
Ora devo indagare se esistono dei dizionari con le traduzione dei termini in altri dialetti.
Vi farò sapere!



16 marzo 2025

Chi è un bauscia?

A seguito del suggerimento della lettrice Deni Modè, andiamo ad analizzare il significato di bauscia, vocabolo del dialetto milanese.
Per cominciare andiamo a disturbare, come al solito, il vocabolario Treccani, che scrive:
baùscia s. m. [da bauscia «bava» (di stizza, di rabbia), bauscià «sbavare»], lomb., invar. – Fanfarone, spaccone (la pron. locale è ‹baü-ša›).
Quindi il bauscia è uno spaccone fanfarone, che ora definiremmo uno che vende fumo. Soprattutto che emette giudizi in campi dove non è minimamente qualificato.
Potrebbe essere anche un mestiere per sbarcare il lunario. I bauscia erano soliti disporsi ai confini della città, per poter abbordare i turisti e far loro da cicerone, ed in certi casi accompagnandoli direttamente.
In Brianza, all'inizio del novecento, i bauscia erano i piazzisti, che portavano gli acquirenti in giro per i mobilifici e le esposizioni.
Un bauscia potrebbe essere anche un tifoso dell'Inter. Storicamente la squadra era supportata, principalmente dalla borghesia milanese, i signorotti cittadini che si davano delle arie. Di qui la definizione di bauscia era affibbiata agli uomini benestanti.
L'attore Tino Scotti era l'interprete principe del tipico bauscia milanese.



Bibliografia:

10 marzo 2025

Perché si dice: "Essere un piangina"

Sabato mattina, mentre ero in coda alla cassa dell'Eurospin, ho incontrato il cinesino Cheng. Ormai dovrei dire cinesone, dato che è diventato un pezzo di marcantonio da un metro ed ottanta.
Dopo i soliti convenevoli dovuti alla stretta cultura orientale, mi ha chiesto che cosa volesse dire "Essere un piangina". Espressione tipicamente milanese, usata tanto da Cochi e Renato.
Per curiosità sono andato a vedere nel vocabolario Treccani ed ho scoperto che è un neologismo aggiunto nel 2023.
piangina s. m. e, più raramente, f.inv. o regolare al pl. Nel linguaggio familiare o nello stile brillante dei giornali, persona che si lamenta e recrimina di continuo | Anche agg. con pl. regolare, lamentoso, piagnucoloso. 
Dato che Cheng non mi sembra proprio un piangina, mi sa che chi lo ha definito così, è il solito bauscia milanese, che si fa scherno degli stranieri.
Comunque il trafiletto del vocabolario Treccani se la prende con varie persone tipo Al Bano, Benigni, calciatori e ciclisti. Ma il meglio è il pezzo che tratta di Marchionne.
D’ora in poi chiamerò l’ad della Fiat, Sergio Marchionne, «Il Piangina», termine con il quale noi milanesi etichettiamo quel tipo noioso che piagnucola spesso, che di scusa ne ha sempre una, che oppone il tratto lamentoso agli insuccessi della sua (modesta) esistenza. (Michele Fusco, Linkiesta.it, 28 luglio 2012, Italia) 
Comunque se andiamo a Roma di piangina ne troviamo parecchi tra i politici.



Bibliografia:


15 novembre 2021

Perché si dice: "Ghe pensi mi"

Qualche settimana fa il mastino Cheng mi ha chiesto che cosa potesse significare "Ghe pensi mi", che un suo compagno boffonchia ogni due per tre. Il compagno di classe è lo stesso di "Và a ciapà i ratt". Secondo me, il tipo si esprime con intercalari meneghini, per bullizzare il povero cinesino. Cheng è nato a Milano, ma è la prima generazione italiana di una famiglia cinese.
Ghe pensi mi, intercalare in Milanese stretto, che in Italiano suona come "Ci penso io", è arrivato alla fama nazionale con Tino Scotti, comico milanese, che ha portato in televisione una macchietta di un tipico cavaliere Milanese. Nel 2010 viene riproposto da Silvio Berlusconi, in una intervista rilasciata al TG1.
Come al solito ha un significato buono ed uno cattivo. Normalmente viene usato con il significato di non sbattersi più di un tanto, il pronunciante vuole comunicare che ci penserà lui a fare qualche cosa.
Ma potrebbe essere usata con il significato che ci devo pensare io perché tu sei un incapace e/o imbrannato.

16 marzo 2018

Damm a trà

Stasera al solito banco dell'ortofrutta, sono stato assalito dai PIA non milanesi. La questione era: "Che significa Damm a trà?"
Damm a trà o la forma corrotta damm de trà in milanese significa: "Dammi retta", interiezione tipica usata per invocare l'attenzione altrui. Tutto qui!
Andando ai giorni nostri, scrivendolo: "Damm-atrà" diventa il nome di un ristorante tipico sito sul Naviglio vicino alla Darsena. Anni '90 vi era una associazione con questo nome, che organizzava corse podistiche o ciclistiche.
Tanto era dovuto a spiegazione!

10 marzo 2018

Perché ho definito gli amici praticoni come "Veneti".

Nel post di ieri ho scritto che bisogna tenersi lontano dagli amici "Veneti". Perché gli amici "Veneti" sono i più pericolosi?
Vi è un detto popolare veneto che fa: "Faso tuto mi", che in italiano suona come: "Faccio tutto io".  Da qui i praticoni tuttofare sono stati definiti "Veneti".
Con il verbo faso è tipica del padovano e veneziano. A Verona il verbo cambia in fago. In altre zone il verbo vira in fao.
Il significato non cambia, solo lui sa fare tutto, danni compresi.

20 settembre 2017

Sciapo

Nel post di due giorni fa, ho usato una parola in dialetto, non esattamente lombardo, di cui mi è stato chiesto il significato.
"Sciapo" parola dialettale che indica del cibo scarso di sale. Parola tipica in Toscana che viene associata al pane fatto senza sale. Andando verso sud diventa "Scipito" o "Sciapido". In Italiano "Insipido". Il contrario è "Sapido".
L'origine è ignota, si sa solo che è una contaminazione generatasi nel XVIII secolo dalla parola "Scipito".
Se rivolta ad una donna, vuole indicare persona vestita male, senza un proprio stile.
Il Vocabolario Treccani scrive:
Scipito agg. [rifacimento del lat. *exsipĭdus (da insipĭdus «insipido» con cambio di prefisso), sul modello dei part. pass. di 4a coniug.]. – Senza sapore, o poco salato; insipido: il brodo, l’arrosto è scipito. In senso fig., insulso, non spiritoso: una battuta sc.; riferito a persona, scialbo, poco espressivo, con scarsa personalità, e sim.: di Concetta si discusse sovente all’osteria. Chi la diceva scipita, chi proponeva di richiamarla presto (Pavese).

27 agosto 2017

E' morto Nanni Svampa

Ieri sera ci ha lasciato anche Nanni Svampa, storico fondatore dei "Gufi", un altro gruppo che mi ha accompagnato negli anni del liceo.
Apparteneva a quel gruppo di artisti che accompagnavano l'attività da professionisti con la musica. All'incontrario di Jannacci (cardiologo) o Valdi (avvocato), non ha mai esercitato la professione di commercialista. Come era desiderio del padre, si era laureato in Economia e Commercio alla Bocconi, .
Aveva tradotto Brassens in dialetto milanese, che aveva imposto alla ribalta artistica italiana.
Sciolto il sodalizio dei Gufi, ha continuato la carriera come solista dialettale e come attore di cinema e televisione.
Va bene che girano tutti intorno agli 80, ma la generazione ruggente del Derby Club ci sta lasciando, per sempre.
 

Bibliografia:

21 giugno 2017

Pirla, che significa?

Questa volta non sono i piccoli amici illetterati, a sollevare il problema. Qui abbiamo una colpevole, cittadina di Sedriano, pura "terrunciella", alla Abbatantuono, per chiarirci.
Su chi potessero essere i miei lettori, potevo scommettere su parecchi, ma non certo sulla Nunziatina. Si vede che ho un mercato presso i miei quasi compaesani. La signora è arrivata una ventina di anni fa da uno sperdutissimo paese della Basilicata. 
Sperando che qualche madre non protesti, andiamo a spiegare il significato di pirla. Il pirla è un articolo per signore, che la Litizzetto chiama walter. Vocabolo tipico del dizionario milanese, che ha un significato fisico, come abbiamo già detto, ed uno allegorico.
Dare del pirla a qualcuno, equivale a dargli dello stupido, persona facilmente raggirabile. Tantevvero che se appelli una persona con questo epiteto, sei penalmente perseguibile.
Sinonimi nel dialetto lombardo sono ciula e pistola. In Piemontese diamo del picio ed in Sicilia del minchione. A Genova si dice belin, usato più come intercalare, che come insulto.
Su Wikipedia ho scoperto che Montale ha scritto la poesia "Il pirla". Nel 1988 la canzone "Faccia da pirla" assurge alla Top Chart italiana. Nel 2003 ci riprovano gli Articolo 31 con "Il consiglio di un pirla".
Gli Svizzeri superano tutti. In Canton Ticino c'è un paesino chiamato Pirla.
Quando si si vuole dare un consiglio disinteressato, da parte di uno che ha qualche esperienza, si dice. "Senti un pirla".
Quando vuoi commentare una foto, ove una persona è venuta particolarmente male, diciamo: "Ma che faccia da pirla".
Speriamo di aver accontentato la signora e non aver dispiaciuto a qualcuno.


Bibliografia: