11 maggio 2026

Perché si dice: "Piove a dirotto"

Ieri parlando al telefono con mia moglie, sono uscito con l'affermazione "piove a dirotto". Ovviamente, non essendo italiana, mi ha chiesto cosa volessi significare.
Come con i PIA, ho dato una spiegazione sommaria, rimandando il chiarimento ad un post specifico.
Per divertirmi, ho interpellato l'intelligenza artificiale che, stranamente, mi ha dato una risposta concertata.
"Piovere a dirotto" significa piovere in modo estremamente forte, abbondante e continuo, quasi come se il cielo si fosse rotto (diluviare). L'espressione descrive piogge torrenziali che scendono a scrosci impetuosi.
Nella ricerca tradizionale  ho trovato anche una battuta di Paddington che dice " I londinesi hanno 107 modi diversi per dire Sta piovendo" Non saprei che possa centrare con piovere a dirotto.
La Treccani scrive che "dirotto" si può applicare anche allo scorrere turbolento di un torrente.


10 maggio 2026

Il Piave mormorava ...

Per chi non lo sapesse, oggi è la festa degli Alpini. Genova è piena di penne nere che hanno sfilato per le vie del centro. Comunque anche a Milano c'erano alpini ed alpine che sciamavano.
Ieri è successo qualcosa di originale, diciamo. Nel condominio di fronte al mio, qualcuno ha organizzato una mega riunione di famiglia ben fornita di alcolici.
Verso l'una della notte, vado a buttare la spazzatura e vedo due signori alticci, parecchio, che se ne andavano via abbracciati, cantando la "Leggenda del Piave". Ed erano pure stonati!
Lasciando perdere i contenuti storici ed il fatto che negli anni 1946/47 è stato usato come inno nazionale, per me è un ricordo di un parente che ho trattato troppo poco, è morto che avevo cinque anni.
Il mio bisnonno Carlo Filotico, Colonnello dei Carabinieri, mi intratteneva con racconti di atti eroici dei soldati italiani, che combattevano l'esercito austriaco, sul fronte del Piave o del Tagliamento. Sino all'ultimo ha tentato di farmi imparare il testo e prendere la giusta intonazione. Tenete conto che io, da sempre, sono stato una chiavica nell'imparare poesie e, soprattutto, sono stonato come una campana.
Carlo, da giovane ufficiale, aveva vissuto la disfatta di Caporetto e, poi, il fronte del Piave. Quindi conosceva bene quanto descritto nella lirica.
Il testo fu composto da E. A. Mario, pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta, nel Giugno 1918 e pubblicato il 20 Settembre, quaranta giorni prima della fine della I Guerra Mondiale.
Giovanni Gaeta era un prolifico compositore napoletano, conosciuto per successi come Vipera o Balocchi e profumi.
Non sto a trascrivere il testo o spiegare i contenuti, cliccando sulla bibliografia troverete tutto.


Bibliografia:


08 maggio 2026

Il diavolo veste Prada

La mega scarpa di fronte alla Rinascente
Approfittando di alcune situazioni favorevoli mi sono dedicato all'evento del momento, la visione del sequel de "Il diavolo veste Prada".
La dovuta premessa è che conoscevo l'esistenza del film, ma non l'avevo mai visto. Lo ho visto per la prima volta, quindici giorni fa, ripescandolo dalla biblioteca di SKY.
I primi contatti con il sequel, sono stati i ripetuti scontri con i vari set, sparsi qua e là per città
Passato un anno si è incominciato a parlare della prima milanese del film. Sono comparse scarpe rosse un po' dappertutto, poster di Miranda ed una edicola.
Un'edicola tutta rossa sbucata dal nulla in Piazza Giovane Italia, vicino a Santa Maria delle Grazie, dove per più giorni sono state distribuite delle copie di Runway, la rivista diretta da Miranda Priestley. Mercoledì, approfittando di un lavoro a non più di 500 metri, sono andato a cercare una copia per mia figlia. Per fortuna sono andato a mezzogiorno, c'erano già almeno 200 persone. Quando sono andato via con la mia copia, la coda arrivava in Via XX Settembre, 300 metri di coda, per 960 copie in tutto. 

La copertina della mia copia
Quello che mi ha meravigliato è stata l'età media delle persone in coda. Dall'alto dei miei 71 anni, pensavo di essere  il solito tardone in mezzo a ragazzini urlanti, Alla faccia della immaginazione i giovani c'erano, ma la maggioranza erano nonni e signore elegantemente vestite con cane al guinzaglio.
Ovviamente erano lì per conto di nipoti e/o figli, ma non mi meraviglierei, che fossero in coda per loro interesse.
Per inculturirmi e capire il perché del grande successo avuto, ho fatto alcune ricerche.
La prima scoperta è stata come è nato il titolo. Quando Lauren Weisberger incominciò a scrivere il primo libro, cercò un titolo che potesse essere funzionale e facilmente memorizzabile. La scelte cadde sulla rivisitazione di un vecchio dettio inglese. "The devil wears black" (il diavolo si veste di nero) vuol significare che l'apparenza e gli abiti possano nascondere la vera natura di una persona. Sostituire black con un brand dell'alta moda ti cala nel mondo del fashion di New York.
Ma perché proprio Prada? Ci voleva un marchio breve, che non venisse storpiato troppo dalla pronuncia inglese o generasse querele. Quindi Armani, Valentino o Versace si autoescludevano. Gucci non andava bene, perché la memoria dell'assassinio di Maurizio Gucci era ancora viva. La cronaca nera non aiuta. Così la scelta cadde su Prada.
Questa firma era ed è simbolo di un'eleganza un po' borghese, snob, d'elite ed intellettuale. Io direi che calza a pennello al personaggio di Miranda Priestley.


Bibliografia:
  • Per la pagina Instagram del post, clicca qui.
  • Per la pagine Wikipedia del film "Il diavolo veste Prada", clicca qui.
  • Per la pagine Wikipedia del film "Il diavolo veste Prada 2", clicca qui












14 febbraio 2026

2026 - Anno del cavallo

Dal sito chinahighlights.it
A mezzanotte del 16 Febbraio inizierà l'Anno del Cavallo di Fuoco o, anche, Cavallo Cremisi.
E' un segno importante perché è il mio segno zodiacale cinese. essendo nato il 28 Giugno 1954 sono un Cancro per gli occidentali e Cavallo per i cinesi. L'unica differenza con quest'anno è che il 1954 è un Cavallo di Legno.
Chi è nato sotto questo segno sono molto attive ed energiche. Amano stare in compagnia, in mezzo alla gente e quindi non sono adatti a lavori da svolgere in solitudine o meditati. Quindi sono degli esseri festaioli, che non soffrono di agorafobia.
Dotati di un forte senso dell'umorismo ed arte oratoria sono adatti a lavori che permettano di stare in mezzo ad un pubblico attento. Egocentrici ed insicuri.
Persone dotate di una buona salute, ma soggette ad un certo stress da lavoro. Per evitare il burn-out devono ridurre gli straordinari e, di tanto in tanto, rinunciare ad alcuni ricevimenti serali con gli amici.
E' un segno compatibile con la Tigre e la Capra. Non è compatibile con il Topo, il Bue ed il Gallo.


I portafortuna
  • Numeri fortunati: 2, 3, 7 e tutti i numeri he li contengono (per esempio il 23 e il 37)
  • Giorni fortunati: il 5°e il 20°del mese lunare Cinese
  • Colori fortunati: giallo e verde
  • Fiori fortunati: la calla e il gelsomino
  • Direzioni fortunate: est, ovest e sudovest
  • Mesi fortunati: il 4°, il 9° e il 12° del calendario lunare Cinese

I portasfortuna
  • Colori sfortunati: blu, bianco
  • Numeri sfortunati: 1, 5 e 6
  • Direzioni sfortunate: nord e nordovest
  • Mesi sfortunati: il 5°, il 7° e l’11° del calendario lunare cinese

Personaggi famosi
  • Paul McCartney (musicista): 18 giugno 1942, Cavallo d'Acqua
  • Jackie Chan (attore): 7 aprile 1954, Cavallo di Legno
  • Kobe Bryant (giocatore dell'NBA): 23 agosto 1978, Cavallo di Terra
  • Kristen Stewart (attrice): 9 aprile 1990, Cavallo di Metallo
  • Greta Thunberg (attivista): 3 gennaio 2003, Cavallo d'Acqua



18 gennaio 2026

Il Falò di Sant'Antonio

Il contadino con il forcone
Con deroghe ed ordinanze a Bareggio si è celebrata la tradizione del Falò di Sant'Antonio.
Dal lockdown che a Sedriano non si organizzano più, così devo andare in trasferta nel paese accanto se voglio il mio falò annuale. E' un evento ricco di tradizioni e significati, anche leggermente esoterici.
Prima cosa da chiarire che è Sant'Antonio Abate e non Sant'Antonio da Padova. L'iconografia di questo santo, di origine egiziana e morto nel deserto della Tebaide il 17 Gennaio 357, lo rappresenta con un bastone, un Tau ed un maiale, con il fuoco ai suoi piedi.
Nella tradizione il fuoco del falò vuole separare l'anno vecchio dal nuovo con una azione purificatrice e riscaldante.
La tradizione viene descritta molto bene da Italo Calvino in "Fiabe Italiane". In poche parole. Una mattina il santo si recò agli inferi per prendere del fuoco. Questo perché gli uomini erano rimasti senza brace ed avevano chiesto aiuto a Sant'Antonio.
Nell'azione riscaldante troviamo il significato esoterico. Il fuoco che scalda terra ed aria ha lo scopo quasi magico di invocare l'arrivo della primavera, con il rinnovamento della natura.
La tradizione impone anche una certa liturgia, non è che ammucchi legna e gli dai fuoco. Ci sono delle figure con vari incarichi, molto solo simbolici. Magari ci scriverò un post, parlandone più specificamente.
In questa giornata, in alcuni paesi, ci sono anche delle processioni in costumi ottocenteschi e la benedizione degli animali domestici. In certe zone d'Italia segna anche l'inizio del carnevale.
La location del falò di Bareggio era il prato antistante la chiesetta di Santa Maria alla Brughiera, in fondo a Via Montegrappa.



Bibliografia:





27 dicembre 2025

I ponti del 2026

Sembra che l'anno nuovo porterà dei ponti e/o week end lunghi interessanti. RaiNews.it, ad inizio mese, ha pubblicato un articolo da cui si evince che con 8 giorni di ferie, stai a casa 31 giorni.
Incominciamo con il Capodanno in arrivo. Il 31 è prefestivo, si lavora sino a mezzogiorno, Capodanno cade di Giovedì e l'Epifania di Martedì. Prendendo il 2 ed il 5 di ferie, si riposa per sei giorni. Per digerire gli stravizi delle festività, non è male.
A Pasqua non si fa molto. Quest'anno cade il 5, quindi non c'è maniera di fare un attacco. Se si prende Venerdì 3, si fanno quattro giorni a casa.
Il 25 Aprile è un'altra fregatura, cade di Sabato!
Il 1° Maggio è un week end lungo. La Festa dei Lavoratori cade di Venerdì, così si hanno tre giorni per andare al mare.
La Festa della Repubblica sarà di Martedì. Prendendo l'1 di ferie, altri quattro giorni per andare al mare.
Ferragosto capita di Sabato, ma ad Agosto si è in ferie tutto il mese.
Altra fregata sono Ognissanti, è Domenica!
Per l'Immacolata bisogna fare alcune considerazioni. Cade di Martedì, a Milano il Lunedì è Sant'Ambrogio, quindi vai dal 5 all' 8 senza troppi problemi. Il resto d'Italia deve prendere un giorno di ferie.
A Natale va di lusso. Prendendo Lunedì 28 di ferie, si sta a casa dal 25 Dicembre al 3 Gennaio. Se dieci giorni non vi bastano, aggiungi anche il 4 ed il 5, così torni al lavoro il 7.
Non male, l'anno olimpico ci ha fatto un piccolo regalo. 

26 dicembre 2025

Museo Lavazza

Come le mattine delle ultime vigilie di Natale, ci siamo dedicati alla visita di un museo torinese.
Quest'anno la scelta è caduta sul Museo Lavazza, raccolta di cimeli della famosa marca di caffè.
Il museo si trova nel centro direzionale Nuvola Lavazza, nel quartiere Borgo Aurora, in Via Bologna.
Il museo, aperto nel 2020 su progetto dell'architetto Appelbaum, occupa 1.200 mq, su due piani e si visita con un percorso circolare di circa 1 ora.
120 anni di storia e tre generazioni, dalla drogheria in cui tutto è iniziato sino alla realtà impenditoriale attuale.
Tanti cimeli mi hanno ricordato la mia gioventù, quando i cartoon della Carmencita ed il Caballero imperversavano in tutti i Caroselli con il loro amore osteggiato dal cattivo di turno.

La Bianchina delle consegne
All'ingresso, dopo aver fatto il biglietto, ti viene consegnata una tazzina "intelligente", che ti permette di accedere ai contenuti interattivi e generare un piccolo ricordo elettronico della visita.
Poggiando la tazzina su dei piattini illuminati, vengono memorizzate delle cartoline, riguardanti l'argomento trattato in quella zona specifica.
Nell'area Atelier è possibile fare delle foto ricordo, che ti verranno inviate via mail, previa registrazione, ovviamente.
Il museo è diviso in 5 aree tematiche con contenuti specifici ed installazioni interattive.
  • Casa Lavazza 
  • La Fabbrica
  • La Piazza
  • L'Atelier
  • L'Universo
Nell'area "Casa Lavazza" viene illustrata tutta la storia della casa dall'inizio nel 1895 sino ai giorni nostri, citando anche le varie sponsorizzazioni sportive succedutesi negli anni.
Ne "La Fabbrica" vieni a conoscenza del percorso fatto dal chicco di caffè dalla pianta al contenitore sottovuoto. La differenza tra i vari tipi di caffè, le prime lavorazioni, il trasporto, la torrefazione e la macinatura. Per finire al tipico sacchetto rosso sottovuoto.
"La Fabbrica" mostra tutte le macchine da caffè dalla prima alla fine del 1800 alla macchinetta realizzata per permettere a Samanta Cristoforetti di bersi un espresso sulla ISS.
Ne "L'Atelier" trovi tutto quello che lega il brand alla moda, ai calendari e gli spot pubblicitari.
Nell'area "L'Universo" ci dovrebbe essere un ambiente immersivo quasi onirico del mondo caffè. Purtroppo quando l'abbiamo visitato c'era un guasto, quindi non posso fare una descrizione.
Alla fine del percorso viene offerto un caffè espresso o un bicerin

Il caffè alla fine del percorso





Bibliografia:

24 dicembre 2025

Buon Natale

Anche quest'anno siano arrivati al Santo Natale. Il Natale di un anno travagliato, a livello lavoro, di salute claudicante, ho un ginocchio assai malandato, ed incazzature.
Anche per la vigilia 2025 siamo venuti a Torino per il cenone a casa di mia cugina ed il pranzo del 25 in campagna da mia zia.
Approfittando del viaggio, sempre come usanza, siamo andati a visitare un museo, oggi è toccato al museo della Lavazza. Il post sarà nei prossimi giorni.
Quindi faccio gli auguri di

Buon Natale 2025

a tutti i miei lettori, amici, parenti ed altri conoscenti.

22 dicembre 2025

Perché si dice: "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi!"

Maniera di dire che unisce le due festività principali della religione Cattolica, particolarmente sentite in Italia.
Molto probabilmente deriva dal fatto che Natale è considerata come una festa in cui la famiglia si riunisce sotto lo stesso tetto. Mentre Pasqua, complice la primavera, invita ad andare in giro con gli amici, anche solo per la gita fuoriporta, specialmente a Pasquetta.
Esiste una versione che sostituisce la Pasqua con Capodanno. Non capisco il perché sostituire una festa religiosa con una laica molto terrena.
Come la giri si vuole indicare una rinascita, con la speranza di una vita nuova.

11 novembre 2025

Perché si dice:..."Puzzare come una capra"

L'espressione "puzzare come una capra" deriva dall'odore forte e caratteristico del capro, soprattutto durante la stagione degli amori. L'origine dell'odore è legata al sistema riproduttivo del maschio, che produce secrezioni aromatiche per attirare le femmine. L'uso metaforico estende questa associazione olfattiva a indicare qualcosa di estremamente sgradevole o di scarsa qualità, non solo in senso fisico ma anche morale o intellettuale.

01 novembre 2025

Una torre piezometrica

Sentendo il nome torre piezometrica, una persona pensa a qualcosa ad alto contenuto tecnologico, ma il nome frega, per poi scoprire che è una cosa vecchia quasi come l'uomo.
L'etimologia potrebbe aiutare. Piezometrico viene dal Greco antico piezon (premere) e metron (misura), quindi misura della pressione.
E adesso mi manderete al diavolo! La torre piezometrica non è altro una torre dell'acqua o, come lo chiamano nelle campagne, acquedotto. Un serbatoio sollevato da terra, contenente un bel po' di metri cubi d'acqua.
Dal sito wikipedia.it
Ma come funziona? Lavora sul principio dei vasi comunicanti e la pressione dell'acqua. Su questi due principi i romani hanno costruito i loro acquedotti più famosi.
In pratica alla base della torre è installata una pompa che spinge l'acqua in un tubo che finisce poco al di sotto del tetto del serbatoio. Dal fondo del serbatoio parte un tubo che si collega alla rete di distribuzione.
Un dispositivo galleggiante fa partire è fermare la pompa a seconda del livello dell'acqua presente nel serbatoio.
Il tubo di mandata deve essere più alto del pelo dell'acqua, per evitare che il liquido torni indietro alla fermata della pompa.



31 ottobre 2025

Dolcetto o scherzetto 2025

Stasera verso le 20,30, il campanello di casa ha suonato insistentemente, cosa rara che suoni, ma così mai!
Apro la porta e mi trovo davanti un orda di ragazzini e ragazzine travestiti in maniera orrida e truccati in una maniera ancora più spaventosa.
In coro mi urlano dietro la frase magica: "Dolcetto  o scherzetto?".
Essendo in attesa del bimbo del vicino e dei sui compagni d'asilo, mi ero procurato un bel po' di caramelle e cioccolatini. Ma questi non avevano tre anni, forse anche una dozzina di anni. 
Ma da arriva questa frase?
Tutti pensano che arrivi dagli Stati Uniti, come le usanze di Halloween. Niente di più sbagliato! Arriva dal Canada ed ha origine solo nel 1917.
A dir la verità la versione originale è costruita all'incontrario. Per primo si parla di scherzetto (trick) e poi di scherzetto (treat). Penso che l'inversione sia esclusivamente perché suona meglio. Sono andato a vedere come si dice in Spagnolo, ma l'ordine è quello originale (truco o trato). In francese è come in italiano (un bombon ou un sort).
Nel Medio Evo, alla vigila di Ognissanti, era uso di andare di casa in casa, vestiti come spiriti, mendicando del cibo in cambio di preghiere per i morti. Con il cibo ricevevano anche il "Soul cake", torte molto speziate di pasta frolla. Nell'evoluzione del XX secolo sono i bambini che si travestono da fantasmi, vampiri o zombie, ripetendo come un mantra la frase magica a tutti quelli che incontrano o, proprio, bussando alle porte.



