04 luglio 2017

Perché si dice: "E' una cavallona"

Il fratello maggiore di un piccolo amico illetterato, mi ha mandato un SMS chiedendo perché le donne alte bionde, vengono appellate come cavallone. Il padre e, ancor peggio, il nonno, li conosco tutti e due, non appena vedono una bionda con le curve giuste al punto giusto, sciovinano apprezzamenti simili in abbondanza. Sono i tipici cani che abbaiano e non mordono, le mogli non corrono alcun pericolo.
Il perché non lo so e non ho trovato alcunché. Il sito www.bruttastoria.it dà una giustificazione pregnante. Di seguito riporto cosa scrive:
Lo stereotipo della cavallona pare sia organizzato su due caratteristiche:
1) Fisico "cavallino". Ad es. altezza superiore alla norma, gambe molto lunghe, viso allungato
2) Supposta voracità sessuale, che sfiora l'insaziabilità.
Inevitabilmente si tratta della proiezione dei desideri e delle paure dell'etichettatore e non di caratteristiche intrinseche alla donna additata come "cavallona". Non stupisce affatto che le supposte "cavallone" siano in realtà ragazze normali, senza la celebrata predisposizione al sesso, addirittura timide.... nonostante i capelli raccolti a coda di cavallo e l'invidiabile statura!
Perché cavallona?
Il cavallo è spesso visto, nei manuali di psicologia dell'immaginario comune dell'inconscio collettivo, come simbolo della sessualità teromorfica, dirompente, e quindi estremamente appagante, e il "cavalcare può essere letto senza difficoltà come una metafora del rapporto sessuale.
In effetti questa definizione va a pennello con le sensazioni che scatenava Solvi Stubing (vedi il post di ieri), nei ragazzotti della mia generazione. Ma la cavallona non deve essere tassativamente bionda, può essere anche bruna. L'importante che il "lato B" sia tondeggiante, sodo, quasi brasiliano e posto su due gambotte lunghe.
Le signore non se ne abbiano a male di questo post maschilista e sessista, ma anche loro apprezzano verbalmente certi maschietti!

E' morta Solvi Stubing

Continuamo con i necrologi. Sempre il 3 Luglio è morta Solvi Stubing, la bionda cavallona teutonica, diventata famosa con gli spot della Birra Peroni, andati in onda nei "Carosello".
Con la battuta "Chiamami Peroni sarò la tua birra" ha rincoglionito i maschietti italiani di tutte le età.
Per i giovani italiani degli anni '70, rappresentava la donna desiderata e proibita. Per me ricordava qualcosa di familiare, specialmente quando reclamizzava "Peroni Nastro Azzurro".  Di questo ne parlerò in un altro post.
Pure lei si è fatta le ossa con il genere comico. E' apparsa in parecchi film di Ciccio e Franco o "Operazione San Gennaro" con Totò e Nino Manfredi. Nel 1976 recita nel "Casanova" di Fellini.
Grazie alla sua procacità l'abbiamo vista anche su copertine di Playmen e Playboy Italia.
Dopo l'ultima apparizione cinematografica del 2006, si occupava di promozione cinematografica e produzione di trailer destinati alla televisione.

Bibliografia:
Per l'articolo sul Corriere Online, clicca qui.
Per la pagina Wikipedia, clicca qui.



03 luglio 2017

E' morto Fantozzi

Paolo Villaggio interpreta il Ragionier Fantozzi
Continuano i lutti nello spettacolo! Stamattina ho acceso la televisione mentre facevo colazione, sul Telegiornale di RAI1, dato che "Buongiorno Regione" è finito, e la giornalista ha letto un lancio di agenzia con la morte di Paolo Villaggio.
Lui è un altro rappresentante di quella generazione di attori, nati con parti comiche al Derby Club, che hanno dato il meglio di se, con parti serie e/o drammatiche.
Di lui si ricordano i personaggi comici come il Professor Kranz, cattivissimo, sadico, quasi nazista, che esordiva con la frase "Chi viene voi adesso?". Sempre alla RAI seguirà il nevrotico Giandomenico Fracchia.
Ma la consacrazione letteraria e cinematografica arriverà con il Ragionier Ugo Fantozzi, rappresentazione dello sfigatissimo impiegatuccio italiano degli anni '60.
In teatro si esibirà con "La locandiera" di Goldoni e, con Benigni, reciterà ne "La voce della Luna" di Fellini.
E' stato anche paroliere di canzoni di successo, scritte su musica di De Andrè. La più famosa è la pluricensurata e querelata "Carlo Martello, ritorna dalla battaglia Poitiers".
E' morto di una forma di diabete, che non si è voluto curare. Bene informati mormorano che sia una scelta causata dalla morte del fratello gemello Piero, professore alla Normale di Pisa, avvenuta nel 2014.
Per me Paolo Villaggio ricorda l'epoca del liceo, la fine del boom economico e l'inizio della congiuntura. Allora c'era solo la RAI e ti dovevi prendere cosa c'era, che era sicuramente di qualità migliore rispetto ad ora.

Bibliografia: