18 luglio 2016

Perché si dice: "Mettersi le mani nei capelli"

Indica un momento di grande disperazione o esasperazione.
Viene dall'azione delle "prefiche" o "repute", donne chiamate, o meglio pagate, per piangere un morto. Queste signore pregano e si disperano davanti al morto, disordinando e strappandosi i capelli. con questa azione invocano grazie eterne per l'anima del morto, cercando anche di farla commuovere.
Questa usanza era molto diffusa nell'antica Grecia e a Roma, tanto da essere anche rappresentata su anfore e bassorilievi.
L'uso delle prefiche è andato scemando dopo la seconda guerra, ma sopravvive ancora nell'entroterra siciliano e sardo. Comunque è anche un ricordo di quando ero piccolino e stavo a Taranto con i nonni. Poteva capitare di andare a fare una visita di condoglianze a casa di conoscenti e trovare queste donne vestite di nero, snocciollanti il rosario o urlanti. In Puglia sono chiamate le Chiangimuerti, nome tipico del Salento.
Un uso spesso rappresentato anche in film storici in costume, documentari o comici, in cui l'usanza è presa per i fondelli. Su questa usanza si è esercitato anche Pier Paolo  Pasolini, nel documentario "Stendalì, suonano ancora".

Bibliografia:
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