11 ottobre 2019

Anche quest'anno cadono le foglie

Charlie Brown, Snoopy e le foglie secche
Anche per quest'anno siamo arrivati all'Autunno, che sembra più una tarda Primavera, dato che fa ancora caldo.
Negli anni della mia gioventù, a metà Ottobre, si andava a scuola con il giubbotto, percorrendo la strada da casa alla metropolitana in una bruma umida, quasi nebbia. I netturbini spazzavano via le foglie con la scopa di saggina, ammucchiandole in cumuli ai bordi delle strade. Sempre che non piovesse.
Ora a metà Ottobre, si gira ancora in maglione, in belle mattinate di sole. I netturbini, pardon, Operatori Ecologici , spostano le poche foglie cadute, con i getti d'aria dei soffiatori, sempre ai bordi della strada, ove le motoscope le raccoglieranno. 
Quarant'anni dopo, quasi cinquanta, di uguale è rimasto solo l'equinozio di Autunno. Con i cambi climatici il caldo arriva sino a Novembre. Non è vada tanto bene, ma è così.
La GIF animata che pubblico, mi è arrivata oggi con una pubblicità. Ho pensato di copiarla e di proporla con un post "ecologista".
Ma avete mai pensato, perché gli alberi perdono le foglie? I più direbbero perché inizia l'Autunno. Non è proprio così. La Natura mette le piante in riposo vegetativo, per resistere ai rigori invernali. Nell'economia della pianta si riduce tutto quello che potrebbe essere inutile o pericoloso. Le foglie bagnate possono gelare nella notte danneggiando la pianta. Ancor peggio se si appesantissero con la neve.
Poi volete mettere la tavolozza cromatica di un bosco in Autunno? I colori che virano dal giallo al rosso, bronzo o marrone. Quanto basta per delle magnifiche foto.
Ma anche il potere rilassante del rumore delle foglie calpestate. Quel fruscio, unico nel suo genere, che fa un morbido tappeto di foglie quando ci cammini sopra.
Tutto ciò ci invita a meditare sulla nostra fragilità umana, la fragilità delle foglie secche ti insegna tante cose, ti libererà da ogni affanno ed oppressione. Mentre corri sulle foglie di un parco, vedrai lo stress quotidiano che va via.
Per le foto dovrete essere mattinieri. Il momento ottimale, in cui il bosco da il meglio di se, è dalle 9,00 alle 11,00. Dopo quest'ora il blu del cielo perde in saturazione e sbiadisce. Il rischio è di avere un cielo quasi bianco, se non proprio grigio. Niente filtri, deve essere tutto naturale.
Ovviamente cellulare spento e mente svuotata di tutto. Così potrete avere il massimo risultato e godere di questo spettacolo unico.






10 ottobre 2019

Mistero risolto

Negli ultimi anni, con le cugine bolognesi di mio padre, ci eravamo chiesto più di una volta , che fine avesse fatto zia Lidia, moglie del fratello rettore di mio padre.
L'ultimo a vederla ero stato io, a metà Novembre del 2013. Visita a casa sua a Pavia, visita molto esistenzialista. Nonostante i suoi 97 anni si ricordava benissimo degli eventi di famiglia, sia nel bene che nel male. Con un unico problema, era sorda come una campana. Mi disse: "Giancarlo, urla che sono un po' sorda". Un poco sorda! Io direi un tanto sorda! Non ho urlato così tanto, neanche al corso Allievi Ufficiali, dopo un'ora ero completamente rauco.
Oggi tornando da Broni, ho fatto una piccola deviazione e sono andato al cimitero di Torre d'Isola (PV), a controllare la situazione. Questa azione di commando era in essere da molto tempo, ma non ho mai avuto tempo di attuarla.
Per fortuna mi ricordavo dove fossero i loculi, che ho trovato occupati tutti. Quindi la zia era morta senza che nessuno della famiglia del marito lo sapesse.
Questi loculi furono comprati, con grande scandalo, a metà degli anni '70, a scopo d'investimento. C'è chi si compra una casa e c'è chi si compra una tomba. I due fratelli centrali, come nascita, criticarono assai questo acquisto. Uno disse che il fratello si credeva Giulio II che si fece fare la tomba da Michelangelo, quando era ancora vivo. L'altro asserì che il rettorato durante la protesta studentesca del '68 gli aveva bruciato il cervello. Ma questi due erano i "benpensanti" della famiglia. Mio padre, che era molto più pratico, commentò che era un investimento un tantino originale, ma non da condannare. L'importante che venisse utile il più tardi possibile.
Ma ritorniamo a zia Lidia, donna sfortunata, ma di una cultura invidiabile. Non erano tante le donne che si siano laureate durante il ventennio. Non ricordo se in chimica o fisica, non importa. Mi pare che abbia insegnato anche all'università, durante il periodo ferrarese. 
Sfortunata negli affetti famigliari. Mio zio muore dopo alcuni anni di malattia nel 1980, Quasi contemporaneamente, viene scoperto un melanoma al figlio, che morirà tre anni dopo. Poi una malattia alle orecchie che la porterà alla già citata sordità.
Ora c'è da domandarsi dove sono finite le proprietà. La collezione di monete antiche di mio cugino, furono donate al Museo Poldi Pezzoli, nel 1985. La casa di Chiavari arrivava dal padre, quindi sarà andata ai figli del fratello. La casa di Pavia chissà a chi è andata. Tolto con me e mio fratello, non è che andasse troppo d'accordo con i nipoti da parte marito, quindi niente possibilità di eredità. Come del resto i manoscritti ed i diritti d'autore dei cinque libri per i corsi universitari scritti da mio zio. Sui diritti d'autore non c'è da scialare. Di questo tipo di libri se ne vendono poche copie, poi i diritti scadranno nel 2030. Penso anche, che siano pure superati, essendo stati scritti negli anni '60. L'unico interesse potevano essere i manoscritti.
Per me casa e manoscritti sono confluiti in una donazione all'Opera San Vincenzo. Dopo la morte del figlio c'era stata un avvicinamento progressivo alle attività della San Vincenzo. Partecipava alle attività sociali e benefiche della sezione di Pavia, accompagnando i malati a Lourdes o a Fatima.
Nell'albero genealogico di famiglia possiamo riempire la casella della data della sua morte, ricordandosi di portare un fiore ogni tanto.