Bibliografia:

25 ottobre 2025

Musa

Acronimo di Museo Universitario delle Scienze Antropologiche mediche e forensi per i diritti umani.
Nato per diffondere il ruolo e l'importanza delle scienze mediche, antropologiche e forensi nella lotta alla violenza e nella tutela dei diritti umani.
In Europa è il primo sito che tratta questo tema che apre al grande pubblico, gratuitamente, raccogliendo l'eredità dell'Istituto di Medicina Legale e del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense.
Facendomi passare per uno studente abbondantemente fuori corso, mi sono imbucato in una delle visite guidate di oggi.
Una Archeologa Antropologa ci ha guidato attraverso le varie sezioni del museo, storica, identità, crime e viventi. Per la tragedia di Melilli, ove morirono 1000 emigranti, nell'affondamento di una carretta del mare, vi è una sezione stile escape room.
Sezione storica
Lungo un corridoio si aprono delle anse che rappresentano un dato periodo storico della popolazione milanese. Si parte dalla Mediolanum romana per arrivare ai giorni nostri.
Ogni ansa ha le pareti laterali realizzate con una scaffalatura riempita con scatole di ossa trovate negli scavi nella città ed attribuite a quella data epoca. Sulla parete di fondo un televisore, dove puoi vedere un cartone animato sulla vita dell'epoca.
Questa è la sezione storica, a cui segue la sezione identità, dove si spiegano i perché esiste la necessità di dare un nome a tutti i corpi trovati. Qui fanno impressione le lapidi dove sono enumerati i morti a cui non si è potuto dare un nome nel naufragio di Melilli ed in due periodi storici di Milano.
Nella sezione crime viene illustrato, come sia importante l'analisi dei luoghi circostanti, al ritrovamento di un corpo. Come una foglia o una macchia possano dirti, come e quando sia morto il corpo trovato.
La sezione viventi non mi ha lasciato dei ricordi. Non so proprio come descriverla.

Sezione Crime
L'ultima sezione è una specie di escape room, dedicato al naufragio di Melilli e alle opere per il ricupero del relitto, con i corpi contenuti in stiva.
A sinistra viene proiettato un filmato muto che documenta quanto sia stato fatto. Di fronte la ricostruzione di un pezzo del relitto con i corpi dei naufraghi. Ricostruzione molto forte.



Bibliografia:

24 ottobre 2025

La prima lavatrice solare

La prima lavatrice alimentata con il sole
Dopo quattro mesi di trafile burocratiche demenziali, ieri abbiamo messo in rete i pannelli solari.
Ieri pioveva e la potenza utilizzabile bastava solo per le lampadine e la TV. Con una media di 250 W/h non si va molto lontano. Alla fine della giornata avevano prodotto solo 2,14 kW/h.
Oggi è andata meglio. abbiamo avuto un picco a 2,4 kW/h per 2 ore. Alla fine giornata la produzione è stata di 11,07 kW/h. Così abbiamo incominciato a fare esperimenti.
Primo controllo, ripetuto più volte, è l'autosufficienza. L'indipendenza energetica la raggiungo con una produzione di 0,38 kW/h. Praticamente oggi c'è stata dalle 9,30 alle 17,45, per essere fine Ottobre con pannelli ad Ovest è un buon risultato. Con tre frigoriferi in funzione, una lampadina, la rete dati e la televisione accesa, la potenza istantanea al contatore era zero.
Il primo esperimento lo abbiamo fatto con il Cucinabarilla. Una teglia, mezzo sacchetto di patate e due tranci di salmone. 40 minuti di funzionamento a 2,2 kW, potenza istantanea al contatore 0,610 kW. Cioè significa che 1,8 kW li ha ricevuti dal fotovoltaico.
Al pomeriggio mia figlia ha voluto l'onore di fare la prima lavatrice. Risultato in riscaldamento potenza istantanea 0,315 ed in lavaggio 0. Non male!

I miei 10 pannelli
Ma come è composto l'impianto?
Per prima cosa chiarire che è un adattamento su quanto disponibile. La falda è esposta ad Ovest e non a Sud e non ha un'inclinazione di 35°. Sono 10 pannelli da 450 W cadauno, montati su di una stringa. 
L'inverter è un HuaWei, modello BT22C0041557, senza accumulo.
A Luglio in collaudo avevano segnato 3,8 kW alle 17,30.
Se domani è un altra giornata di sole, continueremo gli esperimenti ed i controlli.

23 ottobre 2025

Choco Story Torino

Dopo la visita al museo del cioccolato Lindt di Zurigo, siamo andati al corrispondente di Torino.
Ovviamente non è nulla in confronto con quello di Zurigo, ma a livello divulgazione, su cosa c'è dietro ad una tavoletta di cioccolata, va benissimo. Nelle "sale" si racconta come è nata la cioccolata gianduja, dei famosi cioccolatini torinesi.
Ho scritto sale tra virgolette, perché il museo è ricavato nelle cantine della pasticceria Pfatish, ove negli anni '20 del secolo scorso, si producevano i giandujotti.
Questa è la 12a sede di questa catena di musei, dedicati alla cioccolata. Sono in quasi tutto il mondo, Europa, Messico, Libano.
Le prime sale sono dedicate alla coltivazione del cacao, alla sua prima lavorazione e spedizione.
Per seguire il viaggio del cacao, sono esposti oltre 700 oggetti, dai Maya al giandujotto, passando dal '800 e '900. Per i più piccoli ci sono anche dei giochi interattivi.

Le tazze in ceramica
Poi si passa alla storia della diffusione e preparazione presso l'aristocrazia sabauda. Ci sono due pareti dove sono esposte varie tazze in ceramica ed i bricchi con cui veniva preparata la cioccolata calda.
Andando avanti viene spiegata le differenze tra il cioccolato amaro, al latte e bianco, sino alla preparazione della cioccolata per i giandujotti.
Per guardare tutto ci vuole un'ora ed alla fine del percorso emergi nel retro della pasticceria Pfatish di Via Sacchi.



Anche questo museo è visitabile con la card Abbonamenti Musei Piemonte / Valle d'Aosta o Extra.

Quanto sono bello!


Bibliografia:




22 ottobre 2025

La Reggia di Venaria Reale

La Reggia vista da Piazza Repubblica
Grazie alla trasferta per un convegno sul mal di pancia dei gatti, abbiamo fatto un giro alla Reggia di Venaria Reale. Era quasi un anno che ci stavamo pensando, così abbiamo approfittato per mettere in atto l'intento.
Il luogo fa parte delle residenze reali sabaude ed insieme a Stupinigi è una delle più conosciute. E' anche quella che ha avuto una storia recente molto travagliata.
I lavori iniziano nel 1658, sotto la spinta di Carlo Emanuele II, l'architetto Amedeo di Castellamonte da il via ai lavori per un luogo per il piacere e la caccia dell'enturage sabaudo. nel 1699 Vittorio Amedeo II incarica l'architetto Michelangelo Garove di trasformare i giardini da stile italiano a francese stile Versailles. Nel 1716 Filippo Juvarra riceve l'incarico per l'ampliamento, con la creazione della Galleria Grande, la Cappella di Sant'Uberto e la Scuderia.
Ulteriore ampliamento nel 1739, quando l'architetto Benedetto Alfieri creerà le gallerie di servizio per andare da un'ala all'altra o al maneggio coperto.
Nel 1798, a seguito delle guerre napoleoniche, viene trasformata in caserma ed i giardini distrutti, per far posto ad una piazza d'armi.
Il declino prosegue per 200 anni, sino al 1999, quando inizia un grande restauro per il ricupero funzionale del sito.
Dal trasferimento del Battaglione Logistico Cremona, sino agli inizi dei restauri, la Reggia è stata preda di vandali, che si sono portati via tutto quanto potesse essere riutilizzato.
I lavori di restauro dureranno sino al 2007, quando la Reggia tornò ad essere visitabile nella sua interezza.
Il salone grande
Nel 1997, la Reggia era stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.
Il restauro ha interessato anche il Borgo Antico ed il Castello della Mandria con il suo parco.
Noi siamo andati a piede libero, fuori dalla visita guidata, mettendoci un'ora e mezza per vedere il corpo centrale e la chiesa di Sant'Uberto.
Un'altra oretta per vedere i giardini, ripromettendoci di tornare a primavera, con le piante in fiore.

Verso i giardini
Per le scuderie tenete libera mezz'ora, non c'è molto da vedere. Il bucintoro sabaudo e tre carrozze reali.
Le spiegazioni che trovi lungo il percorso sono esaurienti e molto ben fatte, solo i cartelli indicatori del giardino non sono molto chiari.
Anche i cartelli per andare verso l'uscita di Piazza Repubblica dalle scuderie, inducono in errore, tanto che ci siamo persi con degli altri visitatori.
E' da vedere sicuramente, l'ora e mezza di viaggio da Milano, ne vale la pena. Qui si vede come era il mondo Savoia prima del regno d'Italia, in piena espansione e splendore.

I soffitti
Adesso siamo programmando altre due visite. La Palazzina di Caccia di Stupinigi e il Castello Reale di Racconigi. Quest'ultimo è più difficoltoso, essendo oltre Carmagnola in provincia di Cuneo. Ci vuole più tempo per il viaggio.
Come ho già scritto, a primavera ci torniamo per il giardino e, magari andremo anche al Castello della Mandria con annesso parco.
Per altre fotografie, andate alla pagina Instagram dedicata a questo post.

Anche la reggia ed i giardini sono visitabili con la card Abbonamenti Musei Piemonte / Valle d'Aosta o Extra.













Bibliografia:

27 settembre 2025

Mangiare a... Opole - Starówka

L'ingresso
In questa misera settimana di ferie, che sono riuscito a ritagliarmi, con mia moglie siamo venuti ad Opole per alcune pratiche burocratiche e per controllare la casa, che era abbandonata da aprile. 
Dato che durante il giorno eravamo sempre in giro, per pranzo ci fermavamo qui e là, nei vari locali.
Il primo visitato è stato Starówka, ristorante self-service, sito in Krakowska 19, la via principale della città. Qui ci siamo stati due volte su quattro giorni.
È un locale con ampi spazi, una sala principale con dei tavolini e il buffet, con l'esposizione delle pietanze, una saletta interna solo tavolini e uno spazio esterno, ove puoi mangiare quando fa più caldo. Quindi è un ristorante tranquillo ed accogliente.
Facendo una ricerca in Internet, ho letto che il ristorante è stato fondato nel 1990, sempre con ottime recensioni scritte da polacchi e, soprattutto, da stranieri. Pure io sarei propenso a dargli 5 stelle perché ho mangiato bene e mi sono sentito a mio agio. A riguardo dei piatti non do un giudizio personale, ma dal punto di vista di un italiano che mangia all'estero. Offrono dei gusti che ci possono prendere e piacere.
Il banco buffet
Diamo un'occhiata al menù, che parte dalle immancabili zuppe come barszcz, żurek o fasolka po bretońsku. Poi possiamo proseguire con naleśnik, krokiet o pierogi.
Io ho fatto delle scelte più classiche, optando per un piatto unico. Tenete presente che è un bel piattone e che mia moglie ha sempre preso una mezza porzione.
La prima volata ho preso un gulasz accompagnato da un mix di verdure composto da barbabietole julienne e miseria.
Il secondo giorno mi sono fatto dare un gołąbek con un'altra scelta di verdure miste.
Una cosa che mi è piaciuta è che hanno capito il mio problema di allergia al pollame, consigliandomi quali piatti evitare. Cosa rara!
Così chiudiamo con un "Da consigliare vivamente" e, se passate da Opole, lasciate un commento a questo post con le vostre impressioni.

La saletta interna



Due piatti unici








 

Bibliografia: