04 dicembre 2021

Chi era Tino Scotti?

Tino Scotti
Nel post "Perché si dice: "Ghe pensi mi"?" cito un comico degli anni '50 / '60, Tino Scotti. Il lettore Anonimo Veneziano mi chiede chi potesse essere questa persona. Dai commenti che fa, mi fa pensare che sia un lettore veneto e, magari, di Venezia. Molto probabilmente non ha neanche la mia veneranda età.
Non mi dilungo troppo sulla biografia, che potrete trovare nella bibliografia, ma faccio una brevissima descrizione.
Ernesto Scotti, detto Tino, nasce a Milano nel 1905 da madre cantante lirica, discendente della famiglia nobiliare omonima di Bergamo, e da padre messicano sconosciuto. Viene cresciuto dalla zia materna in un ambiente tipicamente milanese.
Dopo studi di ragioneria e Belle Arti a Brera, successi come attaccante in varie squadre di calcio, arriva al debutto in teatro con due caricature di ambiente milanese, il Cavaliere ed il Bauscia.
Altro successo sono gli spot del confetto Falqui, nelle prime edizioni di Carosello. La battuta finale "Basta la parola" è un altro must di questo attore.
Con Strehler ed Enriquez usci dall'ambito milanese, recitando in teatro, anche con ruoli drammatici.
Fu attore di cinema con Bertolucci, Petri e Fellini.
Muore a Tarquinia, nel 1984, di crisi cardiaca, dopo lunga malattia.
 
 
Bibliografia:
Per la pagina sul Dizionario Biografico Treccani, clicca qui.
Per vedere uno spot Falqui, clicca qui.
 

24 novembre 2021

Angera

Oggi sono andato ad Angera, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, a vedere un'impianto TV realizzato dal figlio di un mio collega, cinque o sei anni fa. Nonostante sia stato concepito in tempi che furono, si comporta ancora molto bene.
Erano anni che mi ripromettevo di venire in questa cittadina famosa per la Rocca Borromea, piena di storia e leggende popolari. Mancando tempo, ho dato una guardata molto veloce e superficiale.
Tornato a casa, ho fatto una ricerca culturale, su cosa ci sia da vedere, oltre alla già citata Rocca. Ho scoperto una cosa originale, assai carina.
Per prima cosa un po' di storia. I primi insediamenti si possono fare risalire al paleolitico. Tra il primo ed il secondo secolo avanti Cristo si hanno primi cenni della colonizzazione romana. Nel 49 a.c. gli abitanti di Angera ottennero la cittadinanza romana.
Saltiamo al Medio Evo. In questo periodo, Angera era a capo di una pieve che si espandeva su le due sponde del lago. Nel XI secolo ha assurto anche una valenza militare, con la costruzione di un fortilizio di proprietà dell'Arcivescovado di Milano. Un paio di secoli dopo la famiglia Visconti, nuova proprietaria dell'installazione. lo trasformò nella fortezza, che è arrivata sino a noi. A metà del XV secolo la proprietà passò alla famiglia Borromeo, che ne è ancora propritaria.
Nel 1447, Ludovico il Moro la elevò al rango di Città, denominazione ribadita nel 1954 con decreto del Presidente della Repubblica.
Il nome deriva dal Lombardo antici "In glarea", che probabilmente deriva dal Latino "Ad glaream", in Italiano "Presso la ghiaia". Nel Ducato di Milano il nome era "Anghiera".
Da questa veloce trattazione della storia, passiamo a cosa ho scoperto nella mia ricerca.
 
Dalla sezione "Visit Angera" del sito ufficiale del Comune, ho scoperto che in città vi è un "Museo Diffuso", con ben 57 punti di interesse, sparsi per la città. A destra potete vedere la mappa, ove si possono trovare le posizioni. per potersi creare un percorso personalizzato.
Sulla prima pagina pagina trovate un QR Code per scaricare l'app AC Tourist, con cui potrete effettuare una visita virtuale della città in realtà aumentata.
La persona da cui mi sono recato mi ha detto che esiste anche un tour guidato a piedi, che ti porta in giro alla scoperta di questi posti.
Sul sito puoi trovare dei percorsi consigliati, con indicati i parcheggi da utilizzare e/o situati nelle vicinanze de luoghi.
Mi ripongo di fare una visita in tranquillità alla città, magari in estate, così ci porto anche la moglie.



 

 Il ragazzo di Angera
- Sito N° 44 del Museo Diffuso. Via Greppi
Murales in copia spray del Il fanciullo con canestra di frutta del Caravaggio. Realizzato nel 2016 in occasione del Settembre Angerese, dal pittore Andrea Ravo Mattoni. Questa ed altre opere simili sono state realizzate a coprire ingiurie di stampo fascista, fatte da teppisti nel Marzo precedente.
L'opera è stata realizzata con il finanziamento da parte della Famiglia Tedeschi, proprietaria dell'immobile, L'associazione commercianti Via Greppi e Pro Loco Angerese. Varie aziende hanno dato la collaborazione tecnica.
 
 
Bibliografia:
 
 

15 novembre 2021

Perché si dice: "Ghe pensi mi"

Qualche settimana fa il mastino Cheng mi ha chiesto che cosa potesse significare "Ghe pensi mi", che un suo compagno boffonchia ogni due per tre. Il compagno di classe è lo stesso di "Và a ciapà i ratt". Secondo me, il tipo si esprime con intercalari meneghini, per bullizzare il povero cinesino. Cheng è nato a Milano, ma è la prima generazione italiana di una famiglia cinese.
Ghe pensi mi, intercalare in Milanese stretto, che in Italiano suona come "Ci penso io", è arrivato alla fama nazionale con Tino Scotti, comico milanese, che ha portato in televisione una macchietta di un tipico cavaliere Milanese. Nel 2010 viene riproposto da Silvio Berlusconi, in una intervista rilasciata al TG1.
Come al solito ha un significato buono ed uno cattivo. Normalmente viene usato con il significato di non sbattersi più di un tanto, il pronunciante vuole comunicare che ci penserà lui a fare qualche cosa.
Ma potrebbe essere usata con il significato che ci devo pensare io perché tu sei un incapace e/o imbrannato.