Le tombe nel cimitero di Torre d'Isola

01 ottobre 2019

Ius primae noctis

Un altro aiuto per i compiti dei PIA in difficoltà. Ad una ragazza appartenente al gruppo di Marco e Cheng, ha ricevuto l'incarico di trattare lo ius primae noctis. Assidua lettrice da tempo, si e' ricordata che in un post avevo citato questa usanza medioevale.
Come al solito mi tocca contestare l'insegnante. Come si fa a dare una ricerca a sfondo sessuale ad una ragazzina di 14 anni? Vabbe che i millenium sono più scantati di quanto lo fossimo noi, anche se figli del '68.
Per iniziare diamo una grande delusione ai lettori pruriginosi, lo ius primae noctis come la cintura di castità e' una fake news storica. In nessuno dei due casi ci sono delle prove chiare per dimostrare che non siano solo una leggenda.
Tutti i due casi sono da far risalire allo stato di bieca sudditanza delle donne medioevali, che erano la proprietà di un uomo che ne aveva il potere di vita e di morte.
Partiamo consultando l'Enciclopedia Treccani.
ius primae noctis… prime …› locuz. lat. (propr. «diritto della prima notte»), usata in ital. come s. m. – Diritto (la cui storicità è molto discussa) che avrebbero avuto i signori feudali (spec. nei sec. 11°-13°) di trascorrere la prima notte di nozze con le mogli dei propri sudditi, sostituendosi ai legittimi mariti o di esigere da questi ultimi, in alternativa, il pagamento di una tassa o la prestazione di un servizio.
Ciò significa che la futura sposa medioevale invece di passare la sera prima del matrimonio ad una festa di addio al nubilato, se la doveva vedere con il signorotto locale. Veramente anti femminista. 
Lasciamo perder gli usi della Mesopotamia all'epoca di Gilgamesh o del Tibet nel XIII secolo. Pensiamo solo all'Europa di quell'epoca.
Tutto nasce nel XV secolo quando si incomincia a studiare le condizioni di "sopravvivenza" dei servi della gleba. Questo stato sociale era una forma di schiavitù legalizzata. Un essere umano legato da un vincolo di proprietà al feudatario, come le terre che coltivava. Quindi soggetto ad una sorveglianza totale della sua vita sociale, anche nel matrimonio. Cosi per sposarsi doveva chiedere l'autorizzazione al signore al potere su quelle terre. Questo poteva chiedere una mercede per dare questo permesso.
La sudditanza totale dei servi della gleba, ha indotto nell'errore qualche studioso, che ha ritenuto la concessione di attentare alla verginità della sposa, possa essere la massima espressione di questa subordinazione.
Per buon peso un filosofo scozzese Hector Boece, nel XVI secolo, scrisse di un editto del re Evanio III che decretava:
“Il signore delle terre può disporre della verginità di tutte le ragazze che vi abitano“
Peccato che in Scozia non sia mai esistito un re Evanio III. In qualunque caso Santa Margherita di Scozia avrebbe commutato il diritto, in una tassa chiamata "Merchet".
La civilissima Svizzera aveva una legge simile che permetteva al feudatario di esigere il pagamento in natura o in contanti. Gli importi in ballo erano cosi esigui che chiunque si poteva permettere il pagamento cash.
Nel XIX secolo si arriva alla sicurezza dell'infondatezza dell'usanza. Non si sono mai trovati documenti sulle sanzioni propinate alle coppie che non sottostavano o su come avvenisse l'esercizio di questo diritto. Nel contempo non si e' riscontrato aumenti anomali di figli illegittimi o malattie veneree.
La storica francese Regine Pernoud e' riuscita a dimostrare solo delle sanzioni pecuniarie, a carico del servo che, a seguito del matrimonio, si fosse trasferito in un altro feudo, cosi che il "droit du signeur" fosse un mero passaggio di soldi.
Concludo asserendo che e' solo qualcosa per romanzi o film. Lo ritroviamo in Braveheart, Le nozze di Figaro o Le Cronache del ghiaccio e del fuoco.


Bibliografia: