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22 settembre 2022

Sculture al vento

Piazza Gae Aulenti

Oggi, avendo una mezz'oretta libera, ho deciso di andarmia bere un caffè in Piazza Gae Aulenti.
Il caffè era una scusa, l'intenzione era di andare a vedere le due installazioni di Janet Echelman, realizzate per SKY, in occasioni del televisore brandizzato con il loro marchio.
Purtroppo le ho viste di giorno ed in assenza di vento. L'intendimento dell'artista è un opera che muta con il vento e dei giochi di luci. Con questo mutare le opere passano da un oggetto da vedere, ad una esperienza in cui perdersi e poi ritrovarsi.
Opere realizzate in fibre totalmente riciclabili e multicrome, di circa 30 metri di diametro, sono state montate in Piazza Gae Aulenti, sopra la fontana, ed al BAM - La Biblioteca degli Alberi.
Le due opere considerate dall'artista sculture monumentali vogliono unire la visione del singolo con la mutabilità del pianeta. La possibilità di vederle con diverse angolazioni, con il cambio delle forme, causate dal vento, sono il concetto di base. Così l'artista vuole far capire cosa è la soggettività individuale rispetto a qualcosa che è mutabile.
La Biblioteca degli Alberi
Mi ripropongo di andarlo a vedere di sera, per godermi lo spettacolo con le luci colorate. Mi devo sbrigare, perché l"exibition" termina domenica prossima.
Circa cinque anni fa ho realizzato qualcosa di simile per una personale di mia cognata.
Avevo usato una rete da pesca verde ed un ventilatore. alla rete erano appese alcune opere che si muovevano. Forse sono stato un precursore?
Se Domenica sera riuscissi ad andare sarebbe un bel completamento della visita. Ovviamente con aggiunta di foto nuove, in coda a questo post,



02 ottobre 2020

Amazing Marvel

La locandina della mostra
Figlia e nipote sono volute andare a vedere la mostra Amazing Marvel, dedicati ai personaggi della Marvel, cartoon intramontabili nei loro 80 anni di vita.

La mostra si è aperta il 12 Settembre al Museo del Fumetto, rimanendo aperta sino al 6 Gennaio 2021. Il museo è in Viale Campania 12 – Milano ed è aperto dal Martedì alla Domenica. Se volete andare ricordatevi di prenotare, per non incappare nelle regole anti COVID.

La locandina descrive così la mostra:

Una mostra unica dedicata a 80 (e più) anni della Marvel, la casa editrice che ha cambiato la storia del fumetto mondiale dando vita a personaggi come Spiderman, I Fantastici Quattro, Capitan America, Iron Man e tantissimi altri.

Albi, poster, memorabilia,gadget e più di 80 tavole originali in un percorso unico alla scoperta dei supereroi!

Non è una mostra da perderci ore, in tre quarti d’ora la vedi tutta. Sono 45 minuti pieni di emozioni e ricordi. Quando mio fratello ed io leggevamo questi fumetti avevamo meno anni delle due ragazze. Insieme a Topolino sono riusciti a mantenere la popolarità anche tra i millenial.

Questa settimana è morto Quino ed un PIA mi ha chiesto chi fosse Mafalda, ma sapeva tutto di Spiderman.

E’ una visita che consiglio ai sessantenni come me, non per altro perché si paga il biglietto ridotto. Lasciando perdere il lato economico, girando per la sala puoi capire le ragioni della longevità di questi personaggi, tornando indietro negli anni, alla propria gioventù. Le tavole e gli oggetti esposti, ti accompagnano, tenendoti la mano, in una galoppata dalla Seconda Guerra Mondiale ai giorni d’oggi.

 

 Alla mostra è venuto anche il topo Gosig. Eccolo con Spiderman.


 

 

 

 

 

 

 

Tratta dal sito del Museo del Fumetto

 

19 maggio 2018

I Giorni di Opole - Il Museo della Canzone Polacca

La coda per entrare
I Giorni di Opole e' una manifestazione che dura tutto questo week end, nata dall' unione di una manifestazione comunale in occasione delle Pentecoste e XI Noc Muzeów.
Oggi dalle 17.00 alle 23.59 tutti i musei sono aperti al pubblico gratuitamente, con eccezione del Villaggio Silesiano, che apriva al pubblico alle 9.00 ed il Museo della Canzone Polacca, che apriva alle 18.00.
Escluso il Villaggio per la distanza dalla città e per la coda iniziata molto presto, abbiamo deciso di andare al Museo della Canzone Polacca. Nonostante la nostra decisione di andare dopo le 19.00, ci siamo sorbiti un'oretta di coda, prima di poter entrare nel salone del museo.
Il museo e' ricavato in un salone del corpo principale dell'Anfiteatro di Opole ed e' tutto multimediale. Ottima scelta per evitare che l'audio dei vari monitor possano disturbarsi vicendevolmente.
Il salone del museo
Non sono riuscito a trovare la data della realizzazione ed apertura, in Internet non e' che ci sia molto. L'unica cosa sicura e' che e' stato realizzato dopo la ristrutturazione del 2010.
Arrivati alla fine della coda, siamo stati muniti di cuffietta e ricevitore e dopo la spiegazione di come funzionasse, tassativamente in polacco, siamo stati buttati nel salone.
Salone lungo una trentina di metri e largo sei. Tutto bianco con monitor touch screen lungo tutte le pareti e consolle al centro.
Sulla balconata vi sono delle semisfere in cui vengono proiettati dei medley di spettacoli musicali di successo.
Quasi in fondo alla sala troneggiava un pianoforte a mezza coda, che mio suocero aveva venduto una quarantina di anni fa alla fondazione dell'anfiteatro.

Il pianoforte
Cimeli storici











Nei monitor puoi vedere le performance dei più famosi cantanti e cabarettisti polacchi o documentari sulla musica a partire dagli anni '20. Non appena la cuffietta entrava nella portata di un monitor partiva l'audio dedicato. Le consolle al centro non avevano il sistema automatico, ma bastava battere il suo codice per ascoltare il commento. Diciamo che si sarebbe dovuto ascoltare. A causa della affluenza, ognitanto non partiva o partiva in ritardo.
Per noi Italiani e' un mondo tutto da scoprire. Ad esclusione di Maryla Rodovicz, che e' stata piu' volte ospite di programmi RAI, sono tutti artisti sconosciuti. In effetti, dei tutti, conoscevo anche Edyta Górniak, arrivata seconda all'Eurovision Song Contest 1994.
Nonostante la difficolta linguistica, e' da vedere per la storia che racconta, presentata in maniera semplice e molto personalizzabile.

L'ingresso
La biglietteria











07 maggio 2018

Steve Mc Curry

Il manifestino della mostra
Sabato pomeriggio sono andato a Pavia, per vedere la mostra di Steve Mc Curry. Con Rachel, madre di una compagna di mia nipote, abbiamo trascinato anche mia cognata Cristina, molto prevenuta verso questa forma d'arte.
Dato che sono sicuro che qualche PIA chiederà chi sia questo signore, spieghiamo in poche righe.
Steve Mc Curry è un fotografo americano, famoso per i suoi reportage dal mondo, in special modo  dal Sud  Est asiatico e dal sub continente asiatico.
Collabora con National Geographic e Vanity Fair ha pubblicato le foto realizzate con l'ultima pellicola Kodachrome.
In 30 anni di carriera ha vinto numerosi premi e pubblicato undici libri.
La fotografia più famosa è "La ragazza afgana", pubblicata nel Giugno 1985 sulla copertina di National Geographic. La foto è stata per anni sulle brochure di Amnesty International e su parecchi calendari d'arte.
Questo è l'artista in poche righe, ma per descrivere la mostra e le sensazioni che mi ha dato, sarà arduo avere la sintesi che un post impone. Per capire quanto sia stato bravo nel mettere su pellicola cosa volesse rappresentare, ho girato la mostra cinque volte ed ogni volta trovavo dei particolari che non avevo notato precedentemente.
La prima cosa che si nota sono gli occhi. L'espressività è tale da risaltare sul resto della foto, come se fossero l'unica parte da dover guardare.
In alcune foto l'uso della grana della pellicola da una sensazione pittorica quasi alla Van Gogh. Come si volesse uscire dal campo fotografico per sconfinare nella pittura.
Il fotografo passa da foto studiate nella posa, a foto prese nell'attimo, come anche scatti in cui si è dovuto aspettare l'attimo giusto appostandosi a lungo o ritornando più volte in quel  luogo. Ogni foto si porta dietro una sua storia particolare.
Alcune immagini mi hanno anche ricordato particolari periodi della mia attività lavorativa.
I campi petroliferi di Amhadi in Kuwait, che bruciano alla fine della Guerra del Golfo. I bambini che giocano su di di un residuato bellico li ho visti pure io, lasciandomi un ricordo che è tornato a galla vedendo quelle foto.
I fotogrammi con le Twin Tower distrutte sono la storia. Memoria di un tragico evento di cui si dovrà evitarne il ripetersi.

Non la tiro alla lunga, si potrebbe andare avanti in eterno. Pubblico una selezione delle foto che ho fatto, esclusivamente a smartphone, lasciando il giudizio ai lettori. Per me è una mostra da andare a vedere tassativamente. Anche mia cognata ha cambiato idea sulla fotografia d'arte, uscendone entusiasta.
A Pavia sino al 3 Giugno e poi, mi pare, a Palermo.














Bibliografia: